Giorgio La Malfa su Il Mattino del 1 maggio 2015: “Quell'emergenza che il governo non affronta”

di Giorgio La Malfa - 04/05/2015 - Politica interna
Giorgio La Malfa su Il Mattino del 1 maggio 2015: “Quell'emergenza che il governo non affronta”
Il messaggio più forte e più chiaro, in vista della ricorrenza del Primo maggio, l’ha dato il Papa nel suo incontro in Vaticano con il presidente della Repubblica Mattarella, lo scorso 18 aprile. Queste le parole del  Pontefice: “tra i diversi beni necessari allo sviluppo di ogni collettività, il lavoro si distingue per il suo legame con la stessa dignità delle persone, con la possibilità di costruire un'esistenza dignitosa e libera.
 
In special modo, la carenza di lavoro per i giovani diventa un grido di dolore che interpella i pubblici poteri, le organizzazioni intermedie, gli imprenditori privati e la comunità ecclesiale, perché si compia ogni sforzo per porvi rimedio, dando alla soluzione di questo problema la giusta priorità.
Nella disponibilità del lavoro risiede infatti la stessa disponibilità di dignità e di futuro.”
 
Dopo questa premessa, il Papa ha lanciato un vero e proprio appello.“Tutti coloro che detengono posizioni di speciale responsabilità  - ha detto -  hanno il compito primario di affrontare con coraggio, creatività e generosità questo problema”. Per parte sua, il presidente della Repubblica ha risposto all’energico richiamo del Pontefice affermando che “il dramma della disoccupazione e delle nuove povertà - che affliggono le periferie della vita, raffigurate nelle periferie urbane, condizione emblematicamente da lei toccata a Scampìa - rischia di inghiottire il futuro di intere generazioni.”
 
Mentre negli ambienti ufficiali tutti i giorni si ripete con enfasi che  la crisi sarebbe ormai alle nostre spalle, i dati diffusi dall’ISTAT confermano la condizione drammatica della  disoccupazione in Italia. Ieri l’Istituto di Statistica ha reso noto che la disoccupazione non sta  affatto scendendo: nel marzo del 2015 la percentuale dei disoccupati è ulteriormente salita dal 12,7% del 2014 al 13% mentre  la disoccupazione giovanile è salita  al 47%.
 
Questi dati confermano le parole del Papa e del presidente della Repubblica.  Esse non sono espressioni di  circostanza. Insieme con la rivendicazione dei diritti dei lavoratori, che in tutto il mondo  è il tema tradizionale del primo maggio, oggi bisogna rivendicare con forza  il diritto al lavoro,   negato a una quota importante degli uomini e delle donne in età di lavoro – e  soprattutto negato ai giovani del Mezzogiorno.
 
Nei giorni scorsi il Governo ha delineato nel Documento di Economia e Finanza ,DEF,il profilo della evoluzione dell’economia italiana nel prossimo quadriennio. Per la disoccupazione, il DEF prevede  che essa si collochi nel 2018 all’11,9 %, cioè appena di qualche decimale al di sotto delle cifre di oggi e circa al doppio del livello che si registrava nel 2006-2007, prima della grande  crisi economica. È chiaro che il DEF non risponde  all’invito del Papa a dare risposte creative al problema della disoccupazione.

E’ quindi legittimo chiedere al Governo  che cosa esso pensi e che cosa esso intenda fare dopo le parole del Papa. Se esso accetta di misurarsi con le parole  del Pontefice – e con la realtà dei problemi del Paese – ne segue che il DEF deve essere accantonato e riscritto totalmente fissando obiettivi di ripresa dell’occupazione molto più ambiziosi.

Sul modo di sostenere l’occupazione, vi sono fra gli economisti pozioni diverse. Chi scrive pensa che, in presenza di una crescita inosoddisfacente, spetterebbe al deficit pubblico di stinolare più fortemente la domanda. Ma il Governo, che sembra deciso a non seguire, se non marginalmente,  questa strada, potrebbe argomentare che gli interventi più utili avvengono dalla parte dell’offerta di lavoro. In questo caso esso dovrebbe spiegare in che modo aumentare l’occupazione procedendo da questo lato con quali normative e con quali incentivi.

Quello che non è  più accettabile – soprattutto dopo i  richiami del Pontefice e del Presidente della Repubblica – è il silenzio. In questi giorni il Parlamento è chiamato a votare una legge  di riforma elttorale che aumenta fortemente i poteri del Presidente del Consiglio e gli  consegna una maggioranza parlamentare che egli stesso designerebbe. È una scelta molto rischiosa da un punto di vista democratico.
 
Se si insiste per introdurla, vi dovrebbe essere, in contropartita per questo aumento dei poteri  del Governo e questa riduzione della dialettica parlamentare, una tale chiarezza degli impegni del Governo, da permettere  a posteriori ai cittadini di  decidere se hanno fatto bene o hanno fatto male a dare la loro fiducia a un uomo solo al comando.

Perché - vista la determinazione a mandare in porto a ogni costo questa legge -  non sottoscrivere un impegno serio su un vero problema per l’Italia come è la  disoccupazione  e non consentire ai cittadini di giudicare sui programmi e sulla loro realizzazione ?
 
Giorgio La Malfa
 
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