Giorgio La Malfa su Il Foglio del 22 luglio: "Meno tasse in deficit è un'ottima idea. Ma senza compromessi con Bruxelles"

di Giorgio La Malfa - 22/07/2015 - Politica interna
Giorgio La Malfa su Il Foglio del 22 luglio: "Meno tasse in deficit è un'ottima idea. Ma senza compromessi con Bruxelles"

Al direttore - Il discorso di Milano del presidente del Consiglio indica che il governo ha dovuto prendere atto che la politica economica seguita nei primi 18 mesi dal suo insediamento ha mancato l'obiettivo di fare ripartire l'economia italiana.
Finora Renzi, pur lamentandosi degli eccessi dell'austerità, aveva accettato di conformarsi alla filosofia europea che affidava la ripresa all'equilibrio dei conti pubblici e alla flessibilità del mercato del lavoro.

Ora sembra voler seguire la strada del sostegno alla domanda aggregata attraverso la riduzione della pressione fiscale. E' una strategia opposta alla precedente. Ma in questo va incoraggiato perché è la sola strada possibile per far ripartire l'economia. Dalle parole di Renzi e dalle interviste di qualche suo collaboratore stamane si trae però l'impressione che il governo sottovaluti la difficoltà di conciliare l'annunciata "rivoluzione copernicana" con le regole europee.

Renzi ha accennato alla possibilità di concordare con l'Europa un rallentamento del percorso di rientro dal deficit a suo tempo accettato dall'Italia. Si intuisce che egli pensa alla possibilità di riportare, per il tempo necessario, il deficit al 3 per cento e di coprire la riduzione delle imposte con la differenza fra il minor livello concordato e il 3 per cento. E' difficile che l'Europa accetti questa soluzione e comunque seguire questa strada vorrebbe dire frazionare le riduzioni fiscali lungo un periodo di 3 armi, rischiando di distruggerne l'impatto positivo su consumatori e imprese. Vuol dire inoltre negoziare con l'Europa le successive riduzioni fiscali togliendo ogni certezza al disegno complessivo. Considero inoltre molto ambiguo e confuso il discorso sulla spending review come ulteriore fonte di copertura della riduzione delle imposte. Non solo dubito dell'efficacia nel breve termine dei provvedimenti di questo tipo, ma penso che, nella misura in cui le riduzioni fiscali sono "coperte" da equivalenti riduzioni della spesa, scompare l'effetto economico espansivo.

Evidentemente, pur essendo entrata in crisi la "vecchia" filosofia dell'austerità espansiva, ne rimangono in essere dei brandelli che impediscono una formulazione chiara e coerente della politica alternativa. Il punto è che se davvero Renzi vorrà fare della riduzione della pressione fiscale la chiave di volta della politica economica del suo governo, allora egli dovrebbe proporsi di farla in una unica soluzione, accompagnandola con un impegno assoluto nei confronti dei contribuenti di non sostituirla con altre tasse, nazionali, regionali o locali. Egli dovrebbe altresì annunciare all'Europa che l'Italia intende sperimentare una nuova strada e perseguirla con determinazione. Se il governo ha maturato la convinzione che Vitalia possa uscire dalla crisi solo con una coraggiosa manovra di riduzione delle imposte, superi il 3 per cento per il tempo necessario e scommetta sul fatto che la forza della ripresa sarà tale da ridurre il fabbisogno al di sotto dei limiti convenuti prima che l'Europa possa comminare delle eventuali sanzioni.

E' una scommessa, ma è una scommessa che accompagnerebbe una politica coraggiosa che avrebbe buone possibilità di successo. Infine, una questione così importante e nello stesso tempo delicata, non si addice a un'assise di partito. In materia fiscale è buona norma che gli esponenti del governo parlino soltanto attraverso i provvedimenti del Consiglio dei ministri: una legge delega o un decreto legge ha un effetto ben più solido e duraturo nel tempo di un discorso politico che alimenta un chiacchiericcio inconcludente.

Giorgio La Malfa

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