Giorgio La Malfa su Il Mattino del 26 febbraio: “Israele punta l’Iran e sbaglia bersaglio”

di Giorgio La Malfa - 26/02/2015 - Politica estera
Giorgio La Malfa su Il Mattino del 26 febbraio: “Israele punta l’Iran e sbaglia bersaglio”
Oxford, 25 febbraio. A che punto è il programma nucleare iraniano? Intorno a questa questione, è in corso in questi giorni una battaglia fatta di rivelazioni di documenti ufficiali e di rapporti segreti.  Tutto questo avviene a pochi giorni dalla ripresa dei colloqui fra il cosidetto gruppo dei 5 (Stati Uniti, Inghilterra Francia, Russia, Germania) e l’Iran su questo tema e in coincidenza con una visita del primo ministro israeliano Netaniahu a Washington.
 
Ieri  un gruppo di quotidiani internazionali, fra cui il Guardian, Al Jazeira ed altri, ha pubblicato una serie di documenti diplomatici segreti - sembra ottenuti in Sud Africa – uno dei quali contenente informazioni sulle valutazioni dei servizi segreti israeliani sullo stato del programma nucleare iraniano. La rivelazione  di questo documento è destinata a mettere in imbarazzo Netaniahu ed a indebolirlo in vista dei suoi incontri a Washington. E forse questo spiega la tempistica della divulgazione.
 
Nel documento si legge che in questi anni i servizi segreti israeliani non hanno condiviso le valutazioni del governo Netaniahu sullo stato del programma nucleare iraniano. Mentre il governo ribadiva di avere le prove che il programma iraniano di arricchimento dell’uranio era in uno stadio molto avanzato ed era quindi inevitabile intraprendere un’azione di forza per interromperne il completamento, i  servizi segreti ritenevano invece  che l’Iran non  fosse affatto  vicino all’obiettivo della costruzione dei primi ordingi nucleari e non rilevavano un’attività particolarmente marcata in questa direzione.
 
In evidente risposta a queste rivelazioni, ieri è stato messo in circolazione un rapporto di tutt’altro tenore, diffuso da un gruppo di oppositori del regime iraniano. Nel rapporto, di cui danno conto oggi i giornali inglesi,  si legge che, contrariamente alle illusioni che gli iraniani abbiano rallentato il programma di arricchimento dell’uranio in vista di un accordo con i propri interlocutori internazionali,  vi sarebbe un laboratorio militare ultrasegreto, ignoto all’Agenzia di Vienna che periodicamente ispeziona le istallazioni iraniane, nel quale  il programma di arricchimento dell’uranio continua senza soste in preprazione della costruzione di ordigni militari nucleari. È difficile dire, senza ulteriori accertamenti, se si tratti di una scoperta rilevante o di un tentativo di compensare le rivelazioni di ieri. Comunque Netaniahu deve avere fatto un sospiro di sollievo.
 
È difficile non collegare queste rivelazioni alla visita del primo ministro israeliano negli Stati Uniti. In questo momento i rapporti fra il Governo israeliano e la Casa Bianca sono molto compromessi. L’Amministrazione americana è recisamente contraria ai programmi di costruzione di abitazioni nei territori occupati che il governo israeliano persegue ed è anche infastidita dall’opposizione degli israeliani ai contatti con l’Iran ed alla possibilità che si possa giungere a un’intesa sul programma di arricchimento dell’uranio a fini civili.
 
Obama ha deciso di non ricevere Netaniahu alla Casa Bianca con la giustificazione che, a poche settimane dallo svolgimento delle elezioni in Israele, l’Amministrazione non vuole dare l’impressione di parzialità a favore di un candidato. E tuttavia Netaniahu, che è stato invitato a parlare davanti al Congresso, farà di tutto per metter in difficoltà l’Amministrazione. Il punto riguarda le sanzioni.
 
Nei contatti di questi mesi, gli Stati Uniti hanno avuto l’impressione che l’attuale governo iraniano punti seriamente a un accordo sul programma nucleare ed a dare sufficienti garanzie di non nascondere un’ambizione di arricchire l’uranio fino a livelli che consentano un’utilizzazione militare. Essi chiedono però, in contropartita, l’eliminazione o quantomeno un forte ridimensionamento delle sanzioni. Ne hanno bisogno, non solo perché le sanzioni incidono pesantemente sulle condizioni di vita dell’Iran, ma anche perché i gruppi conservatori contrari alle aperture del Governo lo accusano di debolezza verso l’Occidente.
 
La situazione delle sanzioni americane è molto complessa. Per alcune il presidente degli Stati Uniti può procedere senza bisogno del consenso del Congresso. Per altre invece il voto del Congresso, che è oggi a maggioranza repubblicana,  è indispensabile. E’ facile prevedere che Netaniahu farà di tutto per mettere Obama in difficoltà davanti al Congresso.
 
Dispiace doverlo dire, ma le posizioni del governo israeliano appaiono  molto miopi. Che senso ha approfittare della evidente debolezza delle fazioni palestinesi per spingere avanti la costruzione degli insediamenti? In questo modo si accumulano tensioni che sara’ più difficile superare. Ancor meno condivisibile è l’atteggiamento sul programma nucleare iraniano. Israele può stare certa che gli americani non cercano un accordo a qualunque costo con l’Iran, magari a costo di chiudere un occhio sui programmi di costruzione delle armi nucleari. Ciò detto, però, fanno bene a cercare un dialogo con l’Iran. Nel quadro della situazione del Medio Oriente, oggi l’Iran non costituisce la minaccia principale. Anzi, può costituire un elemnto di equilibrio rispetto agli sviluppi più preoccupanti che si stanno detrminando. Non è l’Iran che fomenta le forme piu pericolose del terrorismo islamico che fanno capo all’Isis. Esso è anzi, per la sua connotazione religiosa, uno degli obiettivi contro i quali si scaglia l’Isis. In una situazione in cui la minaccia dell’Isis si estende e  tende anche a toccare le sponde mediterranee dell’Africa, coviene  guardare con molta attenzione all;’Iran e cerchere, se è possibile, di intensificare il dialogo con questo paese.  Tanto più se, come sembrerebbe dai rapporti dei servizi segreti israeliani che se ne intendono, l’Iran non è affatto alle soglie di dotarsi di armi nucleari.
 
Giorgio La Malfa
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