Un accordo tra Forza Italia e Pd per un governo che faccia le riforme

di Giorgio La Malfa - 19/12/2007 - Politica interna
Un accordo tra Forza Italia e Pd per un governo che faccia le riforme
E' di tutta evidenza che il dialogo fra Berlusconi e Veltroni - o meglio il tentativo di avvio di un dialogo – non piace alla maggior parte degli alleati dell’uno nel centro-destra, come dell’altro nel centro-sinistra. Reazioni durissime e in qualche caso scomposte per il timore che i due possano accordarsi su una legge elettorale che favorisca i loro partiti a danno degli altri. Io sono in totale disaccordo con queste reazioni. Considero positivo per ragioni politiche generali il dialogo che si è avviato e mi auguro che esso tocchi non solo e non tanto la legge elettorale quanto i problemi generali del nostro paese.

I problemi dell’Italia sono ben altri da quelli della legge elettorale. E’ la crisi del sistema economico, la scarsa crescita, la perdita di potere d’acquisto dei salari, il peso fiscale eccessivo, gli sprechi della spesa pubblica. E’ il senso di insicurezza diffuso fra i cittadini. E’ il cattivo funzionamento della giustizia ordinaria, della sanità, della scuola e così via. Tutto quello che induce giustamente gli osservatori internazionali a considerare l’Italia un paese malato e triste. Di questi problemi ci dobbiamo occupare. Se la loro soluzione dipendesse da una nuova legge elettorale, da elezioni fatte con la nuova legge, da un governo fatto dal nuovo parlamento, staremmo freschi! Negli ultimi 13 anni, dal 1994 ad oggi, abbiamo sperimentato due coalizioni di centro-destra e due di centro-sinistra. I risultati obiettivi non sono stati brillanti e comunque non sono stati giudicati brillanti dagli elettori che, a differenza di quello che avviene in molti altri paesi, non hanno mai confermato la loro fiducia allo schieramento che aveva vinto le precedenti elezioni. Sappiamo bene che, se si votasse domani, vincerebbe il centro-destra a conferma di questa osservazione.

Sia Berlusconi che Veltroni hanno imputato questi insuccessi alla disomogeneità delle proprie coalizioni. Se è così, vi è una sola strada alternativa che si possa percorrere e che a mio avviso si dovrà percorrere. E’ quella di un accordo di governo fra i due maggiori partiti ed altri che siano disponibili a questo disegno – un accordo che affronti i problemi sostanziali del Paese sulla base di un programma accuratamente predisposto. Non penso a un accordo che duri cento anni, ma a un’intesa per una legislatura che affronti queste questioni e, in questa cornice, anche qualche revisione costituzionale che si ritenga necessaria (io ho molti dubbi che sia utile continuare a sminuzzare la Costituzione italiana) o una migliore legge elettorale. Meglio se l’accordo venisse raggiunto presto, in questa legislatura che altrimenti sarà stata totalmente sprecata.

Per farlo destra e sinistra dovrebbero ciascuna sacrificare una cosa: la sinistra il Governo Prodi, la destra la richiesta di tornare di corsa alle urne. Se questo avvenisse avremmo tre anni, da qui al 2011 per lavorare. Se invece dobbiamo andare avanti per un altro anno o due fingendo di affrontare, in questo clima avvelenato, riforme elettorali, riforme dei regolamenti parlamentari e riforme costituzionali, meglio sarebbe andare a votare subito e sperare che dopo le elezioni i due maggiori partiti facciano quello che, a mio avviso, dovrebbero fare oggi.

Stamane (*) l’editoriale del Corriere della Sera difende il dialogo fra Veltroni e Berlusconi dall’accusa di costituire un attentato alla libertà. Ma se i due partiti, temendo le polemiche, restringono l’oggetto delle loro conversazioni alla legge elettorale, essi non si sottraggono anzi rischiano di avallare l’impressione che vogliano scrivere una legge a loro uso e consumo. Debbono invece avere il coraggio di dire che stanno esplorando la possibilità di una collaborazione politica e programmatica nell’interesse del Paese e debbono soprattutto avere il coraggio di farlo. Se in Germania un sostanziale risultato di parità elettorale fra democristiani e socialisti, ha suggerito di costituire una grande coalizione, nonostante fosse disponibile una maggioranza fra socialdemocratici, ex comunisti e verdi assai più forte di quella che in Italia sorregge (si fa per dire) il governo Prodi; se in Francia Sarkozy, dopo avere sbaragliato i socialisti nelle elezioni, li associa strettamente al governo, perché in Italia non si dovrebbe fare lo stesso, avendo noi problemi più gravi della Francia e della Germania?

Questa è la mia posizione. E’ giusto difendere i partiti piccoli dall’accusa di essere essi il male del paese e respingere il tentativo di far credere all’opinione pubblica che eliminando e lasciando solo i grandi partiti tutto andrebbe a posto. Infatti non è così: sono i grandi partiti che esprimono la maggior parte dei ministri, dei presidenti di Commissioni parlamentari, di deputati e senatori. Se le cose vanno male la responsabilità maggiore è di chi ha avuto dagli elettori più forza. E tuttavia i partiti grandi o piccoli, e soprattutto questi ultimi, meritano di vivere se interpretano o si sforzano di interpretare l’interesse generale. Nella storia dell’Italia del dopoguerra i  repubblicani si sono  sempre sforzati di fare questo ed è per questo che sono sopravissuti a tutte le vicende della prima e della seconda repubblica. Ma io sono ben consapevole che la soluzione dei problemi dell’Italia - urgente se non vogliamo che il nostro declino si trasformi in degrado - richiede che a muoversi siano le grandi forze politiche. Dobbiamo sollecitarle, dobbiamo criticarle, ma dobbiamo spingerle a collaborare, non sperare  nelle loro liti. In questo sta la funzione nazionale, se ne vogliono avere una, delle forze di minoranza.

da Il Riformista del 18 dicembre 2007

*Leggi ieri per noi che pubblichiamo l'articolo il 19 dicembre
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