Che Berlino a Berlino

di F.U.L.M. - 14/10/2009 - Politica interna
Che Berlino a Berlino
Giovedì 8 ottobre 2009, le fondazioni Ugo La Malfa e Fare Futuro hanno organizzato, presso la sede di Fare Futuro in Roma, un dibattito sulle recenti elezioni in Germania e sulle possibili indicazioni che i risultati tedeschi possono dare all’Italia.
 

Pubblichiamo l'articolo relativo all'incontro uscito sul sito di Fare Futuro il 9 ottobre scorso.


 La Germania ha svoltato. Ha vinto Angela Merkel, ma soprattutto ha vinto l’Fdp, il partito liberale di Guido Westerwelle. Insieme, hanno ottenuto la maggioranza netta per formare un governo a due, nero-giallo, come dicono i tedeschi: i colori rispettivamente dell’Unione Cdu-Csu della cancelliera e dell’Fpd. Per i socialdemocratici, al potere da undici anni, è una disfatta, il risultato peggiore del dopoguerra; non male i Verdi, bene la Linke, che sono però fuori dai giochi di governo. A vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, la Germania sceglie di mantenere al potere la cancelliera, la “donna più potente del mondo”, la pragmatica “fata del compromesso”, con un chiaro mandato: svolta conservatrice-moderata, nuova coalizione di centrodestra con i liberali, rottura della Grosse Koalition con la Socialdemocrazia che ha governato la prima potenza europea per  i quattro anni dell’ultima legislatura. Il risultato, però, si è ottenuto con una partecipazione al voto bassissima, la più bassa, forse, in sessant’anni di democrazia.
 
Può il nostro paese trarre ammaestramenti dalle elezioni tedesche? Questo l’interrogativo filo conduttore della tavola rotonda organizzate dalle fondazioni Farefuturo e Ugo la malfa, con il titolo di Da Berlino a Berlino. La nuova Germania cristiano-liberale a 20 anni dalla caduta del Muro. Conseguenze per l’Italia e l’Europa. «Un modo di esprimere l’inguaribile voglia di approfondimento contrapposta al presentismo imperante», spiega Federico Eichberg, responsabile delle Relazioni internazionali per Farefuturo e coordinatore del dibattito insieme a Giorgio la malfa, consigliere della fondazione Ugo la malfa.All’incontro ha partecipato un numero selezionato di esperti, esponenti del mondo politico, accademico e giornalistico, economisti e politologi. Fra gli altri: Rocco Buttiglione, Benedetto Della Vedova, Niccolò Rinaldi, Tonia Mastrobuoni, Linda Lanzillotta, Gabriele D’Ottavio, Tobias Piller, Luigi Compagna, Enrico Cisnetto, Luigi Zanda, Bruno Tabacci.Il risultato tedesco cambia profondamente il panorama politico. « È una cesura netta – dice Tonia Tornabuoni –, con l’affermazione della cristallizzazione di un sistema da bipartitico in pentapartitico». L’Unione di Frau Merkel, in realtà, non è stata così brillante, ha pagato quattro anni di compromessi a cui è stata costretta nel governo di Grande Coalizione con la Spd, che, dal canto suo, dal voto esce «disfatta e ora dovrà prendere decisioni enormi». «Il voto in Germania – spiega Gabriele D’Ottavio – conferma e accentua l’evoluzione degli ultimi vent’anni tedeschi, mostrando chiaramente due tendenze piuttosto nette e strettamente collegate, l’erosione dei due partiti principali a vantaggio dei più piccoli e la disaffezione alla politica dei cittadini». Decisamente vincitori risultano, invece, i liberali, «certo molto più compatibili con la Cdu che i socialdemocratici» per Tobias Piller. Un successo, quello dei liberali tedeschi, che per Benedetto Della Vedova «restituisce l’idea di una società europea che vota centrodestra per le ragioni per cui più si sono connotati i liberali negli ultimi anni: meno tasse come programma politico, più diritti civili come dato acquisito».Ma il responso delle urne spiega la Tornabuoni, «è soprattutto l’ennesima dimostrazione che i tedeschi padroneggiano perfettamente il loro sistema elettorale e hanno ottenuto quello che con il loro voto innanzitutto volevano: un cambio di governo». E prova in primis, per Luigi Compagna, «la straordinaria stabilità politico-istituzionale del fattore cancelliere», diradando anche «l’ombrello dell’ipocrisia di una Grande Coalizione, in cui si rappresentano due vicende politiche antitetiche più che diverse». Ma, aldilà dei risultati, dovrebbe essere di esempio e lezione all’Italia una campagna elettorale senza esasperazioni e aggressività, battibecchi, scontri frontali e accuse reciproche, in cui è chiaro che la correttezza non è solo sinonimo di buona educazione, ma anche plausibile garanzia di riuscita collaborazione.L’auspicio, come lo enuncia Linda Lanzillota, è che « con la riorganizzando di un sistema politico con una rappresentanza un po’ variopinta e non tutta collocabile nelle caselle tradizionali, che dà rappresentanza anche a ceti nuovi», all’orizzonte possa prefigurarsi «una destra liberale e moderna che può costituire un elemento di stimolo anche per la socialdemocrazia».
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