Più che uscire dall'Euro il rischio è la cacciata. E addio Italia

di Giorgio La Malfa - 11/11/2010 - Economia
Più che uscire dall'Euro il rischio è la cacciata. E addio Italia

Paolo Savona scrive sul Foglio di ieri che l’Italia dovrebbe ribellarsi alle regole che l’Unione Europea si prepara a imporre ai Paesi dell’euro. Dovrebbe abbandonare l’Unione Monetaria e riacquisire integralmente la propria sovranità monetaria. Naturalmente, aggiunge che questa non sarebbe una strada facile da percorrere: all’indomani di una tale decisione e per un certo lasso di tempo vi sarebbero molti rischi nella gestione del nostro debito pubblico e molte difficoltà politiche da sormontare, ma alla fine l’Italia potrebbe riprendere in mano il proprio futuro che oggi appare largamente compromesso dalla visione che ispira la BCE e le autorità europee.

Può darsi che qualcuno sia tentato di considerare l’intervento di Savona come una semplice provocazione o peggio di liquidarlo come espressione di un malumore antieuropeo. Sarebbe un errore: Savona pone un problema serio che merita una riflessione approfondita, anche perché oggi comincia a prendere forma in altri paesi, e soprattutto in Germania, una riflessione critica sull’eccessiva estensione del perimetro dell’euro. Come si ricorderà, durante la crisi greca, esponenti politici di primo piano della Germania posero il problema della ridefinizione dei confini dell’euro e della esclusione da esso dei paesi ‘devianti’. Si va diffondendo, dunque, l’idea che l’Unione Monetaria non possa funzionare bene se i paesi che ne fanno parte sono troppo diversi fra loro nelle condizioni economico-finanziarie o addirittura nella visione complessiva dei compiti delle politiche monetarie e più in generale delle politiche economiche. Non si può escludere che la richiesta che la Germania ha avanzato di modifica dei Trattati sia volta a provocare ed a favorire il distacco di quei paesi che non si sentono di condividere fino in fondo la visione tedesca della stabilità.

Io sono sempre stato convinto (l’ho scritto nel 2000 in un libro sui “rischi dell’euro”e lo ho ripetuto moltissime volte in questi anni) che l’Unione Monetaria Europea poggi su basi fragilissime e che la strada dell’euro non sia a senso unico. Non è affatto detto che il numero dei Paesi membri dell’UME possa solo aumentare. La mia opinione è sempre stata che, alla lunga, solo pochi Paesi – la Germania e le economie ad essa più strettamente collegate – possano sopportare le politiche economiche iscritte nel Trattato di Maastricht. Se le difficoltà di tutti gli altri paesi ed anche della Francia, che è l’alleato più stretto della Germania, dovessero imporre un allentamento della rigidità delle politiche europee, sarà la Germania a porre il problema della propria partecipazione all’euro. Ma se la Germania avrà la forza di imporre – come è probabile – la sua visione, saranno gli altri a dover scegliere fra una depressione perenne e l’uscita dall’Unione Monetaria. L’articolo di Paolo Savona è l’espressione della persuasione, che potrebbe dimostrarsi realistica, che alla lunga sarà la filosofia di politica economica della Germania a prevalere. E se così fosse, certo a chi non fosse disposto a seguirla vi sarebbe solo la scelta fra uscire di propria volontà o essere escluso di forza dall’Unione Monetaria..

Confesso che da lungo tempo penso che un Paese governato seriamente potrebbe scegliere la strada che oggi suggerisce Savona. Ma per l’Italia vi è un problema politico specifico di cui non si può non tener conto. Esso è che, di fronte alla ipotesi di una fuoriuscita dall’euro, potrebbe manifestarsi una risposta diversa fra le regioni del Nord e quelle del Mezzogiorno. Temo che il problema della partecipazione/esclusione dall’euro possa essere il detonatore della divisione del Paese fra una parte che si sente in condizioni di condividere le politiche della Germania e una parte che non è in condizioni di farlo. Non ci possiamo permettere di offrire una piattaforma economica al desiderio di divisione del Paese che circola nelle vene dell’Italia e di cui la Lega non è la causa, ma l’espressione.

Non abbiamo alternative, oggi come oggi, alla partecipazione all’euro. La mia critica nei confronti della politica economica del Governo Berlusconi è che essa non fa abbastanza per mettere al sicuro l’Italia dai rischi di esclusione dall’Unione Monetaria. Serve maggiore disciplina finanziaria, non minore. Serve affrontare il problema del debito pubblico e non solo quello del deficit annuale. Serve uno stimolo agli investimenti senza passare per un aumento del deficit.

Solo se vi sarà una svolta nella politica economica e si considereranno analiticamente le possibilità e i costi della permanenza nell’Unione Monetaria, l’Italia potrà ragionare sulla situazione. Oggi come oggi vedo quasi più probabile l’esclusione dell’Italia che non la sua decisione di uscire dall’euro. Per decidere di uscire dovremmo fare forse le stesse cose che dovremmo fare per decidere di restare. Tanto vale cominciare al più presto a farle.

da Il Foglio dell'11 novembre 2010

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