Giorgio La Malfa su Il Corriere della Sera del 5 aprile: "La legge elettorale è un pasticcio. Le riforme? Un alibi"

di Giorgio La Malfa - 09/04/2015 - Politica interna
Giorgio La Malfa su Il Corriere della Sera del 5 aprile: "La legge elettorale è un pasticcio. Le riforme? Un alibi"

La Malfa: non vedo legami con la ripresa. E il premio di maggioranza è una forzatura.

Giorgio La Malta guarda alla politica «con attenzione», ma anche «con un certo distac­co». E «senza nessuna nostal­gia». Ma ha un'idea. E si capi­sce che, nella sua ultima vita da professore dopo molte legisla­ture in Parlamento, non ap­prezzi granché l'attivismo di Matteo Renzi sulle riforme.

 

Perché?

«Considero prioritari i pro­blemi economici. E non vedo un legame così forte tra riforme e ripresa. Mi sembra che si parli di riforme per prepararsi un alibi agli insuccessi: mi han­no eletto, ma con queste regole non posso fare nulla».

In concreto cosa pensa del­la riforma elettorale?

«Il premio di maggioranza è una forzatura molto pericolo­sa. Un partito del 20 per cento al primo turno viene trasfor­mato in un partito del 55, con un potere enorme. Il doppio turno poi determina un'oppo­sizione frantumata. Il primo partito prende il 55, gli altri 7-8 si dividono il restante 45».

Per favorire la governabili­tà.

«È un sistema inaccettabile, con un governo forte e dieci piccoli indiani. Un pasticcio tra sistema presidenziale e parla­mentare. E sul ballottaggio c'è un equivoco: è un sistema con il quale si può ridurre il nume­ro dei partiti ma non può esse­re usato per eleggere il premier e consegnargli una maggioran­za assoluta».

E la riforma costituzionale?

«Non sí capisce il senso di una riforma che mette al centro della vita del Paese le Regioni. Proprio mentre stiamo riflet­tendo sull'eccessivo numero delle Regioni, sui suoi proble­mi economici e corruttivi. Una seconda Camere dovrebbe oc­cuparsi più dell'Europa che della Lombardia».

Renzi ha fretta.

«Si ma se il governo vuole votare nel 2018, perché accelerare? Io credo che occorra sen­tire i cittadini. Con un referen­dum consultivo. È sufficiente una legge costituzionale».

Sarebbe un referendum sul governo.

«Ma no, potrebbe essere un referendum aperto. Si sospen­de la discussione e si chiede il parere dei cittadini. Capisco le aspirazioni, il desiderio di ri­mettere in moto il Paese. Ma Renzi lo sta facendo in modo troppo brutale e non può (lire che gli italiani lo vogliono, se prima non li sente».

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