Scambio epistolare tra Giorgio La Malfa e Sergio Romano sul futuro dell'Euro pubblicato su Il Corriere della Sera del 19 marzo 2016

di Giorgio La Malfa - 21/03/2016 - Politica estera
Scambio epistolare tra Giorgio La Malfa e Sergio Romano sul futuro dell'Euro pubblicato su Il Corriere della Sera del 19 marzo 2016

 

CHE COSA FARE DELL'EURO - IL FUTURO DELLA MOINETA UNICA  

Lei scrive sul Corriere del 15 marzo che il partilo AfD (Alternative fur Deutschland) fu creato «da economisti convinti che la nascila della moneta unica fu un errore» e aggiunge che per coloro che credono nell'unità dell'Europa non fu piacevole constatare che il virus dell'euroscetticismo aveva trovato alloggio anche nella society tedesca». 

Su questo punto lei ed io abbiamo discusso molte volte. Lei considera euroscettici coloro i quali manifestano riserve sul progetto della moneta unica. Io penso, invece, che la creazione dell'euro sia stata un passo falso che mette in pericolo iI processo di integrazione europea che è la cosa più preziosa fatta dall'Europa nel secondo dopo guerra. 

Tutta la Germania, a cominciare dalla signora Merkel, non solo l’AfD, teme che la moneta unica possa obbligarla, prima o poi, a darsi carico delle sorti (e del debito pubblico) di Paesi che ritengono assai peggio gestiti del loro. E’ una posizione antieuropea? Penso di no. Solo che per evitare questo rischio la Germania ha imposto nell'Unione Monetaria regole the fanno si che l'eurozona cresca assai meno non solo del resto del mondo, ma anche dei Paesi dell'Ue che sono fuori dall'euro. Constatarlo significa essere euroscettici? Non bisognava mettere il carro davanti ai buoi.

L'unificazione monetaria consegue alla nascila di uno Stato, non può esserne la premessa. Cresce giorno dopo giorno l'insoddisfazione degli europei. La moneta unica ne e una delle cause. Alla quale oggi si aggiunge la questione drammatica dell'immigrazione. Forse, senza la moneta unica, gestiremmo meglio anche la crisi dell'immigrazione. 

- Giorgio La Malfa

 

Risponde Sergio Romano

Caro La Malfa, dopo l'unificazione tedesca, quando fu firmato il Trattato di Maastricht per la creazione dell'Unione economica e monetaria, la scelta non era fra la moneta unica e altre ipotetiche forme di integrazione europea. Negli anni precedenti, dopo la caduta del muro, l'evidente malumore di alcuni leader europei di fronte alla prospettiva di una grande Germania dimostrava che soltanto una forte iniziativa europea avrebbe evitato una pericolosa crisi di fiducia. La rinuncia al marco era il migliore e più tranquillizzante dei segnali che la nuova Germania potesse dare ai suoi partner. Sapevamo che l'euro avrebbe creato nuovi problemi e nuove sfide; ma il progetto era stato attentamente studiato dal Comitato Delors ed era ‘pronto per l'uso’.

E’ certamente vero che i tedeschi imposero regole severe, alquanto diverse da quelle con cui alcuni Paesi dell'Ue avevano gestito i loro conti pubblici sino a quel momento; ma io sperai che quella fosse l'occasione da cogliere per uscire finalmente dal vicolo cieco delle spese clientelari e irresponsabili. Commisi un errore di giudizio.

Ma che cosa sarebbe accaduto se l’Italia, in quel momento, si fosse messa di traverso? Che segnale avremmo dato all'Europa se non quello che eravamo decisi a perseverare sulla cattiva strada? Dopo la nascita dell'eurozona, il processo all'euro non tardo a cominciare, ma le critiche furono particolarmente arrabbiate nei Paesi dove i governi erano meno disposti a riformare le loro istituzioni e a rivedere la spesa pubblica. Se vi e stata crisi dell'euro, a che cosa è dovuta? A difficoltà obiettive e difficilmente superabili o alla grande crisi finanziaria del 2007 e alla scarsa volontà dei governi di adattarsi alle regole della buona finanza? Ancora un dubbio, Caro La Malfa.

Che cosa dovremmo fare oggi? L'euroscetticismo ha un senso soltanto se si propone il ritorno alle valute nazionali. E una "strada percorribile senza inflazioni galoppanti e dichiarazioni d'insolvenza, con tutte le ricadute sociali che possono accompagnare il fallimento di un grande progetto federale? A me sembra invece che l'Ue dovrebbe piuttosto reagire alla crisi della sua moneta con un programma infrastrutturale per l'intera Unione, finanziato da obbligazioni europee. A lei, autore di un recente libro su Keynes, l'idea non dovrebbe spiacere. 

- Sergio Romano

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