Giorgio La Malfa su Il Mattino del 27 marzo 2016 "L'Europa si difende anche con lo sviluppo"

di Giorgio La Malfa - 29/03/2016 - Politica estera
Giorgio La Malfa su Il Mattino del 27 marzo 2016 "L'Europa si difende anche con lo sviluppo"

Da qualche settimana le analisi degli organismi finanziari internazionali segnalano un peggioramento delle previsioni economiche congiunturali per l'Europa e, di riflesso, anche per l'Italia. Vengono riviste verso il basso le sii tutto sfavorevoli. Per stimolare la stime dell'andamento delle esportazioni in conseguenza del rallentamento di alcune grandi economie, come la Cina, della crisi di paesi emergenti come il Brasile, e più in generale della debolezza della domanda mondiale. Contemporaneamente si intensificano i segnali di un'evoluzione della domanda interna nell’eurozona meno favorevole del previsto. 

Non riprendono i consumi e non ripartono gli investimenti. LA conferma più significativa di questo stato di cose è venuta nell’ultima riunione del Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea. La BCE ha dovuto prendere atto che l’economia europea stenta a ripartire, che l’andamento dell’indice dei prezzi al consumo segnala una perdurante debolezza della domanda e che, a un anno di distanza dall’avvio del programma di Quantitative Easing, gli effetti ottenuti sono così modesti da imporre l’introduzione di ulteriori misure di stimolo. Ma se a tassi di interesse così bassi, le imprese non chiedono prestiti, vuole dire che le previsioni della domanda sono del tutto sfavorevoli. Per stimolare la ripresa è evidente che serve un’azione di stimolo diretta che finora le autorità europee non si risolvono a fare, né singolarmente, né collettivamente, condannando l’eurozona a un andamento assolutamente deludente.

Ora, su questa situazione già di per sé preoccupante sono piombati gli episodi di terrorismo di Bruxelles. Sommati a quello che è avvenuto in Francia pochi mesi or sono e soprattutto alla minaccia che tutti i paesi europei possono trovarsi nel mirino di attacchi devastanti, essi rischiano di avere un effetto raggelante sull’economia europea. Alla debolezza dell’economia mondiale e alla mancata ripresa della domanda interna rischiano di assommarsi gli effetti psicologici legati all’insicurezza che spinge a fare slittare nel tempo i programmi di spesa sia dei consumatori che degli imprenditori. Se l’insicurezza generata dal terrorismo si unisse agli altri sintomi di debolezza dell’economia europea, si potrebbe assistere al riacutizzarsi di una crisi economica nella quale l’Europa si trascina dal 2008 e dalla quale in realtà non è mai riuscita a districarsi. La somma di una diffusa insicurezza personale e di una nuova crisi economica potrebbe costituire una miscela politica esplosiva per una Unione Europea in cui si accentuano progressivamente i sintomi di  una possibile disintegrazione. 

Conviene avere presente questo aspetto dei problemi. Da esso deriva che, accanto ai problemi del rafforzamento della collaborazione tra i paesi europei nella lotta contro il terrorismo. è assolutamente indispensabile fronteggiare il problema economico e farlo, se possibile, non in ordine sparso. Sarebbe il momento di accelerare programmi di cui si discute senza concretezza da molti mesi, ad esempio, il programma di investimenti che prende il nome del Presidente della Commissione Junker: l’Europa dovrebbe mettere insieme tutte le risorse possibili, provvedendo sia una serie di interventi della Banca Europea degli Investimenti, sia l’emissione da parte della Commissione Europea di titoli obbligazionari con i quali finanziare i propri programmi. La parola d’ordine dovrebbe essere quella di opporre alle divisioni che naturalmente il terrorismo e, prima di esso, l’immigrazione tendono a produrre nel già fragile tessuto dell’Europa, uno sforzo comune di sostenere l’economia europea in maniera da compensare il pessimismo che deriva da alcune vicende che ci colpiscono con l’ottimismo di saper dimostrare una capacità di risposta positiva e comune ai nostri problemi.

Anche su questo terreno, non solo sulle misure di cooperazione nella lotta contro il terrorismo, si misurerà l’adeguatezza delle istituzioni e delle classi dirigenti europee. Se è vero, come spesso si ripete negli ambienti europei, che le difficoltà non debbono rallentare il cammino dell’Europa, ma anzi spingerla avanti e incoraggiarla a una maggiore cooperazione, il terreno dell’economia è altrettanto urgente di quello della sicurezza e, se affrontato con impegno e con determinazione, può dare risultati significativi ed importanti. 

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