DA TRADURRE, rubrica di Giorgio La Malfa su L’Espresso: "Bomba o non bomba"

di Giorgio La Malfa - 28/02/2014 - Politica estera
DA TRADURRE, rubrica di Giorgio La Malfa su L’Espresso:  "Bomba o non bomba"

Per chi sia interessato al tema delle armi nucleari e del rischi che comportano, due libri recenti meritano dl essere segnalati.

Uno è “A Short History of Nuclear Folly” di Rudolf Herzog (Melville I-louse 2013) pubblicato in Germania nel 2012 e ora tradotto in inglese. L’altro è “Command and Control“ di Eric Schlosser (Allen Lane 2013).

Il libro dl Schlosser è un libro importante, frutto di ricerche molto accurate, come testimoniano le sue 49O pagine di testo e 140 di note e di bibliografia. Ricostruisce la storia della costruzione delle armi nucleari negli Stati Uniti, le dottrine militari sul loro possibile impiego, i rischi di conflitto che il mondo ha corso e gli incidenti che hanno coinvolto armi nucleari verificatisi nel corso degli anni. È una denuncia efficace del loro pericolo e rafforza gli argomenti a favore della loro messa al bando.

II libro di Herzog (figlio di Werner Herzog, il regista cinematografico) è molto più breve. Tratta solo alcuni aspetti della questione, ma dedica più) spazio di Schlosser agli esperimenti nucleari dell'Urss e della Gran Bretagna. A questo proposito, è impressionante la leggerezza con la quale, nei primi decenni del dopoguerra, i Paesi hanno condotto i test, sottovalutando il problema delle ricadute radioattive, sperimentando in zone semidisabitate, ma non deserte, spesso assoggettando I propri soldati a rischi di contaminazione.

Entrambi i saggi aiutano a correggere una specie di benevolenza con la quale le opinioni pubbliche guardano alle armi nucleari, considerati oggetti pericolosi ma che tuttavia hanno avuto il merito di impedire le guerre. Basta leggere per rendersi conto che non è stato e non è cosi. E che oggi, con il rischio di proliferazione dei paesi che dispongono dell'arma nucleare, l'eventualità di una tragedia per il pianeta è tutt'altro che lontana.

L'Espresso, 28 febbraio 2014

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