Dopo il no dell'Irlanda - 1: Non è successo niente

di Giorgio La Malfa - 19/06/2008 - Politica estera
Dopo il no dell'Irlanda - 1: Non è successo niente
Non sembra affatto giustificata la drammatizzazione da parte di molti del voto negativo dell’Irlanda sul Trattato di Lisbona. Sul piano del funzionamento delle istituzioni europee la bocciatura del Trattato avrà conseguenze marginali se non proprio irrilevanti. L’esito del referendum irlandese pone certamente problemi politici seri all’Europa, ma non è successo nulla di irreparabile. Non c’è bisogno di citare la tragedia di Macbeth come fa Barbara Spinelli sulla Stampa di domenica 15. Intanto, non è un passo indietro nell’integrazione europea: al massimo si può dire che il voto irlandese impedisce un passo avanti. Ma si sarebbe trattato di un modesto passo avanti, non certo di uno straordinario salto di qualità. Cerchiamo dunque di guardare le cose come stanno, senza tanta retorica.

Le modifiche istituzionali più importanti previste nel Trattato comprendevano:
·        una modesta estensione delle competenze dell’Unione ad ambiti come la giustizia e l’energia su cui attualmente l’Europa può intervenire solo attraverso l’accordo fra i Governi degli Stati membri raggiunto nel Consiglio Europeo;
·        l’estensione del voto a maggioranza ad alcune questioni attualmente comprese fra quelle per le quali è oggi necessaria l’unanimità;
·        l’introduzione di un sistema di voto (la doppia maggioranza degli Stati e delle popolazioni) che avrebbe reso meno facile di oggi la formazione di minoranze di blocco nelle materie per le quali è previsto il voto a maggioranza;
·        la nomina di un Presidente non rotativo dell’Unione Europea;
·        la trasformazione dell’Alto Rappresentante per la politica estera in un Ministro degli Esteri dell’Unione Europea e la creazione di un vero e proprio servizio diplomatico europeo
·        la riduzione del numero dei parlamentari europei e dei Commissari europei.

La mancata introduzione di queste modifiche lascia in vita le regole attualmente in vigore dal Trattato di Nizza in poi. L’Europa ha funzionato in questi anni sulla base di quelle regole e non vi sono questioni sulle quali in questi anni l’Europa si sia impantanata a causa dell’assetto istituzionale attuale. Alcune di quelle modifiche avrebbero reso meno pletorico qualche organo, come ad esempio la Commissione Europea o meno numeroso il Parlamento Europeo. Altre forse, come la nomina del Presidente della UE avrebbero reso più confuso il quadro istituzionale con il rischio di una sovrapposizione fra le competenze e i compiti di questa figura e quelle della Commissione Europea che, al tempo della Convenzione, si era opposta a questa innovazione istituzionale. In sostanza non siamo di fronte a una crisi dell’Unione Europea, ma al rifiuto di introdurre alcune modifiche istituzionali: si procederà egualmente, come è avvenuto finora.

Queste considerazioni portano anche a suggerire prudenza per quanto riguarda le cose da fare oggi, dopo la bocciatura del Trattato. Si può forse auspicare che il processo di ratifica del Trattato da parte dei Paesi dell’Unione che non vi abbiano ancora proceduto prosegua speditamene, anche se è possibile che oggi possano nascere varie difficoltà in alcuni paesi in cui appariva probabile una ratifica parlamentare del Trattato, come la Repubblica Ceca e la Gran Bretagna. E tuttavia è escluso che il Trattato possa entrare in vigore all’inizio del 2009 come era stato a suo tempo previsto. Ancor più sconsigliabile è l’ipotesi avanzata da taluno all’indomani del voto irlandese di stabilire che il Trattato entri in vigore non appena gli altri 26 Paesi dell’Unione lo abbiano ratificato: sarebbe una violazione del Trattato di Lisbona che richiede invece per entrare in vigore la ratifica da parte di tutti i Paesi firmatari. L’Europa non può basare un passo in avanti su una violazione di un Trattato.

Chi volesse suggerire la via di fare a meno dell’Irlanda - una scelta del tutto sbagliata – dovrebbe, in ogni caso, prevedere di stipulare un nuovo Trattato fra gli altri 26 paesi membri e avviare il processo di ratifica nei 26 paesi sul nuovo testo. Se l’Unione Europea si avventurasse lungo questa strada, scoprirebbe probabilmente che non sarebbe affatto facile approvare questo nuovo Trattato e che alcuni dei Paesi membri che hanno già espresso perplessità sul Trattato di Lisboma – come ad esempio la Polonia – probabilmente non accetterebbero di firmare il nuovo Trattato.

Allo stato dei fatti la cosa migliore è non fare nulla: proseguire, senza affanno, nel processo di ratifica e poi aspettare di comprendere dall’Irlanda se il Governo di quel Paese ritenga possibile un nuovo referendum sulla base di qualche strumento laterale rispetto al Trattato, come un protocollo aggiuntivo o qualcosa di questo genere.

Altrettanto sconsigliabile è la proposta di creare una specie di lega dei Paesi che vogliano fare da avanguardia europea. Se questa proposta venisse formalizzata, essa implicherebbe la spaccatura dell’Unione in due entità fra loro diverse: un gruppo di Paesi disposti a un processo di integrazione politica molto spinto collocato all’interno di un’organizzazione internazionale che sostanzialmente sarebbe rappresentativa di un mercato unico, una grande area commerciale integrata priva di istituzioni sovranazionali, se non quelle necessarie alla buona gestione dell’area integrata. Sarebbe in sé un’idea sbagliata perché la forza dell’Europa nel mondo sta nella sua dimensione complessiva, nel fatto di comprendere tutti o quasi i Paesi che geograficamente appartengono all’Europa. Una lega di pochi Paesi fra loro politicamente integrati, diversa e separata dal complesso dei Paesi europei, sarebbe una costruzione asfittica e priva di prospettive.

In questa materia, ci vuole molta pazienza. Gli astratti furori europeistici, le grida di dolore per la sordità europea di questo o di quello, le dichiarazioni velleitarie sul futuro rischiano di fare danno invece di costituire uno stimolo a procedere. Conviene in primo luogo riflettere seriamente sul fatto che l’Europa non risolve i problemi dei cittadini e non lo fa non perché non abbia le istituzioni comuni, ma perché esistono opinioni molto diverse sui contenuti di quelle politiche. Basta pensare al danno prodotto da una visione ristretta dei compiti della politica monetaria (che non si può modificare perché in Europa su questo punto le opinioni sono troppo divergenti) all’immagine dell’Europa nelle fasi in cui l’economia va male.

Lo Stato federale europeo non è materia per l’oggi, né per il prossimo futuro. Si può sostenere in astratto, come fanno i federalisti, che senza uno Stato federale l’Europa è destinata a non poter svolgere un ruolo di peso nel mondo. Ma per federare gli stati serve un federatore: un federatore interno, cioè un paese dominante sugli altri che imponga il suo dominio attraverso la forma federale. Oppure un federatore esterno cioè un nemico comune. Per fortuna non c’è in Europa un federatore interno; non c’è più il federatore esterno. La guerra con l’Inghilterra fu il catalizzatore degli Stati Uniti d’America; la minaccia dell’URSS è stata nella prima parte del secondo dopoguerra il federatore per i piccoli e impoveriti Stati dell’Europa Occidentale usciti dalla seconda guerra mondiale.

Se non c’è oggi in Europa un catalizzatore delle volontà comuni, evocare l’Europa federale appare come un esercizio retorico. Oggi i cittadini vogliono semmai un Governo più vicino a loro e meno potente; non un Governo più lontano e più potente. Il no all’Europa di molti popoli europei riflette la paura di essere assoggettati a poteri distanti e incontrollabili. Se non si risponde seriamente a questa preoccupazione, il sentimento antieuropeo è destinato a crescere dappertutto in Europa a partire, paradossalmente dai Paesi, come l’Italia, la Germania, la Francia e il Benelux dove il processo di integrazione europea ha avuto avvio.

E’ già avvenuto in Francia; è avvenuto in Olanda: stiamo attenti a non provocare un fenomeno analogo in Germania o in Italia. Quindi calma, riflessione e prudenza, poche polemiche e molta concretezza.


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