Giorgio La Malfa su Il Mattino del 15 luglio 2014: "Ma così l'Europa è una prigione"

di Giorgio La Malfa - 15/07/2015 - Politica estera
Giorgio La Malfa su Il Mattino del 15 luglio 2014: "Ma così l'Europa è una prigione"

Talvolta le vittorie si rivelano, nel tempo lungo, più dannose delle sconfitte.

Cosi sarà per la vittoria che la Germania ha riportato contro Tsipras, costretto a una umiliante resa senza condizioni dopo avere sfidato l'Europa con il referendum, della scorsa settimana. Chi perde ha torto.

Quale è stato l'errore di Tsipras? Egli immaginava, forte del consenso dei suoi concittadini, di poter cambiare le regole europee, ma dimenticava che negoziava da posizioni di estrema debolezza perché la Grecia non può onorare i suoi debiti se non riceve nuovi aiuti. 

Avrebbe potuto accettare l'accordo propostogli dieci giorni fa a Bruxelles. Ha deciso di rimettere il giudizio sulle proposte dell’Europa al popolo greco attraverso un referendum. Ha vinto largamente il referendum con oltre il 60% di No a quell'accordo e, all'indomani del voto, ha ceduto di schianto.

La Germania ha fatto sapere che proponeva l' espulsione della Grecia dall' euro per almeno 5 anni. Tsipras non se l'è sentita di affrontare il rischio. Ha licenziato il ministro Varoufakis che aveva condotto con forza il negoziato con l' Europa fino a quel momento, ed ha finito per accettare un accordo ancora più rigido e vincolante di quello che aveva rifiutato dieci giorni fa, quando aveva proposto il referendum.

Essenzialmente Tsipras non ha capito che non vi erano margini di trattativa sul merito del programma di austerità che l'Europa aveva imposto alla Grecia in questi anni, nonostante che quel programma - che oggi lo stesso Fondo Monetario riconosce come sbagliato - avesse avvicinato enon allontanato la Grecia dal baratro. Non ha capito Tsipras che non gli era consentita una discussione nel merito in cui si potessero suggerire politiche diverse da quelle imposte ai suoi predecessori e che l'Europa era decisa a dimostrare che non ci si può sottrarre alle regole della moneta unica, se non accettando di uscirne. E poiché comprensibilmente gli elettori greci rifiutavano l'austerità ma temevano di uscire dall'euro e dall'Europa, Tsipras era debole e i suoi avversari lo sapevano.

Non c'è dubbio che la Germania sia la vera vincitrice della battaglia. Piegando, al termine di un aspro scontro la Grecia, essa è riuscita ad alternare il principio che l’ingresso nella moneta unica comporta un trasferimento unilaterale e definitivo di sovranità dalle istituzioni nazionali alle istituzioni europee e che le regole della moneta unica non possono essere rimesse in discussione, se non al rischio di dover uscire dall'Unione
monetaria.

E tuttavia, per ottenere questa vittoria, la Germania ha dovuto entrare in campo in prima persona, abolendo la mediazione delle istituzioni europee e sostanzialmente distruggendone la credibilità. Ha messo brutalmente da parte la Commissione europea che, pur se diretta da una personalità modesta come Juncker, capiva che non si poteva rinnegare totalmente l'idea che l'Unione europea nasce per afierìnare una qualche solidarietà fra i popoli europei. Ha dovuto richiamare bruscamente all'ordine i1 presidente della Banca centrale europea. Insomma ha rivelato che le istituzioni europee sono autonome solo se suonano lo spartito tedesco. Ma non si è resa conto che l'Europa non può diventare - e non diventerà - una prigione peri popoli che ne fanno parte.

 Oltre 50 anni fa Thomas Mann ammoniva la gioventù tedesca a non sottovalutare i sospetti degli altri europei verso la Germania e spiegava che spettava alla Germania chiarire se essa volesse una Germania europea o un'Europa tedesca;
Ieri ha vinto l'Europa tedesca, ma ha perso la Germania Europea di Adenauer, di Schmidt e di Kohl. Alla lunga questo sarà quello che conta.

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