Giorgio La Malfa su QN Il Resto del Carlino del 31 gennaio 2016 “Italia appesa alla promozione Ue. A rischio la riforma fiscale di Renzi”

di Giorgio La Malfa - 03/02/2016 - Politica estera
Giorgio La Malfa su QN Il Resto del Carlino del 31 gennaio 2016 “Italia appesa alla promozione Ue. A rischio la riforma fiscale di Renzi”

Scontro sui conti, il governo teme il taglio del deficit anche nel 2017 . DI FRONTE ai sintomi sempre più evidenti di una progressiva e drammatica disgregazione dell’Europa, nel loro incontro Angela Merkel e Matteo Renzi potevano elevare i toni affrontando i grandi temi del progetto europeo: libera circolazione di persone e cose, lotta alla disoccupazione, unità politica. Si sono invece limitati a cercare di appianare, sul piano bilaterale, le divergenze emerse in queste ultime settimane. I due Paesi, fra i più fermi sostenitori del progetto europeo nel dopoguerra, avevano titolo per lanciare un appello agli altri membri dell’Unione, vecchi e nuovi. Hanno invece preferito la seconda strada. Così facendo, Renzi e Merkel hanno rinunziato ad assumere — come ha osservato l’ambasciatore Rocco Cangelosi, a lungo rappresentante dell’Italia presso l’Ue —una statura e una leadership europea. L’esito dell’incontro è stato molto insoddisfacente, per la loro immagine e per l’Europa.

QUANTO ai dossier bilaterali, ne spiccavano due, uno di maggior interesse per la Germania, l’altro per l’Italia. La Cancelliera ha fretta, anche per fronteggiare le critiche interne, di mettere in funzione l’accordo europeo con la Turchia per il controllo dell’immigrazione, bloccato per ora dal rifiuto italiano di versare la propria parte di contributi. Renzi, a sua volta, ha assoluto bisogno che la Commissione europea non metta in discussione la legge di bilancio per il 2016 e non apra una procedura d’infrazione. Avrebbe ancor più necessità di evitare di dover tagliare il deficit nel 2017 e nel 2018 in vicinanza delle elezioni politiche.

QUALUNQUE cosa si siano detti, alla fine hanno lasciato aperte le due questioni e le hanno rimesse alla Commissione. Renzi ha detto che l’Italia è pronta a versare alla Turchia la sua parte, fissata in 280 milioni, a condizione che la Commissione non conteggi questa cifra nel deficit. La Merkel ha detto che il giudizio sulle politiche di bilancio dei Paesi membri spetta a Juncker. Su ambedue i problemi la soluzione è rinviata, anche se è possibile che, per ottenere lo sblocco del finanziamento alla Turchia, la Merkel possa incoraggiare la Commissione a essere comprensiva con l’Italia. C’è però il problema che in queste settimane il governo italiano ha attaccato frontalmente Juncker, cosicché non è detto che la benevolenza della Cancelliera sia sufficiente. In realtà la situazione italo-tedesca non è simmetrica; la posizione italiana è di gran lunga la più debole. Sull’immigrazione la Germania ha una carta in più per forzarci la mano: Renzi sa che solo la Merkel può cercare di impedire che salti del tutto l’accordo di Schengen. Se tornassero i controlli ai confini, l’Italia, con la Grecia primo Paese di arrivo dell’immigrazione, non sarebbe più un Paese di transito: si troverebbe sola a fronteggiare questo immenso problema.

SUL DEFICIT, Renzi si rende ormai conto che la perdurante debolezza dell’economia italiana, unita al peggioramento della congiuntura internazionale, fa sì che quel punto in più di deficit che la Commissione potrebbe concedere non basterà per presentarsi alle elezioni con la crisi definitivamente alle spalle e un’economia in crescita. Pesano i due anni persi nell’illusione che il Jobs Act e le riforme istituzionali avrebbero fatto ripartire l’economia italiana. Se pure quest’anno la Commissione ci darà via libera, rischia di sfumare il sogno della grande riforma fiscale promessa da Renzi qualche mese fa.

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