Giorgio La Malfa su Il Mattino del 2 luglio 2015:”Si può cercare ancora l’intesa”

di Giorgio La Malfa - 02/07/2015 - Politica estera
Giorgio La Malfa su Il Mattino del 2 luglio 2015:”Si può cercare ancora l’intesa”

Giunti sull’orlo del baratro di una crisi drammatica, se le autorità europee e la Grecia hanno buon senso devono trovare una soluzione immediata  che consenta di arrestare la crisi del sistema bancario greco e ricostituirne l’agibilità. Questa è e dovrebbe essere la priorità per tutti: per I governi europei, per la Commissione, per la Grecia.

Dunque serve, non dopo il referendum, ma prima che esso si svolga, un accordo. Certo, non si può pensare che in poche ore si risolvano tutti i problemi in una situazione di incomunicabilità aggravata dall’evidente sfiducia che si è determinata fra le parti. E tuttavia, serve una soluzione immediata. Quale può essere? Essa non può  che essere costituita dalla continuazione  del  programma di sostegno dell’Europa finora concesso  alla Grecia. Non può che trattarsi di un accordo provvisorio che rinvii a una trattativa successiva la questione di fondo che finora non è stata affrontata  e che riguarda il problema del debito complessivo della Grecia.  Bisogna prendere atto e dire chiaramente che il debito greco, nelle sue attuali dimensioni, è insostenibile.  Questo è il nodo della questione ed esso richiede di essere sciolto. Non è un problema che si possa risolvere in poche ore, ma le parti dovrebbero  impegnarsi a affrontarlo  subito dopo  avere riprodotto condizioni di quasi normalità nella situazione delle banche greche.


Se invece non emerge entro poche ore questa soluzione provvisoria,  accompagnata da un impegno pubblico e solenne ad affrontare al più presto il problema del debito,  la situazione rischia di andare totalmente fuori controllo. Scoppierà e diverrà insolubile la crisi del sistema bancario greco che è stata innestata in questi mesi ed è ora acuita  dal rimpallo di responsabilità fra le parti in causa.


Nel fine settimana la Grecia ha deciso la chiusura delle banche perché se esse fossero rimaste aperte vi sarebbe stata una fuga dai depositi difficilmente fronteggiabile. Il problema è che le banche non possono restare chiuse a lungo. Debbono essere riaperte in una condizione che cosenta di evitare una corsa disperata agli sportelli. Ciò può avvenire soltanto se qualcuno è in grado di garantire in maniera credibile la solvibilità del sistema bancario greco. O lo fa la Banca Centrale Europea senza troppo negoziare sulle contropartite richieste al governo greco, perché non c’e il tempo per un negoziato che in questi mesi si è arenato già troppe volte, oppure dovrà necessariamente farlo una nuova banca centrale greca, uscita dal sistema europeo delle banche centrali e in grado di fornire al sistema bancario una moneta con cui riportare alla normalita la vita finanziaria del proprio paese. Cioè  – questo è il rischio –  o nelle prossime ore emerge un accordo, oppure la Grecia imboccherà, quali che siano le volontà della Grecia e dell’Europa, una strada alla fine della quale vi è soltanto  l’ uscita dall’euro e il ritorno a una valuta nazionale.
È inutile interrogarsi sull’opportunita’ di indire un referendum come ha fatto il governo Tsipras o peggio attendere l’esito del referendum nella speranza (che nutre la maggioranza dei governi europei) che gli elettori greci, spaventati, votino contro Tsipras. Il referendum greco non è, come qualcuno dice, un referendum fra l’euro e la dracma. È la crisi bancaria greca che sta determinando le condizioni per un inevitabile uscita della  Grecia dall’euro e per un ritorno alla dracma. E questo dipende più dal passare delle ore che dall’esito del referendum.


L’uscita dall’euro sarebbe un evento drammatico che avrebbe conseguenze imprevedibili. Essa comporterebbe un periodo, che probabilmente non sarebbe breve e che sarebbe certamente molto doloroso, di difficoltà economiche per la Grecia. Questi costi sarebbero ingenti sul piano economico e sociale, ma, al termine di quel difficile cammino,  sul piano economico la Grecia potrebbe  troversi in condizioni di iniziare un cammino migliore di quello che ha sperimentato finora. Essa potrebbe avviare una fase di ricostruzione della sua economia, pur partendo da condizioni assai dure.


Quanto al resto dell’Unione Monetaria,  si illudono quanti pensano che non vi sarebbero conseguenze economiche immediate o rischi di più lungo periodo per i paesi che restano nell’euro. Non è vero  che l’uscita della Grecia consentirebbe di rafforzare l’Unione Monetaria perché, ammaestrato dalla vicenda,  chi vi resterebbe sarebbe più pronto ad accettare le regole europee.  È una visione avventurista che sfortunatamente ha pesato sulle posizioni di alcuni dei negoziatori e che forse qualche governo, a cominciare dal governo tedesco,  sta cominciando ad abbracciare.


Dire che senza la Grecia tutto sarebbe più semplice rischia di rivelarsi una pericolosa illusione. Se questo avvenisse, la speculazione internazionale coglierebbe immediatamente il dato fondamentale e cioè che l’euro non è irreversibile e agirebbe di conseguenza. È dunque nell’interesse dell’Europa e della stessa Unione Monetaria evitare di sperimentare il rischio dell’uscita dalla Grecia dalla moneta unica.


Va trovata una soluzione senza perdere tempo e senza recriminare sul passato. “Possiamo più biasimare il passato che non correggerlo” – diceva saggiamente Tito Livio. Per questo, appare largamente inutile il tentativo, nel quale sono impegnate in questi giorni  le istituzioni europee e la Grecia, di cercare di fare ricadere sulla controparte la colpa del marasma economico che si svolge sotto i nostri occhi. Ed è addirittura controproducente, arrivati a questo punto, partecipare al gioco di individuare su chi ricada la responsabilità prevalente per essere giunti a questa situazione. È futile chiedersi se essa spetti, come dichiarano  molti governi europei, a al governo greco e alla sua pretesa di strappare un aiuto europeo senza condizioni, evitando di riconoscere la propria posizione di debolezza e gli errori del passato, o se invece la colpa sia del Fondo Monetario, della Commissione Europea e dei maggiori governi  che hanno tenacemente rifiutato di cercare in questi mesi, insieme con il governo democraticamente scelto dai greci,  una strada diversa da quella che essi avevano imposto alla Grecia con i risultati catastrofici  che sono sotto gli occhi di tutti. La sola cosa certa è che non bisognava fare giungere le cose a questo punto.


Servirebbero anzi servono leader europei lungimiranti e autorevoli. In questa crisi non se ne sono visti.


Giorgio La Malfa

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