Fondamentale introdurre le preferenze per ristabilire il rapporto eletto-elettore

di Giorgio La Malfa - 23/01/2012 - Politica interna
Fondamentale introdurre le preferenze per ristabilire il rapporto eletto-elettore

Pubblichiamo un'intervista di Lea Vendramel a Giorgio La Malfa su Il Punto del 26 gennaio 2012

 

Per Giorgio La Malfa, parlamentare di lungo corso, «il governo Monti non è un governo tecnico, ma un governo di unità nazionale, che ha decretato il fallimento del sistema bipolare». Ora i partiti devono interrogarsi sul dopo Monti, senza ignorare il segnale lanciato da quella parte di italiani che ha firmato i referendum, rivendicando il diritto di scegliere i propri eletti.


Dopo la bocciatura della Consulta ai quesiti referendari, ci sono le condizioni perché le forze politiche trovino un accordo per una riforma del sistema elettorale oppure la questione è destinata ad essere derubricata?
«Innanzitutto bisogna ricordare che oltre un milione di cittadini ha firmato i referendum proprio per dire che vuole una riforma. Gli aspetti più gravi della legge Calderoli sono due: il premio di maggioranza, che è un vulnus drammatico nel funzionamento di una democrazia perché altera l’espressione della volontà dei cittadini, e il sistema delle liste bloccate che altera il rapporto tra eletto ed elettore. Credo che la spinta per mettere a punto una riforma elettorale ci sia, ma le difficoltà derivano dal fatto che qualsiasi sistema avvantaggia qualcuno e scontenta qualcun altro. Tutto dipende da come si collocano sullo scacchiere PDL, PD e Terzo Polo. Due sono le ipotesi possibili: un accordo sostanziale tra il PD e il PDL per impedire l’esistenza di un Terzo Polo, cosa che si verificherebbe con i collegi uninominali o il doppio turno alla francese, oppure un sistema proporzionale corretto con uno sbarramento e qualche elemento di stabilizzazione, come succede nel sistema tedesco dove un governo può cadere solo se una maggioranza dei parlamentari sottoscrive una mozione che indichi il nome del successivo cancelliere».


Ci sono i margini per un’intesa su una di queste due ipotesi?
«Se nessuno di questi due modelli ha la forza di imporsi, ci potrebbe essere uno stallo, ma sarebbe importante discuterne in questi mesi, a dicembre preparare una legge elettorale, approvarla tra gennaio e febbraio e poi andare a votare».


I cittadini chiedono di poter esprimere la propria preferenza, ma anche un ricambio della classe politica. Lei che è da oltre 37 anni in Parlamento come risponde alle richieste di rinnovamento?
«Il rinnovamento c’è stato, questo Parlamento è nuovo, buona parte di questa classe politica è emersa nel 2001 e nel 2006, sono parlamentari al primo mandato».


Per l’esattezza i parlamentari al primo mandato sono circa il 40 per cento alla Camera e il 33 per cento al Senato. È sufficiente per parlare di rinnovamento?
«Dal mio punto di vista, nemmeno quando sono entrato in Parlamento per la prima volta all’età di 32 anni mi sono sognato di fare una battaglia “alla Renzi”. Nei parlamenti dei grandi Paesi, come Stati Uniti e Gran Bretagna, nessuno si è mai posto il problema di porre un limite al numero dei mandati parlamentari. Porre un limite a chi detiene il potere esecutivo è saggio, ma per il legislatore è diverso. È l’elettore che deve decidere se quel parlamentare ha fatto o meno il suo tempo, per questo ritengo che il sistema preferenziale sia essenziale».


Il fatto che il compito di portare l’Italia fuori dalla crisi sia stato affidato ad un governo tecnico può essere letto come un segnale del fallimento della politica?
«In realtà per portare l’Italia fuori dalla crisi è stato necessario formare un governo di unità nazionale, l’ha detto con garbo lo stesso Monti. Non dirlo chiaramente è un’ipocrisia con cui PD e PDL tentano di salvare la faccia con i loro elettori. Lo dimostra il fatto che il programma del governo Monti è costituito da pezzi dei programmi di varie componenti politiche che non sono mai riuscite a realizzarli a causa del contrasto con le opposizioni. Con il governo Monti non è stata messa da parte la politica, ma è stata messa da parte la visione della politica secondo cui per governare bisogna spaccare il Paese in due. Quindi, il governo Monti è il superamento di una fase politica sbagliata, rappresenta il fallimento del bipolarismo».

 

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