Giorgio La Malfa sul Mattino del 26 marzo 2017 “Crescita, l’austerità non è abbandonata”

di Giorgio La Malfa - 27/03/2017 - Politica estera
Giorgio La Malfa sul Mattino del 26 marzo 2017 “Crescita, l’austerità non è abbandonata”

La Germania vuole l’euro ancora più forte

Coesione
C’è il tema della solidarietà ma si confermano le riforme strutturali

Un'Europa prospera e sostenibile: un'Unione che generi crescita e occupazione; un'Unione in cui un mercato unico forte, connesso e in espansione, che faccia proprie le evoluzioni tecnologiche, e una moneta unica stabile e ancora più forte creino opportunità di crescita, coesione, competitività, innovazione e scambio, in particolare per le piccole e medie imprese; un'Unione che promuova una crescita sostenuta e sostenibile attraverso gli investimenti e le riforme strutturali e che si adoperi per il completamento dell'Unione economica e monetaria; un'Unione in cui le economie convergano; un'Unione in cui l'energia sia sicura e conveniente e l'ambiente pulito e protetto.
( ... ) Lasceremo ai diversi livelli decisionali sufficiente margine di manovra per rafforzare il potenzia potenziale di innovazione e crescita dell'Europa. Vogliamo un'Europa che sia grande sulle grandi questioni e piccola sulle piccole. Promuoveremo un processo decisionale democratico, efficace e trasparente.

Le celebrazioni delle ricorrenze storiche non sono mai o quasi mai le occasioni per far fare dei passi avanti nella soluzione dei problemi aperti. Normalmente, i passi avanti nelle questioni che dividono gli Stati, richiedono negoziati serrati, fuori dalle luci della ribalta, possibilmente affidati non ai Capi di Stato o di Governo, ma ai ministri del settore o, ancor meglio, a funzionari anonimi che, in caso di necessità, possano essere smentiti. In seno all’Unione europea di problemi aperti fra i Paesi membri ve ne sono molti - dalle questioni dell’immigrazione, agli indirizzi di politica economica, al ruolo rispettivo dei governi e dei vari organismi dell’Unione. Sono problemi aperti da molti anni che si ripercuotono sempre di più nelle pubbliche opinioni provocando la flessione che si registra in tutti i paesi del consenso verso l’integrazione europea. Sarebbe stato sorprendente se, vedendosi a Roma a sessantenni dalla firma dei Trattati europei, i capi di Stato e di Governo dell’Europa di oggi avessero magicamente trovato un punto di equilibrio fra le posizioni in conflitto che hanno paralizzato in questi anni l'Unione Europea.

Non ci si poteva attendere questo risultato e non lo si è avuto. Queste manifestazioni hanno, però, un altro merito, da non sottovalutare. Se non consentono passi in avanti, bloccano i passi indietro. Costringendo a un’unità di facciata, obbligano a ribadire, pur se in un linguaggio genetico, le ragioni dell’unità rispetto ai motivi di divisione. Non è poco ed in questo senso Roma è stata e si dimostrerà utile. Dunque la cosa importante è che i Capi di Stato e di Governo, nonché gli esponenti delle tre istituzioni comunitarie Consiglio europeo, Parlamento europeo e Commissione europea, abbiano ribadito le ragioni dell’unità.

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