Uscire dalla crisi, la vera sfida americana

di Paolo Savona - 06/11/2008 - Economia
Uscire dalla crisi, la vera sfida americana
II nuovo presidente degli Stati Uniti dovrà gestire una pesante eredità economica: la grave decurtazione della base finanziaria del sistema pensionistico americano (e di tutti quei sistemi basati sull’accumulazione), la perdita di fiducia nel futuro e consumi calanti. Questo è ciò che percepisce la pubblica opinione interna ma, come giustamente ha sottolineato Carlo Azeglio Ciampi su queste stesse colonne, la pubblica opinione internazionale più sensibile ritiene che faccia parte di questa eredità da gestire una governance globale gravemente difettosa e chiede a gran voce una “Nuova Bretton Woods”.

Il resto del mondo non vota negli Stati Uniti e, quindi, non conta nella dinamica politica americana o, meglio, non conta se i suoi governanti non pongono il problema geopolitico e geoeconomico in modo corretto. E finora non lo hanno fatto.

Se, come probabile, gli Stati Uniti persistono nel rifiutare il vincolo esterno, il nuovo presidente riuscirà a rovesciare le tendenze recessive agendo con la politica fiscale e con il supporto di quella monetaria, che contrariamente all’Europa non è mai mancata, ma il deficit della loro bilancia corrente estera resterà nell’ordine del 5-6% del Pil e continuerà ad assorbire un ingente risparmio dal resto del mondo. Continuerà cioè a poggiare l’aggiustamento dei propri squilibri “sulle spalle dei vicini”.

Il rilancio della domanda interna americana aiuterebbe il superamento della fase critica attraversata dall’economia globale, ma a una condizione. A condizione che il resto del mondo continui ad accettare dollari a riserva o titoli denominati in dollari nell’ordine di 800-900 miliardi all’anno. Se non avvenisse, gli Stati Uniti potrebbero reagire ricorrendo a forme protezionistiche. Resterebbero comunque irrisolte le gravi emergenze valutarie (come le diversità nei regimi di cambio permesse dagli accordi di liberalizzazione in ambito Wto), monetarie (come l’assenza di uno standard internazionale e l’ingente stock di riserve ufficiali in dollari) e di mercato(dal diffondersi dei grandi oligopoli ai Fondi sovrani di ricchezza, le nuove Iri sparse per il mondo).

Nonostante ciò che si dice e si scrive sulle doti dell’Unione Europea è assai improbabile che riesca a condizionare la politica economica americana, per almeno due ragioni: perché è politicamente disunita e perché è succube della cultura economica americana. Non sembra infatti capace di suscitare dall’interno una proposta di governance globale, come fece Keynes per Bretton Woods. D’altronde i mercati internazionali hanno votato, preferendo il dollaro all’euro nonostante la drammatica crisi finanziaria in atto negli Stati Uniti. La rivalutazione della moneta americana e il deprezzamento di quella europea aiuteranno le nostre esportazioni frenando la caduta della domanda interna europea, ma non la crisi dell’economia reale, priva com’è di una rete protettiva fiscale e di una strategia monetaria del tipo di quelle attuate negli Stati Uniti.

La stessa euroarea mostra la sua ben nota inadeguatezza: la Germania registra un surplus di 270 mld di dollari e la Spagna un deficit di 165 mld, seguita da Francia e Grecia con oltre 50 mld; l’intera area registra un disavanzo di 36 mld. Essa resta un’area monetaria non ottimale, incapace di risolvere i problemi della convergenza e dello sviluppo tra Paesi membri. Non si capisce che cosa l’Unione Europea possa insegnare agli Stati Uniti, se non ha una diagnosi corretta delle emergenze planetarie da affrontare e un comune disegno di geopolitica per realizzarlo. L’ideale di un’Europa unita resta un bel sogno, che ci ha dato la pace e un po’ di mercato, ma non lo sviluppo. Resta però pur sempre la speranza che possa darci un mondo migliore, ma occorrono governanti dotati di una vocazione europeista e un afflato geopolitico tale da avere la forza di trasmetterlo al nuovo presidente.

da Il Messaggero del 5 novembre 2008
http://aoload.com/ - http://benidilusso.com/ - http://pcwatchtv.com/ - http://siemensfreaks.com/