Giorgio La Malfa sul Corriere della Sera del 25 maggio 2016 "Il delitto Ambrosoli. Quando Cuccia rivelò le minacce di Sindona"

di Giorgio La Malfa - 25/05/2016 - Politica interna
Giorgio La Malfa sul Corriere della Sera del 25 maggio 2016 "Il delitto Ambrosoli. Quando Cuccia rivelò le minacce di Sindona"

Caro direttore, 

nel pre-sentare stamane sul Corriere la prossima ristampa di Un eroe borghese — il libro di Corrado Stajano su Giorgio Ambrosoli — Ferruccio de Bortoli ricorda che Enrico Cuccia fu «fra i più risoluti oppositori di Sindona», ma aggiunge che, dopo l'incontro con Sindona a New York nell'aprile del 1979, Cuccia «percepisce il pericolo che corre Ambrosoli ma non spezza la regola del silenzio che osserverà per tutta la vita». Questa lettura del comportamento di Cuccia che prevale da sempre ritorna spesso negli articoli di stampa. Il problema è che è una descrizione inesatta e profondamente lesiva dell'immagine di una persona per bene. Non è vero che, ascoltate le minacce di Sindona ad Ambrosoli, Cuccia abbia taciuto. Appena rientrato da New York, Cuccia fece conoscere immediatamente ai magistrati milanesi il contenuto delle minacce profferite da Sindona nei confronti dell'avvocato Ambrosoli. Lo fece attraverso il suo avvocato, il professor Alberto Crespi, ben conosciuto ed apprezzato dagli inquirenti. Cuccia non volle mai rivelare pubblicamente quello che egli aveva fatto e solo dopo la sua morte, nel giugno del 2000, la verità è venuta fuori, ma nel frattempo l'altra immagine si era consolidata. La vicenda si è chiarita proprio attraverso il Corriere della Sera. Il 3o Giugno 2000 il professor Crespi in una dichiarazione al Corriere disse: «Enrico Cuccia mi incaricò di riferire al giudice istruttore Orvilio Urbisci le minacce che Michele Sindona rivolse al commissario liquidatore Giorgio Ambrosoli nel corso di un colloquio a New York nell'aprile 1979. Lo feci immediatamente questa è la verità». Crespi aggiunse che il giudice Urbisci gli aveva risposto che i magistrati milanesi erano già perfettamente al corrente della situazione perché tenevano sotto controllo i telefoni sia di Cuccia che di Ambrosoli il quale aveva sporto denuncia per le minacce ricevute. Alle parole di Crespi seguì una lettera al Corriere pubblicata il giorno, primo luglio 2000, firmata da Orvilio Urbisci e da Guido Viola, in cui si legge: «Il prof. Crespi ebbe, nella primavera del 1979, ad esternare forti preoccupazioni proprie e del dott. Cuccia per l'incolumità dell'avv. Ambrosoli»( Il corsivo è mio). Dunque, pur con imbarazzo, i magistrati confermano le parole di Crespi. Quindi Cuccia aveva fatto il suo dovere anche se, consapevole della pericolosità del Sindona e delle consolidate protezioni istituzionali di cui aveva goduto e godeva anche dopo il suo arresto, non volle mai farne esibizione pubblica. Ho riferito di queste circostanze in un libro recente su Enrico Cuccia, dove tra l'altro pubblico dei documenti che rivelano quanto Cuccia aveva fatto per evitare che il mondo politico romano riuscisse a salvare Sindona accollandone i costi alla collettività. Nessuno ha obiettato a questa ricostruzione (peraltro non si vede, vista la lettera di Urbisci e Viola, che cosa si potrebbe obiettare). Sarebbe bene quindi che chi scrive di questo drammatico capitolo della vita italiana tenesse conto della situazione quale essa è. Aggiungo che, quando ho scritto il libro, non conoscevo alcune carte ulteriori che ho potuto consultare negli Archivi di Mediobanca. In particolare vi sono due lettere del professor Crespi, una a Corrado Stajano, dopo la pubblicazione del libro nel 1991 ed una, nell'85, all'avvocato di parte civile del processo Sindona nella quale Crespi informa gli interlocutori delle circostanze di cui egli avrebbe poi parlato al Corriere nel 2000 dopo la scomparsa di Cuccia. Penso e spero che la questione sia chiusa una volta per tutte. 

 

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