Giorgio La Malfa su Il Mattino del 21 giugno 2015: “Atene è ko tutto dipende da Berlino”

di Giorgio La Malfa - 22/06/2015 - Politica estera
Giorgio La Malfa su Il Mattino del 21 giugno 2015: “Atene è ko tutto dipende da Berlino”
È  impossibile prevedere come finirà la riunione del Consiglio Europeo dei paesi dell’euro convocato lunedi in via  straordinaria per discutere della situazione della Grecia. Le premesse sono pessime, perché si è instaurato un clima di sfiducia reciproca fra la Grecia e I suoi interlocutori. Questi vorrebbero sostanzialmente dimostrare che il nuovo Governo greco non è in grado di mantenere le promesse fatte al momento delle elezioni.  Tsipras, per sua parte, sente le richieste europee come una intromissione nella libertà di determinazioni dei cittadini greci. Ed in questo ha dalla sua parte l’evidenza del disastro creato dalle politiche che l’Europa e il Fondo Monetario hanno imposto alla Grecia in questi anni.
 
Nonostante queste premesse, tre sono gli esiti possibili: un accordo complessivo sul problema del debito greco; la rottura definitiva fra la Grecia e i suoi creditori che sarebbe l’anticamera della uscita di Atene dalla moneta unica; una concessione alla Grecia  dei mezzi strettamente necessari per onorare il primo debito in scadenza, che è quello verso il Fondo Monetario, rinviando ulteriormente al futuro l’insieme delle questioni.  
      
In realtà la scelta fra questi tre esiti non dipende dalla Grecia, che non ha più nulla da dare nelle condizioni in cui versa il paese. Essenzialmente spetta ai creditori decidere che cosa vogliono fare. La Grecia è di fatto insolvente. Non è nelle condizioni di onorare I debiti in scadenza se non riceve dagli stessi creditori nuovi prestiti, possibilmente a condizioni più favorevoli che in passato. La sua situazione economica è talmente grave che se anche decidesse di tagliare le pensioni o aumentare l’IVA come chiede Junker, ricaverebbe cosi poco da non mutare sostanzialemnte la sua condizione di insolvenza.
 
Sono quindi i creditori a dover decidere se è peggio e più diseducativo aiutare senza condizioni un paese in difficoltà, oppure spingerlo a uscire dall’euro per dare una lezione a chiunque domani si trovasse in condizioni analoghe.
 
Tutto dipende da Berlino che è oggi, volente o nolente, il paese guida in Europa. Berlino è divisa al suo interno. Schauble, il ministro delle finanze, spalleggiato dalla Bundesbank,  pensa che  è meglio subire le conseguenze di un default greco e dell’uscita di Atene dall’euro piuttosto che incoraggiare comportamenti che essi considerano incompatibili con la disciplina necessaria per stare in una moneta unica. La Cancelliera Merkel è più attenta al rischio politico di una rottura dell’euro. Un peso notevole, anche se non si esporrà troppo apertamente, lo avrà Mario Draghi. Nel 2012 egli ebbe a  dichiarare che la BCE era decisa a fare “whatever it takes to preserve the euro” – tutto quello che era necessario per preservare l’euro. Se oggi venisse fuori che  un Paese può essere costretto a uscire dall’euro, il mondo saprebbe che la costruzione dell’euro come tale non è intoccabile.
 
Questi sono I termini della questione. Per I falchi, tollerare oggi significa incoraggiare I comportamenti irrsponsabili di altri domani. Per le colombe, spingere fuori Atene dall’euro oggi, vuol dire rischiare che questo sia l’inizio della disintegrazione non solo della moneta unica, ma  domani dell’Europa. E poichè l’Europa è attraversata da divisioni molto profonde anche in altri campi – basta pensare alla questione dell’immigrazione – la saggezza politica e la prudenza sono dalla parte delle colombe.
 
Ma nè i falchi ne le colombe appaiono decisi a misurarsi fino in fondo con i problemi che sono emersi e che stanno emergendo:  non sono pronti né a scegliere di smontare una costruzione contraddittoria come è la moneta unica, né a rafforzarla completandola sul piano istituuzionale e politico. Le opinioni pubbliche europee non sono pronte – non sono più pronte – a pensare fino in fondo a questi problemi. Per questo l’ipotesi che probilmente finirà per emergere è un rinvio, un compromesso che non taglia in modo netto il nodo gordiano della solidarietà né in un senso né nell’altro. Di fronte a decisioni difficili e impopolari, la politica in genere sceglie il rinvio.
 
Giorgio La Malfa
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