Giorgio La Malfa su La Nazione, Il Resto del Carlino e Il Giorno del 16 giugno 2015: “Meno potere a Bruxelles”

di Giorgio La Malfa - 16/06/2015 - Politica estera
Giorgio La Malfa su La Nazione, Il Resto del Carlino e Il Giorno del 16 giugno 2015: “Meno potere a Bruxelles”

Giorno dopo giorno crescono i contrasti nell'Unione europea. Sulla Grecia, solo all'ultimo momento si capirà se si andrà alla prima rottura dell'euro o se i creditori preferiranno mettere il paese ellenico in condizione di onorare il debito.

Sull'immigrazione è evidente la solitudine dell'Italia di fronte alla volontà dei Paesi del Nord-Europa di non essere coinvolti.

Sui rapporti con la Russia sono palesi le distanze fra chi ritiene si debba fronteggiare Putin e chi preferirebbe un accordo.

Su ciascuno di questi problemi è sempre più difficile trovare una posizione comune.La risposta standard è che servirebbe l'Unione Politica.
Ma è ancora realistico il sogno di fare dell'Europa uno stato federale come gli Stati Uniti?

Ciò che non si è fatto negli anni 50 tra 6 Paesi uniti dalla necessità di fronteggiare la minaccia sovietica può mai avvenire tra 28 nazioni che hanno storie e prospettive così diverse?

All'inizio le istituzioni europee sottraevano agli Stati membri poche competenze e conferivano loro vantaggi evidenti. Oggi metà della legislazione nazionale deriva dalle decisioni della Commissione europea e del Consiglio dei ministri. Altre scelte dipendono dalla Bce.


INEVITABILE la domanda sulla legittimazione democratica di queste entità, anche perché i risultati non sono entusiasmanti: basta pensare all'andamento economico dell'area euro. Si è rivelata illusoria l'idea di Jean Monnet che si potesse giungere a una federazione politica per forza di cose, senza una decisione dei popoli europei ai quali questa domanda non è stata mai posta.

Bisognerebbe razionalizzare i poteri delle istituzioni europee e restituire agli Stati la possibilità di condurre delle politiche adatte alle loro esigenze. Nella politica economica, ad esempio. non può essere imposta un'unica linea a Paesi che hanno tassi di crescita e livelli di disoccupazione così diversi fra loro.

Si chiede che ciascuna economia divenga più flessibile, ma si pretende che i tassi di cambio siano rigidi: alla lunga l'euro così non reggerà. I segni della disintegrazione dell'Europa sono evidenti. Se non saranno le classi dirigenti europee a ridisegnare le istituzioni, la situazione rischia di scappare di mano e di trasformare il sogno dell'unità europea nella realtà di un marasma sempre più pericoloso.

http://aoload.com/ - http://benidilusso.com/ - http://pcwatchtv.com/ - http://siemensfreaks.com/