Così la NATO può contribuire a ridurre gli arsenali nucleari

di Giorgio La Malfa, Francesco Calogero - 18/10/2010 - Politica estera
Così la NATO può contribuire a ridurre gli arsenali nucleari

Nel gennaio 2007 quattro eminenti statisti americani - Henry Kissinger, George Schultz, William Perry e Sam Nunn, due democratici e due repubblicani -  firmarono insieme un editoriale sul Wall Street Journal in cui sostenevano che le armi nucleari costituiscono per il mondo un rischio troppo elevato e che bisogna riuscire ad eliminarle del tutto. Seguirono in vari paesi, compresa l’Italia, analoghe prese di posizione, tutte su base bipartisan. Nell’aprile 2009 il Presidente degli Stati Uniti, Obama, a Praga,  ha fatto proprio questo obiettivo.

Alcuni fatti concreti avvenuti quest’anno indicano che qualcosa si muove in questo campo: la firma di un nuovo Trattato russo-americano di riduzione controllata degli arsenali nucleari dei due Paesi; la pubblicazione della nuova dottrina nucleare americana che restringe le  circostanze di impiego delle armi nucleari;  l’esito positivo della Conferenza di riesame del Trattato di Non Proliferazione. Il traguardo della eliminazione delle armi nucleari rimane distante, ma sono passi nella  giusta direzione.

Come ha scritto il Foglio – unico giornale italiano  ad occuparsi della questione – il 19 e 20 novembre prossimi a Lisbona la Conferenza interministeriale della NATO dovrà approvare  il nuovo Concetto Strategico dell’Alleanza predisposto dal segretario generale, Rasmussen, che sostituirà il precedente risalente al 1999.  In vista di questa scadenza è stato diffuso nei giorni scorsi un documento sottoscritto da alcune decine di personalità europee, la maggior parte delle quali ha rivestito importanti incarichi di Governo nei rispettivi Paesi, che chiede alla NATO di dare il suo contributo al processo di riduzione delle armi nucleari. Il documento, di cui siamo cofirmatari, contiene 5 proposte:

·       La riduzione e, in prospettiva, il ritiro delle circa 200 armi nucleari cosiddette tattiche stazionate in Europa, originariamente pensate per far fronte a un attacco con forze convenzionali da parte dell’URSS,  ed oggi prive di giustificazione militare;

·       L’apertura di un dialogo con la Russia volto ad eliminare tutte le armi nucleari tattiche dall’intero territorio europeo, fino agli Urali;

·       Una riformulazione della dottrina nucleare della NATO che indichi chiaramente che il suo arsenale nucleare ha come unico scopo la dissuasione di un attacco nucleare;

·       Un rilancio del Consiglio NATO-Russia per sviluppare un rapporto cooperativo in cui esaminare anche i problemi relativi ai sistemi antimissilistici;

·       La rivitalizzazione del Trattato per la riduzione delle Armi Convenzionali in Europa.

Ci sembra che la NATO debba dar prova di lungimiranza e muovere, pur con tutte le cautele, nella direzione che abbiamo indicato, anche se sappiamo che esistono valutazioni e sensibilità diverse in  ciascun Paese e fra i Paesi dell’Alleanza. Auspichiamo che il Governo italiano, forte di una mozione su questi temi votata praticamente all’unanimità dal Parlamento, faccia sentire la sua voce in questa direzione.

I rischi di una corsa all’armamento nucleare da parte di nuovi Paesi sono molto gravi. Per ridurli è indispensabile che i Paesi nucleari, in primis Stati Uniti e Russia, cooperino più strettamente e soprattutto procedano alla ulteriore riduzione dei loro, tuttora spropositati, arsenali nucleari. La NATO , che oggi è sempre più proiettata verso compiti diversi da quelli previsti dal suo trattato istitutivo (basta pensare all’Afghanistan), deve assumere un ruolo attivo in questo sforzo.

da Il Foglio del 16 ottobre 2010


L'AUTORE

Giorgio La Malfa

Professore ordinario di Politica economica all'Università di Catania dal 1980, in aspettativa per mandato ...

Francesco Calogero

Francesco Calogero è membro del comitato accademico della FULM, professore ordinario di Fisica Teorica all' Università di ...

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