Giorgio La Malfa su Il Giorno, Il Resto del Carlino e La Nazione del 10 febbraio 2016: “Giochi pericolosi”

di Giorgio La Malfa - 10/02/2016 - Politica estera
Giorgio La Malfa su Il Giorno, Il Resto del Carlino e La Nazione del 10 febbraio 2016: “Giochi pericolosi”

DA UN LATO Gentiloni riunisce a Roma i ministri degli esteri dei 6 paesi fondatori della Comunità Europea col proposito di rilanciare il progetto dell’integrazione politica. Dall’altro si allarga la polemica italiana nei confronti dell’Europa affastellando in essa il presidente della Commissione, Junker, la burocrazia, il ruolo dominante della Germania, l’esistenza di un direttorio franco-tedesco. Un giorno si va a Ventotene a celebrare Altiero Spinelli, il più tenace assertore delle idee federaliste. Il giorno dopo si prende contatto con il premier inglese Cameron che inorridisce al solo pensiero di un’unione «sempre più stretta dei popoli europei». Difficile dire, di fronte a mosse così contraddittorie, se il governo abbia una strategia, se sia in balia degli avvenimenti o se voglia soltanto rosicchiare dei consensi, avvicinandosi le elezioni, a movimenti politici critici verso l’Europa. Forse ci sono tutte e tre le cose. Ma mentre una critica degli indirizzi di politica economica dell’Europa ha un senso, affastellare le polemiche rischia solo di isolare l’Italia.

QUANTO al problema specifico da cui è nato lo scontro – la rivendicazione della flessibilità del bilancio – il dubbio è che il governo non abbia riflettuto abbastanza sul problema. Se l’esigenza è la ripresa dell’economia, non bastano i pochi decimali che Renzi otterrebbe scomputando dal deficit le spese dell’immigrazione. Bisognerebbe ipotizzare una riduzione significativa delle imposte e il superamento per almeno un biennio del 3%. A fronte di questo, il governo dovrebbe garantire un piano di cessioni di attività patrimoniali in maniera da tenere il debito pubblico a freno mentre il deficit cresce. Difficile dire se l’Europa potrebbe accettare una impostazione di questo genere. O se i mercati finanziari la farebbero passare senza un forte aumento degli spread. Ma essa andrebbe elaborata con cura e, sopratutto, presentata con calma. Strillando si può magari forse ottenere che ancora per un anno la Commissione chiuda un occhio su qualche decimale in più, sapendo che fra dodici mesi i nostri parametri saranno peggiori. A quel punto ci ritroveremmo più o meno nelle condizioni in cui si trovarono Berlusconi e Tremonti nel 2011. Senza neppure la possibilità di invocare un qualunque governo tecnico....

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