Finanziaria debole e senza coraggio

di Giorgio La Malfa - 03/12/2009 - Politica interna
Finanziaria debole e senza coraggio
Quest’anno serviva un grande dibattito in Parlamento sulla situazione economica del Paese e una legge finanziaria che riducesse le imposte, aumentasse le spese di investimento, tagliasse la spesa corrente. Lo Stato incassa e spende  circa la metà del reddito nazionale. Una parte delle spese è rigida, ma le entrate e tutte le altre spese possono essere modificate e rimodulate ampiamente. Ridurre le tasse o aumentare certe spese di investimento avrebbe effetti economici importanti. Potrebbe aiutare ad uscire prima dalla crisi e far ripartire l’economia.

E invece niente. La legge finanziaria è insignificante e il dibattito fiacco e rassegnato. E’ come se fosse scontato che dal più importante atto di governo in campo economico non deriverà alcun risultato utile per il Paese. Si replica  uno spettacolo vecchio di molti anni. Da un lato il ministro dell’Economia, come è chiamato oggi il ministro del Tesoro, ammantato di un rigore (finto, dato che lo Stato spende comunque moltissimo); dall’altro i vari ministri, dall’Interno alla Istruzione, dall’Ambiente alle Attività produttive, che protestano di dover rinunciare a programmi importantissimi che creerebbero posti di lavoro in quantità.

Il finale è già scritto. Il Tesoro molla qualche cifra marginale, i Ministri rinunciano ai loro programmi utilissimi e portano a casa qualche maggiore risorsa per la spesa corrente. La novità, ma neanche tanto, è che, invece di un semplice mormorio sottovoce, quest’anno gli scontenti hanno trovato nel Ministro Brunetta un portavoce contro Tremonti. L’unico risultato è che i due, senza chiarire nulla, sono stati costretti ad abbracciarsi e far finta che il contrasto sia stato risolto.

Si potrebbe fare qualcosa di diverso e di più utile? Sì, ma a condizione che un Governo distratto dai guai del Presidente del Consiglio concentri le sue energie su questo problema. Poiché il debito pubblico è quello che è, non si può puramente e semplicemente ridurre le tasse o aumentare le spese di investimento. Per farlo bisogna ridurre le spese correnti e alienare una parte del patrimonio pubblico per far cassa. E’ un’operazione complessa. E’ quello che giustamente ha proposto il presidente della Commissione Finanze del Senato, professor Baldassarri. Si è obiettato che le sue proposte di copertura non sono convincenti ed è vero. Ma la strada è giusta. Solo che è il Governo a doverla percorrere, poiché esso ha conoscenza completa dei conti effettivi e può fare proposte concrete e fattibili.

Non far nulla non è una politica. Significa lasciare che la crisi distrugga quel tessuto produttivo di medie e piccole imprese esportatrici da cui è dipeso fino ad oggi il nostro relativo benessere.

da epolis del 2 dicembre 2009
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