La Malfa sul FOGLIO: Perchè la sua elezione fu il "miglior regalo di compleanno" per Hayek

di Giorgio La Malfa - 11/04/2013 - Politica estera
La Malfa sul FOGLIO: Perchè la sua elezione fu il "miglior regalo di compleanno" per Hayek

IL FOGLIO - 11 aprile 2013

 

Margareth Thatcher si considerava una seguace di Hayek, di cui diceva di aver letto The Road to Serfdom durante gli anni di studio ad Oxford. Nel 1974 aveva strappato a Edward Heath la leadership del partito conservatore all’indomani di una pesante sconfitta elettorale ed aveva messo in chiaro che l’orientamento culturale dei conservatori doveva cambiare radicalmente. Si racconta  che avesse platealmente tirato fuori dalla borsa in una riunione con l’ufficio studi del partito un altro libro di Hayek, The Constitution of Liberty, proclamando: “E’ in questo che crediamo”.

 

Da Hayek aveva mutuato l’idea che l’estensione dei tentacoli dello Stato costituisse un pericolo per la libertà e che dunque bisognasse smantellare il più possibile l’intervento pubblico. Hayek, che compiva 80 anni nel ’79, le mandò un telegramma quando Lei, proprio in quell'anno, divenne primo ministro: ”La ringrazio – scriveva Hayek - per il miglior regalo per i miei ottant’anni che potessero farmi”. E lei rispose: “Sono molto orgogliosa di avere imparato tanto da lei negli ultimi anni. Sono decisa a farcela. Se ci riusciamo il suo contributo alla nostra vittoria sarà stato immenso.”

 

L’altro riferimento della Thatcher era Milton Friedman, anch’egli legato a Hayek, ma assai meno radicale di quest’ultimo nell’impostazione della politica economica. Agli occhi di Hayek pesava una dichiarazione di Friedman di  qualche anno prima quando aveva detto: “Ormai siamo tutti keynesiani”, anche se poi aveva riproposto il suo rigido monetarismo basato sull’idea che le banche centrali dovessero rinunciare all’essenza del keynesismo, cioè alla discrezionalità nel controllo della moneta e adottare in suo luogo delle regole automatiche dalle quali non discostarsi per nessuna ragione. Hayek e Friedman furono spesso ospiti di Downing Street n. 10 negli anni della Thatcher e invitati a catechizzare i ministri più riottosi al nuovo verbo liberale del partito conservatore.

 

I primi effetti delle politiche monetariste del Gabinetto Thatcher non furono felici: i disoccupati salirono ad oltre tre milioni; lo scontro con i sindacati, di cui la Thatcher volle ridurre il potere, in realtà esorbitante, fu durissimo. Fu il sentimento di orgoglio nazionale suscitato dalla guerra delle Faulkland a consentire alla Thatcher di vincere le elezioni del 1983. E fu solo il ritorno alle politiche più tradizionali di espansione  monetaria e di riduzione delle imposte che consentì al Cancelliere dello Scacchiere Lawson di provocare la forte ripresa economica che caratterizzò la seconda parte degli anni Ottanta in Inghilterra e consentì alla Thatcher la terza vittoria elettorale, prima che la rivolta del suo stesso partito ne decretasse la fine, all’inizio degli anni Novanta.

 

Quello che ha fatto sì che la signora Thatcher abbia cambiato la vita inglese, fino al punto di influenzare anche profondamente lo stesso Partito laburista, non è tanto la sua visione economica, rigida, dogmatica e non particolarmente efficace nei risultati, quanto la sua personalità politica, la forza di difendere le sue convinzioni, l’energia nel tenere a bada i suoi ministri, il coraggio di sfidare l’impopolarità anche presso i suoi compagni di partito: tutte doti strettamente personali e politiche, sostanzialmente indipendenti dai contenuti specifici delle sue idee. E se uno guarda all’Italia di oggi, quello che manca non sono tanto le idee sulle cose da fare, quanto una leadership che porti con sé una gran parte del Paese, gli restituisca fiducia e voglia di fare: che susciti magari opposizioni, come suscitò la Thatcher, ma spinga ciascuno a fare la sua parte.

 

Sono stato testimone della forza di questa personalità  nell’agosto del 1990 nel corso di una Conferenza dell'Aspen Institute, ad Aspen in Colorado. La conferenza fu aperta dal Presidente degli Stati Uniti, George Bush, e chiusa da un discorso della  Thatcher. Saddam Hussein aveva invaso in quei giorni il Kuwait e non si parlava di altro. Nel discorso introduttivo, Bush espresse la contrarietà degli Stati Uniti per l’azione di Saddam, ma in termini tali che non sembravano preludere ad una risposta militare. Poi arrivò la Thatcher; vi furono dei colloqui con Bush e alla fine la Tatcher pronunciò il discorso conclusivo: descrisse Saddam come un nuovo Hitler e l'arrendevolezza sul Kuwait come una nuova Monaco: gli astanti capirono che l'America aveva superato le perlessità ed era pronta a partire con la preparazione dell’azione militare. Erano buoni gli argomenti? È difficile dirlo: ma è certo che la Thatcher occupava la scena con una forza ed una energia che sprigionavano da ogni particolare del suo modo di essere. Ed è questo il segreto della leadership.

 

 

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