DA TRADURRE, rubrica di La Malfa su L’Espresso: "Ma è Maastricht o Versailles?"-21 settembre 2014

di Giorgio La Malfa - 25/09/2014 - Economia
DA TRADURRE, rubrica di La Malfa su L’Espresso: "Ma è Maastricht o Versailles?"-21 settembre 2014

Lentamente ma inesorabilmente cresce il numero di coloro che scrivono che l'introduzione dell'euro è stato un tragico errore delle classi dirigenti europee, frutto di una valutazione non meditata delle condizioni, economiche e politiche, indispensabili perché questo passo potesse essere un successo. Per anni le voci critiche sono state ignorate o liquidate come nostalgie nazionalistiche.

La tesi ufficiale è stata che l'euro era un successo che avrebbe accelerato l'integrazione politica dell'Europa.

Oggi questi discorsi non funzionano più: la fragilità dell'euro è ormai riconosciuta anche dalla Bce, l'unità politica dell'Europa è un traguardo irrealizzabile nel presente come nel prossimo futuro. Ormai si è capito che sarebbe stato meglio non creare la moneta unica. Oggi è la volta del saggio di un giovane storico tedesco, Dominik Geppert, "Ein Europa, das es nicht gibt", Europa Verlag, 2013 ("Un'Europa che non esiste").

Per Geppert la Germania non può accettare la messa in comune del debito pubblico implicita nell'idea della moneta unica. Così continuando, "Maastricht" assumerà lo stesso significato negativo che ebbe 'Versailles' dopo la Prima guerra mondiale. Parallelamente alla reazione di rigetto. nel resto d'Europa la Germania sta riassumendo i connotati odiosi che essa aveva avuto fra la seconda parte dell'Ottocento e la fine della Seconda guerra mondiale. Ne ha parlato qualche giorno fa in un bell'articolo sul "Corriere della Sera" Luciano Canfora. La drammaticità del dilemma è che tornare indietro rischia di costare moltissimo all'Europa, mantenere l'euro rischia di farla esplodere. Come se ne esce?

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