Alessandro Pascolini, "Armi chimiche in Siria: dall’impiego al disarmo"

di F.U.L.M. - 12/11/2013 - Politica estera
Alessandro Pascolini, "Armi chimiche in Siria: dall’impiego al disarmo"

Pubblichiamo in allegato un lavoro di Alessandro Pascolini che tratta di alcuni aspetti relativi alla presenza e all'uso di armi chimiche in Siria e le problematiche legate al loro disarmo.

 

 

 

 

Alessandro Pascolini
Dipartimento di fisica e astronomia “Galileo Galilei”
Membro del Consiglio direttivo del Centro d’ateneo per i diritti umani
Università di Padova
Sezione INFN di Padova

 

1. Introduzione
La conferma certa dell’impiego massiccio di armi chimiche il 21 agosto 2013 a Ghouta, nei dintorni di Damasco, ha scosso l’opinione pubblica mondiale e forzato i governi e le massime istituzioni internazionali a una rapida successione di provvedimenti estremamente importanti (e precedentemente insperabili) sia per la situazione locale, ma anche a livello globale, fino all’adesione della Repubblica Araba Siriana (RAS) al bando delle armi chimiche e all’inizio del suo disarmo in tempi eccezionalmente rapidi, sulla base di una la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite (UNSC).


In Siria si sta combattendo dal marzo 2011 una ferocissima e complessa guerra civile (coinvolgente più fazioni e gruppi armati da altri paesi), che si stima abbia causato più di 100.000 vittime e oltre sei milioni di profughi, senza che la comunità internazionale abbia saputo promuovere una soluzione politica o definire un mandato ONU per un intervento per un cessate il fuoco o a scopo umanitario.


La presente particolare attenzione internazionale all’impiego di armi chimiche è dovuta, più che per il numero di vittime, alla speciale natura delle armi chimiche e al loro status nell’immaginario collettivo, che hanno portato di fatto a stabilire a livello mondiale un vero tabù all’uso di tali armi, la cui violazione ha pertanto un impatto psicologico e sociale profondo. L’estrema gravità dell’uso di armi chimiche nel conflitto siriano è stata acuita al fatto che il presidente statunitense Barak Obama in una conferenza stampa del 20 agosto 2012 ha individuato appunto in tale impiego la “linea rossa”, valicata la quale gli USA avrebbero mutato il loro atteggiamento di
non impegno militare in Siria, con “enormi conseguenze”, ossia interventi armati [nota 2]. La comunità internazionale ha subito colto i rischi di possibili ripercussioni per la sicurezza mondiale comportati dal coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nel conflitto siriano, anche al di fuori di un mandato ONU, in una situazione di estrema gravità per tutto il Medio oriente e in una fase di tensione dei rapporti globali russo-americani.

 

Segue in allegato

 

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