Giorgio La Malfa su LIBRO APERTO 129 di Gennaio/Marzo 2016 "LA PASSIONE POLITICA DI ALDOLFO TINO"

di Giorgio La Malfa - 03/05/2016 - Politica interna
Giorgio La Malfa su LIBRO APERTO 129 di Gennaio/Marzo 2016 "LA PASSIONE POLITICA DI ALDOLFO TINO"

Adolfo Tino, alla cui memoria è dedicata l'edizione nazionale, testé completata, delle opere di Cesare Beccaria promossa da Mediobanca, fu un uomo di grande cultura e di eccezionale intelligenza, un giurista finissimo, come credo testimonierà dopo di me il professor Trimarchi. Ma soprattutto fu un uomo animato da una fortissima passione civile che accompagnava una capacità di analisi e di valutazione politica di profondità inconsueta. Enrico Cuccia, che aveva avuto con lui un sodalizio intenso, così ne tracciava il profilo nella prima assemblea di Mediobanca svoltasi dopo la sua morte, avvenuta il 3 dicembre 1977 all'età di 77 anni. "A noi che abbiamo avuto con Lui — si legge — un rapporto ultratrentennale di amicizia e di lavoro, piace ricordare a questa Assemblea le doti che ce lo hanno reso particolarmente caro: consulente legale di Mediobanca sin dalla sua costituzione e presidente dell'Istituto dal 1958, Adolfo Tino ha profuso i tesori della sua saggezza in consigli, e in norme di condotta che hanno guidato lo sviluppo della banca sin dalla fondazione e conferito uno stile al nostro lavoro, di cui gli siamo profondamente riconoscenti. 

Chi non ha avuto la fortuna di ricorrere al Suo avviso, difficilmente può immaginare quanto ricca di insegnamenti fosse questa esperienza, per la limpida chiarezza del Suo raziocinare, per la lucidità e, talvolta, la spietatezza dei Suoi giudizi, per l'acutezza e la profondità delle Sue intuizioni. Egli era fra coloro quibus vivere est cogitare."I Se oggi il nome di Adolfo Tino non è più ampiamente ricordato e se non vi è una diffusa conoscenza delle sue idee, non è solo per il trascorrere del tempo: è perché egli ha lasciato dietro di sé poche o pochissime tracce scritte del suo pensiero. Ciò che rimane sono essenzialmente gli articoli che risalgono alla sua esperienza giornalistica giovanile fra il 1918 e il 1925,2 due documenti del tempo della lotta antifascista redatti congiuntamente con mio padre, l'uno dell'inizio del 1942 e l'altro all'inizio del '433 e una intervista autobiografica che, dopo molte resistenze, egli aveva concesso nel 1967, pubblicata dopo la sua morte, nel 1985, negli Annali dell'Istituto La Malfa.4 Anche un primo esame delle carte dell'Archivio Vincenzo Maranghi di Mediobanca, di cui è ora iniziata la catalogazione, conferma l'assenza di materiali scritti Né, dopo la sua scomparsa sono state rinvenute fra le carte personali  mi ha detto l'avvocato Sinibaldo 

Tino che ne ereditò lo studio e che è qui presente scritti o corrispondenza. Dunque, a parte la ricostruzione delle tappe essenziali della sua vita, si può solo accennare ad alcune delle sue idee politiche, in parte ricorrendo, come farò, a ricordi personali, non suffragati peraltro da documenti scritti. Adolfo Tino era nato ad Avellino il 23 luglio del 1900. La famiglia Tino era — scrisse mio padre sul Corriere della Sera all'indomani della morte di Adolfo — "una famiglia tipica del Mezzogiorno di grande dignità ma di scarsissimi mezzi finanziari.”5 Il padre Alfonso era stato un insegnante di scuola di orientamenti liberali, attivo nella politica e nel giornalismo locali, animatore per molti anni di una antica società di mutuo soccorso avellinese intitolata a Giuseppe Garibaldi. All'età di soli 18 anni Adolfo Tino fu assunto come cronista parlamentare nel Giornale d'Italia, il quotidiano romano fondato e allora diretto da Alberto Bergamini, dove già lavorava il fratello maggiore Sinibaldo. In un breve volgere di tempo Tino divenne una delle firme di punta del giornale, editorialista del Piccolo, il foglio del pomeriggio del Giornale d'Italia. Fra il '18 e il '25 quando, dopo l'avvento e il consolidamento del fascismo, deve abbandonare il giornalismo, Tino ha occasione di incontrare e di frequentare tutti i maggiori esponenti della vita politica del tempo, da Giolitti a Nitti, da Amendola a Treves e Turati, allo stesso Mussolini. 

Anzi, quest'ultimo, che lo aveva utilizzato spesso nel periodo della sua ascesa politica per tenere i rapporti con Bergamini, cercò di tirarlo dalla sua parte — lo racconta Tino nella sua intervista — offrendogli una candidatura alla Camera dei Deputati nelle elezioni del '24 e successivamente l'ingresso in diplomazia. Tino, che ebbe fin dall'inizio diffidenza verso Mussolini, presto tramutatasi in aperto antifascismo, rifiutò ambedue le proposte. Nel '24, il Giornale d'Italia viene acquistato da un gruppo di imprenditori triestini strettamente legati al fascismo e la linea del giornale che, pure aveva appoggiato apertamente l'avvento al governo di Mussolini, diviene ancora più conforme al regime. A quel punto Tino dà vita, insieme a un altro collaboratore del Giornale d'Italia, Armando Zanetti, al settimanale Rinascita liberale che prende posizioni coraggiosamente contrarie al fascismo.

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