Giorgio La Malfa su Il Giorno, Il Resto del Carlino e La Nazione del 16 ottobre 2015: "LE PROMESSE TRADITE"

di Giorgio La Malfa - 16/10/2015 - Politica interna
Giorgio La Malfa su Il Giorno, Il Resto del Carlino e La Nazione del 16 ottobre 2015: "LE PROMESSE TRADITE"

CONTRARIAMENTE alle affermazioni ripetute così tanto dal governo da apparire quasi impossibile esprimere un diverso avviso, la legge di stabilità approvata oggi dal Consiglio dei Ministri non è affatto connotata da una forte manovra espansiva a sostegno della crescita dell'economia italiana. E' una legge di impostazione assai ortodossa, che riflette più le convinzioni del ministro Padoan che le ambizioni del presidente del Consiglio, ma viene presentata come se fosse l'esatto contrario. Essa susciterà qualche reazione critica a Bruxelles, ma non più di tanto, proprio perché abbaia, non morde. La prova? Per il 2016 la legge di stabilità prevede un deficit pari al 2,2% del Pil in calo rispetto al 2,6% previsto per quest'anno. E dunque il sostegno proveniente dal bilancio pubblico alla crescita sara minore nel 2016 rispetto al 2015. E' vero che ci eravamo impegnati a Bruxelles a ridurlo all' 1,4% e dunque siamo meno restrittivi di quello che vorrebbe l'Europa. Ma stiamo stringendo la cinghia, non allargandola. Si può dire: c'è comunque un deficit e dunque un sostegno. E' vero, ma quanto conta questo livello del deficit? Quest'anno oltre al deficit del 2,6% vi sono stati vari fattori favorevoli come il crollo del prezzo del petrolio, la svalutazione dell'euro e l'abbondante liquidità generata dalla Bce.

CON TUTTO questo, si calcola che l'Italia crescerà di circa l'1%. Dunque gli effetti positivi del deficit pubblico sulla crescita di quest'anno non possono che aver pesato per qualche decimale. Lo stesso avverrà nel, 2016. Poco. Tropo poco, per annunciare che l'Italia sta uscendo dai suoi problemi. E le forti riduzioni delle imposte promesse nella legge di stabilità? Quelle — dice il governo — avranno sicuramente un effetto espansivo. Questa è l'affermazione più infondata di tutte. Le riduzioni di imposte generano effetti espansivi certi solo nel caso in cui esse non sono coperte da aumenti di altre imposte o da tagli di spese. Se lo sono, l'effetto complessivo scompare o magari addirittura va in senso opposto. Nella legge di stabilità, come si vede dal deficit, gli effetti della riduzione delle imposte sono annullati dalle manovre che le compensano. Cosa rimane? Ben poco salvo le iniezioni di fiducia che, lodevolmente, il governo cerca di fare valorizzando ori dato positivo che emerge da le statistiche e dichiarando una politica espansiva anche quando non c'è.

SI POTEVA fare di più? Senz'altro. Si doveva fare di più. Per crescere di più, come sarebbe necessario, pur sperando che quei fattori positivi non vengano meno, sarebbe necessario un deficit maggiore, non minore. Ma come è stato detto, se già fare così poco fa sollevare le sopracciglia dei signori di Bruxelles, se si facesse di più si incorrerebbe nelle loro ire. Può essere una buona scelta "europeista" non litigare con Bruxelles o può essere un inevitabile atto di prudenza per un paese con un debito pubblico come il nostro. Purché lo si dica e non si finga di fare una politica che non si sta facendo.

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