Giorgio La Malfa su Il Foglio del 5 novembre 2014: “Tutti gli indizzi (e i possibili motivi) della ritirata renziana in Europa”

di Giorgio La Malfa - 05/11/2014 - Politica estera
Giorgio La Malfa su Il Foglio del 5 novembre 2014: “Tutti gli indizzi (e i possibili motivi) della ritirata renziana in Europa”

Caro direttore,

vorrei fare qualche considerazione partendo dal suo articolo di stamane  sul Foglio. Lascio da parte la questione dell’euro e la posizione della Germania sulla quale varrà la pena di  tornare in un’altra occasione e mi limito alle questioni italiane, economiche e politiche.

Istat. Fra il Governo e l’Istituto di statistica ha ragione quest’ultimo nel sostenere che la politica del Governo, così come si è concretizzata nella Legge di Stabilità, non avrà effetti espansivi. Nel 2015 l’economia italiana continuerà a ristagnare. Nella Nota di Aggiornamento al DEF presentata a fine settembre, il Governo enunciava il proposito di ‘disobbedire’ a Bruxelles mantenendo nel 2015  un deficit vicino al 3% invece che al 2,1% richiestoci. Così facendo, il Governo pensava di migliorare l’andamento del reddito nazionale da -0,3 quest’anno a + 0,5% l’anno prossimo. Non un granché, ma era già qualcosa. Di fronte alle obiezioni di Bruxelles, il Governo ha modificato la manovra portando il deficit previsto dal 2,9% al 2,6%. Questo accordo si “mangia” poco meno della metà dell’effetto espansivo ipotizzato. Se i numeri vogliono dire qualche cosa, nel 2015 la crescita sarà più vicina allo 0 che allo 0,5%.

Carlo De Benedetti Ha perfettamente ragione l’ingegner  De Benedetti nello scrivere sul Foglio che solo una manovra coraggiosa di aumento del deficit può rimettere in moto l’economia italiana. Egli pensa  a un deficit del 6%. Per mia parte ho scritto che per ottenere una crescita nel 2015 del 2% e del 3% nel 2016, bisognerebbe fissare il deficit fra il 4 e il 5% per i prossimi due anni. In ogni caso, a quanto pare, il problema non si pone perché il Governo ha fissato un deficit molto più basso dell’una come dell’altra cifra. In sostanza, ha scelto di non sfidare l’Europa. All’inizio del suo mandato non sembrava questo l’orientamento del Presidente del Consiglio, ma evidentemente qualcosa è cambiato.

L' art.18 La decisione di piegarsi alle richieste di Bruxelles priva il Governo dello strumento più diretto per stimolare la ripresa. Poiché il Presidente del Consiglio non ignora che egli sarà giudicato in base alla performance economica del Paese, egli deve avere pensato a una strada diversa per rilanciare l’economia italiana. La polemica sull’articolo 18 si spiega in questo quadro. Non credo che il Presidente del Consiglio pensi davvero che in una situazione di crisi come la nostra,  la facoltà di licenziare crei posti di lavoro. Il richiamo all’art. 18 e l’aspra polemica con il sindacato si spiegano in un altro modo. Essi possono servire uno scopo più politico: creare una attrazione, per così dire, extraeconomica nei confronti degli imprenditori e degli investitori italiani e stranieri. Possono sollecitare uno straordinario atto di fiducia  in un’Italia diversa, guidata da una classe dirigente nuova decisa ad imporre il cambiamento a un paese invecchiato e sfiduciato. Renzi può avere pensato di non essere abbastanza forte per sfidare l’Europa, ma di essere invece sufficientemente credibile per attrarre nuovi investimenti verso l’Italia. Per farlo però deve dimostrare che l’Italia cambia e cambia velocemente. E usa la reazione della sinistra del PD e la CGIL come testimonial dell’avvenuto cambiamento.

Il 2015  Ho scritto ieri sul Mattino che la scommessa di Renzi, se è quella che ho delineato sopra, non  è impossibile, ma è certo molto, ma molto  difficile. Nelle decisioni imprenditoriali di investimento pesano fattori psicologici che possono agire in un senso o nell’altro: l’andamento economico dell’Italia scoraggia di per sé una ripresa degli investimenti. Ma Renzi sembra contare sul suo fascino personale per controbilanciare questo effetto e attrarre gli  imprenditori verso l’Italia. Corre però un rischio: il disallineamento  fra il momento in cui parte il  messaggio ottimistico sull’Italia cambiata e il momento in cui gli imprenditori cominceranno a crederci. Ecco perché Renzi ha fretta di far approvare tutte le sue riforme. Ma gli imprenditori potranno voler aspettare di vedere qualche risultato concreto prima di impegnare le loro risorse in Italia. Ed il Governo potrebbe trovarsi, nonostante tutto il suo impegno,  con la bisaccia economica vuota all’inizio dell’anno prossimo e l’esigenza di guadagnare tempo. Lo scioglimento del Parlamento e le elezioni politiche potrebbero servire allo scopo di distrarre l’attenzione dal disallineamento dei tempi. Ma perdere sei mesi senza fare nulla per migliorare la situazione economica, sarebbe contrario agli interessi del paese. Questo è il punto cruciale della questione. Finché il presidente Napolitano resta al suo posto, c’è da stare tranquilli.

Giorgio La Malfa

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