Dare il giusto merito al lavoro compiuto dal precedente governo

di Giorgio La Malfa - 25/04/2007 - Politica interna
Dare il giusto merito al lavoro compiuto dal precedente governo
Il Ministro dell’economia Tommaso Padoa Schioppa, a Washington per gli incontri di primavera del Fondo Monetario e della Banca Mondiale, ha dichiarato: “L'emergenza dei conti pubblici è passata...Se confronto la situazione con quella di quando sono venuto qui a settembre per la prima volta come ministro, c'erano molti dubbi sul fatto che l'Italia riuscisse a realizzare la legge Finanziaria che io mi accingevo a presentare. Oggi la legge Finanziaria è adottata: l'emergenza è passata ed intorno a me sento un clima di molta maggiore fiducia".


Ma qual era la situazione di partenza dei conti pubblici rispetto alla quale si dichiara conclusa la fase dell’emergenza? A stare alle affermazioni rese dallo stesso Ministro all’atto di assumere l’incarico di Governo, la situazione dei conti pubblici italiani nel 2006 era peggiore di quella del 1992. Ricordando che la legge finanziaria predisposta dal Governo Amato nel 1992 previde tagli di spesa ed aumenti di entrate dell’ordine di 90.000 miliardi di vecchie lire e che essa non bastò a rimettere in carreggiata i conti, il cui miglioramento avvenne in un quinquennio circa di legge finanziarie più o meno severe, vi sono solo due possibilità: o è assai prematuro annunciare la fine dell’emergenza o, più probabilmente, il giudizio sullo stato della finanza pubblica ereditato dal Governo Berlusconi era grossolanamente falso. L’effetto netto del saldo fra le maggiori spese e le maggiori entrate previste nella legge finanziaria di quest’anno è infatti dell’ordine di 20 miliardi di euro – una cifra importante, ma non sufficiente, se la situazione dei conti fosse stata davvero catastrofica, a rimettere a posto il bilancio dello Stato.


Ma vi è un secondo aspetto della situazione dei conti pubblici di quest’anno che richiede qualche approfondimento ed è lo straordinario gettito delle entrate tributarie. E’ esso il prodotto della lotta all’evasione, come il Governo vorrebbe far credere, o è invece, più semplicemente, il prodotto della ripresa economica? L’analisi delle cause di questi andamenti non è facile, ma in generale si può dire che, quando il motore primo di un aumento delle entrate è la lotta all’evasione, è molto probabile che si determini un effetto di contenimento della domanda e quindi si registri un andamento non favorevole della congiuntura. Quando invece la congiuntura è favorevole, questo andamento può produrre un consistente aumento delle entrate.


Queste considerazioni inducono a una lettura molto diversa delle vicende economiche della precedente legislatura nella quale andrebbero rintracciate le origini degli andamenti della finanza pubblica in questi mesi. Fra il 2001 e il 2006 la contrapposizione fra il centro-sinistra e la maggioranza sui temi di politica economica si è concentrata sull’orientamento di fondo del Governo Berlusconi di promuovere una riduzione del carico fiscale. Tale politica ha avuto, come era prevedibile, un primo impatto negativo sui conti pubblici che l’opposizione ha sistematicamente denunciato poggiando anche sui rilievi che la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea, custodi ortodossi del Patto di Stabilità, non hanno mai mancato di formulare. L’effetto negativo sui conti è stato ulteriormente accentuato dalle condizioni negative della congiuntura internazionale e dall’impatto immediato delle elevate quotazioni mantenute dall’euro negli ultimi anni in rapporto al dollaro.


Oggi la situazione economica italiana è migliorata fortemente, in parte per il miglioramento della congiuntura europea ed internazionale, in parte perché, come è stato osservato da molte parti, le imprese italiane, per compensare la rivalutazione dell’euro, hanno dovuto impegnarsi in un recupero di produttività, ma in parte rilevante, infine, per l’effetto di stimolo che le riduzioni fiscali degli scorsi anni hanno avuto sulla domanda e sul reddito nazionale.
Sta avvenendo in Italia esattamente quello che è avvenuto negli Stati Uniti negli scorsi anni e cioè che le riduzioni di imposte hanno un ovvio impatto negativo immediato nei conti, ma conducono a una dinamica delle entrate fiscali conseguenti alla ripresa economica tale da più che compensare la perdita di gettito conseguente alle riduzioni delle imposte. Non è quindi la lotta all’evasione fiscale  - che se fosse stato l’ingrediente principale di questi mesi avrebbe avuto un inevitabile effetto depressivo sull’economia italiana – ad aver fatto crescere le entrate, ma la forte ripresa trainata dalle politiche economiche della precedente legislatura.

Questa è l’unica lettura dei dati della finanza pubblica di questi mesi che abbia un senso dal punto di vista dell’analisi economica. Sarebbe forse una manifestazione di obiettività se il Governo e la maggioranza cominciassero a esporre una interpretazione versione dei fatti che riconosca i meriti della politica economica condotta nella legislatura precedente.

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