Giorgio La Malfa su Il Giorno, Il Resto del Carlino e La Nazione del 21 novembre 2015: "La svolta economica"

di Giorgio La Malfa - 23/11/2015 - Politica estera
Giorgio La Malfa su Il Giorno, Il Resto del Carlino e La Nazione del 21 novembre 2015: "La svolta economica"

NELLA drammatica conferenza stampa post attentati di Parigi, Hollande ha dichiarato che il governo francese avrebbe immediatamente proceduto a stanziare nuovi fondi per la sicurezza, anche a costo di andare oltre il deficit di bilancio concordato in Europa.

Ieri il presidente della Commissione europea, Junker, ha risposto positivamente a queste prese di posizione di Hollande. Ha detto, giustamente, che, di fronte al terrorismo, nel valutare i programmi finanziari dei Paesi membri, la Commissione terrà conto di queste nuove circostanze. La dichiarazione di Junker è un fatto molto positivo nella vita europea.

Segna una svolta nella filosofia economica finora cosi rigida dell’Unione Monetaria Europea e ridimensiona la tesi – e la pretesa – che l’equilibrio della finanza pubblica sia una condizione essenziale ed immutabile per la partecipazione alla moneta unica. Junker apre all’idea che il pareggio del bilancio non è un valore assoluto, ma debba essere misurato in rapporto ai problemi che un Paese deve fronteggiare e alla loro urgenza.

IN SOSTANZA l’Europa si avvia a riconoscere che vi sono esigenze fondamentali degli Stati che vengono prima e vanno oltre le regole del Patto di Stabilità. Oggi la priorità è la sicurezza. Gli Stati debbono potenziare i propri apparati di prevenzione, controllo e contrasto del terrorismo e debbono farlo in misura e in tempi adeguati a garantire una ragionevole possibilità di successo. Ma domani, in una situazione nella quale, come si spera, il problema sicurezza possa essere tornato verso la normalità, il principio enunciato da Junker potrà e dovrà applicarsi ad altre situazioni che possano richiedere una considerazione equilibrata e prudente delle regole di Maastricht.

Una di queste, forse la principale questione sociale ed economica per l’area euro, è l’emergenza disoccupazione. Il tasso di disoccupazione europeo è il doppio di quello degli Usa e non accenna a scendere. Draghi ha parlato di 20 milioni di disoccupati in Europa.

È una piaga sociale gigantesca che contribuisce al malessere politico degli europei, che fa emergere ovunque nuovi partiti estremisti e rende più difficile affrontare questioni, come l’immigrazione, che richiedono risposte equilibrate. Forse da domani potrà aprirsi qualche maggiore varco per fare fronte a questi problemi.

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