Il perché della scelta di Follini

di Giorgio La Malfa - 27/02/2007 - Politica interna
Caro Follini,
 
di fronte alla prospettiva di un fallimento plateale della coalizione di centro-sinistra, confermata dai sondaggi pesantemente negativi nell’eventualità di nuove elezioni, sono del tutto evidenti le ragioni del sostegno di tutte le componenti della maggioranza all’ipotesi del rinvio alle Camere del Governo Prodi. Chi  ha sostenuto fino ad oggi il Governo non può che affidarsi alla speranza che esso riesca in qualche modo a presentare all’esterno un’immagine meno devastante di quella offerta finora. E’ un modo di guadagnare tempo con la riserva mentale, almeno per alcuni dei protagonisti, che se le cose non dovessero funzionare sarà giustificata la ricerca di una soluzione diversa.
 
Non mi pare invece che in questi mesi siano emerse delle buone ragioni per sostenere, a partire da oggi o da domani, il governo Prodi. Proprio non ve ne è nessuna nel merito. Neppure quella di contribuire a un riequilibrio politico dell’asse del Governo, giacché è del tutto evidente che la coperta del centro-sinistra è corta: se già oggi è difficile far coesistere le diverse posizioni che sono rappresentate nella coalizione, un’aggiunta che abbia l’ambizione di contribuire a una nuova definizione politica del Governo agirebbe da detonatore nei confronti della coalizione.
Sulla base di queste considerazioni, vengo alla tua posizione. Mi sembra che vi siano solo due interpretazioni possibili per la tua decisione di assicurare al Governo quel voto in Senato mancando il quale il Presidente della Repubblica avrebbe avuto difficoltà ad accedere alla richiesta di rinviare Prodi alle Camere. La prima è una spiegazione di carattere personale, nel complesso molto malinconica e che spero inesatta. E’ quella che danno oggi la maggior parte dei commentatori. Avendo rotto con il tuo vecchio partito e non avendo avuto riscontro in questi mesi la terza posizione alla quale accennava il nome del movimento da te creato, tu saresti oggi costretto a una scelta di campo. In questo caso il tuo contributo al Governo Prodi è, come si è affrettato a precisare l’on. Diliberto, nulla più di un utile apporto numerico, tanto più gradito in quanto esso offre l’appiglio formale per il rinvio del Governo alle Camere. Ma nulla più di questo.
Vi è una seconda spiegazione  verso la quale io propendo pensando che tu abbia conservato l’ambizione di svolgere un ruolo nell’evoluzione necessaria del sistema politico dal marasma attuale a qualcosa che abbia un senso ed un significato. Ed è che tu ti riservi di certificare entro qualche tempo in maniera definitiva l’impossibilità per il Governo Prodi di esprimere una politica coerente. E poiché il tuo voto è determinante per assicurare sulla carta una maggioranza dei senatori eletti, quando tu dovessi concludere che non è più possibile per te confermare il voto di fiducia, il Governo Prodi dovrebbe, ipso facto, e senza ulteriori prove d’appello rassegnare le dimissioni davanti al Capo dello Stato. In quel momento tu avresti modo di mostrare che la scelta di oggi non è frutto di una rinuncia, ma parte di un’azione politica, che anch’io ritengo necessaria, volta a preparare un assetto politico più utile al Paese.
 
Non credo di tratti di una posizione facile: se hai ricevuto in questi giorni un torrente di critiche da destra, riceverai domani critiche ancora più aspre da sinistra. E tuttavia, riflettendo al percorso che hai fatto in questi anni ed alle cose che hai detto nell’intervista al Corriere della Sera, se fossi in Romano Prodi, non considererei il tuo arrivo come un nuovo inizio, ma come l’inizio della fine.
Giorgio La Malfa
da "Il Riformista"
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