Csm, sorteggi contro corrente

di Giorgio La Malfa - 14/01/2009 - Politica interna
Csm, sorteggi contro corrente
Se un uomo prudente come il senatore Mancino, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, indica, fra le cose più urgenti, la modifica del sistema di elezione dell’organo che presiede, vuol dire che la degenerazione correntizia del Csm, per quanto riguarda sia le carriere, sia i profili disciplinari, è ormai giunta a livelli non più sopportabili. Il problema del funzionamento dell’organo di autogoverno della magistratura ha natura diversa dai tanti guai che affliggono il sistema della giustizia, dalla mancanza di fondi all’insostenibile durata dei processi civili e penali. Perché per quei problemi si possono studiare soluzioni, ma se carriere e disciplina dei magistrati divengono oggetto di contrattazione politica fra le correnti, viene meno il fondamento stesso della funzione della magistratura. La riforma del Csm è una priorità politica assoluta: il problema non è se modificarne il sistema di nomina, ma come modificarlo.

L’orientamento prevalente, formalizzato anche in alcune proposte di legge e al quale il sen. Mancino ha dato il suo avallo, è di adottare il sistema in vigore per la Corte Costituzionale, affidando per un terzo la nomina del Csm al Parlamento, per un terzo al Presidente della Repubblica e per il restante terzo alle elezioni interne alla magistratura. Questa proposta suscita un’obiezione molto seria, già avanzata all’indomani dell’intervista del sen. Mancino, e che condivido: se la maggioranza del Csm fosse composta da membri di estrazione politica, certamente verrebbe violato il principio dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura. L’art. 104 della Costituzione stabilisce infatti che «la magistratura è un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere». Come si vede, l’argomento è insuperabile, nonostante qualunque contorsione dialettica. Naturalmente, si dirà, la Costituzione si può cambiare e comunque andrebbe cambiata per introdurre il diverso sistema di elezione del Csm ma a nessuno può sfuggire che il principio dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura ha un valore primario, quasi coessenziale alla radice repubblicana della Carta.

Esistono altri modi per combattere ed eliminare la degenerazione correntizia della magistratura senza assoggettarla a una prevalenza del potere politico? Il Csm è composto da 27 membri, di cui 24 elettivi (8 consiglieri laici e 16 togati) e 3 sono membri di diritto (il Presidente della Repubblica e il primo presidente e il procuratore generale della Cassazione). In che modo è possibile lasciare che i 16 magistrati membri elettivi del Csm continuino a essere espressione diretta dell’ordine giudiziario? Anzitutto, poche illusioni: è improbabile che si escogiti un sistema elettorale tale da eliminare il vincolo di riconoscenza e di solidarietà che si crea fra eletto ed elettori. Il problema non si risolve quindi con l’adozione, del resto già sperimentata in passato, di nuove leggi elettorali per il Csm. C’è invece una diversa strada alla quale si potrebbe fare ricorso, in toto o in parte, ed è quella del sorteggio all’interno della magistratura dei componenti del Csm che non siano quelli di diritto. È la proposta che risolve i problemi alla radice.

Il sorteggio avrebbe il vantaggio immediato e rilevante di far venire meno la ragion d’essere dominante delle correnti della magistratura e di far saltare immediatamente qualsiasi tipo di logica organizzativa interna. Un magistrato chiamato per sorteggio a far parte del Csm non avrebbe alcuna ragione di tener conto se non del proprio giudizio sia nelle questioni delle carriere sia in quelle di carattere disciplinare. Vi ha accennato su La Stampa sabato un magistrato, Bruno Tinti. Il sorteggio è già utilizzato in seno alla magistratura per la costituzione del collegio del tribunale dei ministri e non ha mai dato adito a problemi. Inoltre, nell’ambito della riforma dell’Università, il Parlamento ha appena approvato - con un accordo vastissimo - una norma che prevede il sorteggio dei membri delle commissioni d’esame (seppure da un elenco di nomi di professori eletti). Se si teme che la sorte possa portare a un Csm nel quale non siano rappresentate certe categorie di magistrati, si potrebbe stabilire che il sorteggio avvenga per categorie di mansioni. Si potrebbe infine decidere un sistema misto in cui una parte (minoritaria) sia eletta e il resto sorteggiato. È il solo sistema che contemperi la prevalenza dei magistrati nell’organo di autogoverno con l’eliminazione della degenerazione in correnti della magistratura.

da La Stampa del 14 gennaio 2009
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