Giorgio La Malfa su Il Mattino del 14 Agosto 2015: "l'Europa e l'alternativa che non c'è"

di Giorgio La Malfa - 16/08/2015 - Politica estera
Giorgio La Malfa su Il Mattino del 14 Agosto 2015: "l'Europa e l'alternativa che non c'è"

Prima che il Trattato di Maastricht del 1992 rompesse gli indugi e decidesse l'istituzione della Banca Centrale Europea e il passaggio dalle monete nazionali all'euro, si era discusso a lungo delle condizioni che avrebbero potuto garantire il successo di questa iniziativa. Per alcuni paesi, fra i quali il principale era la Germania, la moneta unica poteva essere istituita solo se e quando le condizioni economiche e finanziarie dei paesi che l'avessero adottata fossero fra loro sufficientemente omogenee.

Secondo altri, fra cui la Francia e l'Italia, non vi era bisogno di attendere che i paesi che adottavano la moneta unica divenissero omogenei nelle loro condizioni economiche e finanziarie fondamentali: sarebbe stata l'esistenza stessa della moneta unica a produrre questo risultato, a condizione che gli organismi politici europei e in particolare la Commissione di Bruxelles operassero in modo da far si che ciò avvenisse. Per gli uni, quindi vi erano delle precondizioni necessarie per il passaggio alla moneta unica.

Per gli altri la sola precondizione era la volontà politica di unire l'Europa. I negoziati condotti fra il 1990 e il 1992 In vista della redazione del Trattato di Maastricht avrebbero dovuto affrontare e risolvere queste differenze fondamentali che erano emerse con chiarezza in tutte le discussioni precedenti. Ma non fu così perché la decisione di procedere all'unificazione monetaria europea non venne presa in base a una matura riflessione su questi problemi. Essa fu determinata da uno sviluppo politico assolutamente imprevisto. Il catalizzatore fu la drammatica caduta del Muro di Berlino il 9 novembre del 1989 e la prospettiva, per nulla gradita ai maggiori paesi europei a partire dalla Francia e dall'Italia, della riunificazione fra le due Germanie.

Nel vertice europeo del dicembre 1989 e nei due successivi vertici del 1990, sotto la presidenza di turno dell'Italia, il tema dominante fu la riunificazione tedesca che avrebbe dato vita a uno Stato che per popolazione e per dimensione economica avrebbe squilibrato la Comunità Europea come si era .data formando dal 1950 in avanti: non più quattro grandi stati più o meno con la stessa popolazione di 60 milioni abitanti, come la Germania, la Francia, la Gran Bretagna e l'Italia, più alcuni stati minori, ma un grande paese di 80 milioni di abitanti, economicamente fortissimo e proiettato verso l'Europa orientale e, forse, attratto dalla possibilità di liberarsi dai vincoli europei.

Di fronte a questa eventualità. la Francia e l'Italia (non la Gran Bretagna che era per principio contraria alla moneta unica) decisero che bisognava forzare i tempi e chiedere alla Germania un'accettazione di principio della moneta unica senza troppo discutere delle condizioni sottostanti, né di quelle economico flnanziarie, né di quelle politiche. L'allora Cancelliere tedesco Kohl che, comprensibilmente, attribuiva alla riunificazione tedesca un valore tale da rendere irrilevante qualsiasi altra considerazione, rinunziò a porre sul tavolo le questioni che fino ad allora la Germania aveva considerato preliminari al passaggio alla moneta unica.

Si limitò a chiedere l'introduzione di regole rigide i cosiddetti parametri di Maastricht intese a escludere dall'Unione Monetaria i paesi che non fossero sufficientemente omogenei con gli altri sul terreno economico e finanziario ed a impedire che, una volta entrati, questi paesi riprendessero a divergere dagli altri. Francia e Italia, dominati dall'urgenza della questione tedesca e dalla superficiale convinzione che comunque nel concerto europeo essi sarebbero riusciti ad attenuare la rigidità delle clausole "tedesche", diedero il via alla unificazione monetaria. Se non si ha presente questo quadro, non si possono comprendere le ragioni che rendono cosi contraddittoria e sostanzialmente infelice l'esperienza della moneta unica. In seno all'Unione Monetaria Europea non sono mai stati risolti i problemi e le divergenze di fondo che ne avevano preceduto la nascita: la Germania si fa

forte del fatto che essa ha acceduto alle richieste soprattutto di altri paesi di passare alla moneta unica ed al fatto che, nella fretta di Maastricht, per paura che la Germania dicesse no all'unione monetaria, vennero accettate le sue idee sulle precondizioni della moneta unica. Essa ha buon gioco nel dire, come il Ministro Schauble ha detto alla Grecia, che chi non è disponibile ad accettare la ferrea disciplina dei parametri di Maastricht può uscire dall'Unione Monetaria per rientrarvi solo dopo che abbia fatto ammenda dei propri peccati. Il trattamento riservato al Governo greco, reo di avere tentato di leggere in maniera diversa l'Unione Monetaria e il rovinoso cedimento del presidente del Consiglio greco Tsipras, lasciato solo dagli altri paesi, dalla Francia all'Italia, a fronteggiare la Germania, incoraggiano la Germania a pensare che i tentativi dei paesi membri di creare regole diverse per l'euro sono velleitari e destinati a fallire.

Quando, di fronte alla crisi dell'euro, si sente ripetere che ora l'Europa deve fare un passo in avanti verso l'unione politica, si deve sapere che per la Germania un passo in avanti vuol dire un'ulteriore restrizione delle sovranità nazionali a favore delle regole di Maastricht opportunamente riviste e rafforzate. La Germania non ha biso gno di alzare la voce: se si vuole restare come si è oggi, le regole sono già abbastanza severe, se si vorrà fare un passo in avanti, essa proporrà e imporrà regole ancora più severe. L'unica posizione negoziale seria per i paesi dell'euro, come l'Italia e la Francia, che criticano apertamente la rigidità tedesca non è quella di proporre dei passi in avanti, bensì quella di chiedere una revisione immediata delle regole attualmente vigenti (che del resto hanno prodotto una tale disoccupazione in Europa da essere insostenibili).

A questa richiesta, così come oggi stanno le cose, la Germania risponderebbe no. Ma i paesi che propongono questa revisione potrebbero rispondere che, in quel caso, essi non considerano sostenibile ulteriormente la moneta unica. Forse a quel punto la Germania discuterebbe. Ma potrebbe .che avvenire che essa si irrigidisse e in questo caso i paesi che hanno posto il problema dovrebbero essere pronti a fare qualcos'altro. Dovrebbero disporre, come si dice, di un piano B. Se non ne dispongono (e la stessa Grecia si è affrettata a licenziare Varoufaids colpevole di avere immaginato un piano B per il proprio paese), né sono pronti a pensarci, è meglio lasciare le cose come stanno oggi senza prospettare mitici passi in avanti che sarebbero soltanto l'occasione per ulteriori giri di vite da parte della Germania. Ila fatto bene Romano Prodi a porre con forza nel suo recente articolo su questo giornale il problema dell'eccessiva pretesa di leadership tedesca. Ma egli si illude se pensa che una resistenza contro questa leadership possa essere organizzata intorno alla Commissione Europea di Bruxelles, debole, screditata e comunque espressione dell'equilibrio fra i Governi, nel quale equilibrio il peso della Germania è ovviamente predominante. Questo è il quadro.

Può non piacere. Anzi non può e non deve piacere. Ma per uscirne non ci si deve illudere che vi siano alternative semplici. Non ve ne sono in Germania: si è visto nella vicenda greca che i socialdemocratici sono del tutto allineati sulle posizioni della signora Merkel e del Ministro delle Finanze Schauble. L'alternativa, se c'è, deve nascere dall'Italia e dalla Francia. Per ora non sembra che le cose si muovano in questo senso.  

http://aoload.com/ - http://benidilusso.com/ - http://pcwatchtv.com/ - http://siemensfreaks.com/