Le letture di Aspen: "Gettin Russia Right"

di Giorgio La Malfa - 19/03/2008 - Politica estera
Le letture di Aspen: "Gettin Russia Right"

   Un breve ma assai denso saggio di Dmitri Trenin, vicedirettore del Centro di Mosca del Carnegie Endowment for International Peace, pubblicato alla fine dello scorso anno (Getting Russia Right, Carnegie Endowment, Washington 2007) sollecita l’Occidente ad una riflessione sulla situazione attuale e le prospettive della Russia ed a un aggiornamento delle proprie strategie nei confronti di quel paese. La Russia, scrive Trenin, sta uscendo dai lunghi anni di crisi economica e di caos politico iniziati con la caduta del Muro di Berlino nel 1989 e con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991. Non è più l’ex grande potenza costretta a ritirarsi da tutte le aree del mondo ed a accettare il ruolo limitato di democrazia emergente bisognosa di un sostegno occidentale. Il rafforzamento dei poteri dello Stato operato da Putin a partire dal 2000 e il forte miglioramento delle condizioni economiche dovuto all’aumento dei prezzi del petrolio hanno modificato la situazione e alimentato nella “leadership russa una nuova fiducia in sé stessa”. Ciò che sta avvenendo – osserva l’autore – è che “i principi, gli incentivi, le sanzioni che furono messi a punto (dall’Occidente) negli anni 90 non funzionano più.” Ma mentre la Russia “ha stabilito un nuovo paradigma per i propri rapporti con l’Occidente, l’Occidente non è riuscito a definire il proprio paradigma per i rapporti con la Russia” (p.4).

     Nei confronti della Russia – osserva Trenin – l’Occidente oscilla fra due sentimenti contraddittori. Da un lato si tende a giudicarla come un Paese in perdita progressiva di peso e di importanza di cui si possono impunemente trascurare le opinioni e, sopratutto, gli interessi; dall’altro, non appena essa si fa sentire sulla scena internazionale, si torna nuovamente a considerarla quasi alla stregua dell’URSS, cioè come una minaccia per l’Occidente da contrastare attivamente. Questi due stati d’animo sono egualmente sbagliati. E’ certamente vero che per l’immediato la speranza di una trasformazione democratica della Russia è ormai svanita: “Sul piano politico – scrive Trenin – la Russia è ancora un’autocrazia, guidata da un presidente erede degli zar” (p. 104). E tuttavia sono all’opera dei fattori di cambiamento della società russa che alla lunga sono destinati a favorirne la trasformazione in senso democratico. Il principale di questi fattori è la nascita di un’economia di mercato fondata sulla diffusione della proprietà privata. Non sarà un processo istantaneo: “nel 2025 – scrive Trenin – probabilmente la Russia non sarà ancora diventata una democrazia, ma sarà considerevolmente più liberale e più moderna” (p.105). Poiché le chances di una Russia democratica dipendono dalla diffusione di un sistema economico di mercato, l’Occidente dovrebbe incoraggiare e sostenere tutto quello che può rafforzare il cammino in questa direzione, a cominciare dalla partecipazione al WTO e magari all’OCSE: “promuovere l’interdipendenza economica è il modo migliore di creare dei legami solidi fra la Russia, l’Unione Europea e gli Stati Uniti”(p. 106).

     Sul piano politico delle questioni internazionali, Trenin sostiene che gli attuali dirigenti russi sono disponibili a collaborare con l’Occidente, a condizione però che si riconosca al loro Paese uno status di grande potenza partecipe del ‘global ruling politburo’ (p. 107), cioè in particolare del G8 e del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Quanto alla difficilissima questione dei diritti civili, Trenin sostiene che la pressione sulla Russia perché adotti standards più accettabili deve continuare, ma che non possono essere ignorate le osservazioni russe sui doppi metri di giudizio che l’Occidente adotta in queste materie, per esempio ignorando violazioni che avvengono in Paesi che ora appartengono alla sfera occidentale o in paesi come la Cina verso i quali si usa un linguaggio talmente prudente da sfiorare la connivenza.

     Le conclusioni generali del saggio sono molto significative: “L’America e l’Europa debbono guardare alla Russia come un paese capitalistico emergente, non come una democrazia fallita. Capirebbero meglio la Russia usando il vocabolario dell’economia pratica, più che quello della scienza politica. I loro amici più fidati in Russia sarebbero coloro i quali amerebbero fare degli affari con l’Occidente…Tutto questo non renderà sempre piacevole il rapporto con la Russia, ma renderà più prevedibile e più produttivo il futuro delle relazioni con questo paese…Tutto questo non sarebbe solo utile di per sé. Contribuirebbe a creare un mondo migliore” (p. 112).

     Come sempre quando si ha a che fare con il futuro e con situazioni in evoluzione, non si possono addurre prove definitive, ma solo argomentare in modo ragionevole. In linea di principio non è detto che l’evoluzione in senso capitalistico che Trenin prevede per la Russia comporti anche un’evoluzione in senso democratico di quella società. I discorsi di Putin nell’ultimo anno, compreso l’ultimo pronunciato l’8 febbraio davanti al Consiglio di Stato, con l’accenno al riarmo della Russia, hanno un tono minaccioso che non può non suscitare preoccupazione in Occidente. L’atteggiamento verso i paesi circostanti, dall’Ucraina alla Georgia, danno il senso di una nuova volontà di affermare la presenza della Russia nelle vicende del mondo che la circonda. E’ possibile quindi anche una diagnosi meno ottimistica di quella di Trenin sull’evoluzione russa a medio termine. E tuttavia appare esatta la considerazione di Trenin sull’influenza che avranno gli atteggiamenti dell’Occidente sull’evoluzione degli atteggiamenti delle classi dirigenti russe: un atteggiamento di chiusura certamente provocherebbe, come sempre in passato, prima del comunismo e negli anni di esso, una reazione altrettanto forte di chiusura. Vale dunque la pena di sperimentare l’altra strada, quella del coinvolgimento della Russia nelle istituzioni del governo politico ed economico mondiale insieme a quella dell’integrazione economica della Russia nella comunità degli affari. A cambiare strada ed a prendere un atteggiamento più duro c’è sempre tempo, quando si dovesse constatare che l’evoluzione della Russia di Putin e del dopo Putin non va nel senso desiderato. Oggi, i consigli di Trenin appaiono saggi e meritevoli di essere ascoltati.


Dmitri Trenin "Getting Russia Right", Carnegie Endowment, Washington DC 2007 - Pubblicato su Aspenia Anno 13 n. 40, marzo 2008 Rivista di Aspen Institute Italia

http://aoload.com/ - http://benidilusso.com/ - http://pcwatchtv.com/ - http://siemensfreaks.com/