Giorgio La Malfa su Il Mattino dell'11 Dicembre 2014: "Perché Renzi spinge e Padoan frena"

di Giorgio La Malfa - 11/12/2014 - Politica interna
Giorgio La Malfa su Il Mattino dell'11 Dicembre 2014: "Perché Renzi spinge e Padoan frena"

C'è una dialettica, più o meno in tutti i Paesi, fra le ragioni dei Governi che guardano alla situazione complessiva, economica e sociale e quelle dei Ministri del Tesoro che tendono a concentrare la loro attenzione soprattutto sugli equilibri finanziari.

E c'è generalmente un momento in cui, nella vita di tutti i Governi, queste differenze di punti di vista e di opinioni fra i Presidenti del Consiglio e i Ministri del Tesoro emergono in superficie e divengono confronto pubblico.

In Europa, l'esistenza di organismi, come l'Ecofin, che riuniscono periodicamente i Ministri del Tesoro dei Paesi membri tende ad accentuare queste differenze, perché fa nascere una specie di club dei Ministri del Tesoro pronti a spalleggiarsi nei confronti dei Governi di cui fanno parte.

L'Italia non ha mai fatto eccezione a questa regola né con i Governi di centro-destra, né con quelli di centro-sinistra. Ma fin'ora il Governo Renzi era riuscito ad evitare che emergessero diversità significative di opinione con il titolare dell'Economia Pier Carlo Padoan. Questi, pur dovendo registrare le impazienze del Presidente del Consiglio nei confronti delle rigidità europee, aveva accuratamente evitato di accentuare le differenze fra la sua posizione e quella della Presidenza del Consiglio.

Anche la confezione della Legge di Stabilità, attualmente all'esame del Parlamento, aveva registrato una sostanziale convergenza fra la Presidenza del Consiglio e il Ministero dell'Economia.

Da ieri però la situazione è cambiata drasticamente e le differenze di opinioni tra il Ministero dell'Economia e la Presidenza del Consiglio sono emerse in tutta la loro portata. Il detonatore è stato un articolo di Massimo Franco apparso sul Corriere della Sera di martedì mattina. Nell'articolo, Franco rivelava che “da settimane Palazzo Chigi sta analizzando una serie di misure da prendere se alla fine del prossimo trimestre ci fosse l'ennesimo segno meno davanti ai dati del Pil”.

Aggiungeva che “si sta facendo strada l'idea che la lunga sequela di dati negativi richieda una sterzata”. Essa consisterebbe - spiegava Franco - nel superamento del limite del 3% per il deficit per il tempo e nella misura necessaria per determinare una ripresa dell'economia italiana.

Quanto alla natura delle misure allo studio di Palazzo Chigi, si tratterebbe di riduzioni fiscali, come la estensione del bonus di 80 euro ad altre categorie di cittadini o di aumenti della spesa pubblica per investimenti da finanziare in deficit. Si tratterebbe – concludeva Massimo Franco citando una fonte anonima di Palazzo Chigi - “dell'unico modo per ripartire”.

Di fronte a una ricostruzione così circostanziata da parte di uno dei giornalisti più autorevoli del Corriere della Sera, il Ministro dell'Economia, che oltretutto presiedeva proprio ieri, a Bruxelles, una riunione dell'Ecofin, ha ritenuto di non poter più tacere. Pur essendovi stata una dichiarazione attribuita a “fonti di Palazzo Chigi” che riaffermava che non è programmato alcuno sforamento del limite del 3% del deficit, Padoan deve avere ritenuto indispensabile aggiungere qualcosa di più esplicito.

Dopo avere riaffermato che nel 2015 il deficit si attesterà al 2,6% del Pil e che i tagli delle entrate saranno finanziati con tagli delle spese, ha commentato che è profondamente sbagliato ritenere che il superamento del tetto del 3% possa produrre maggiore crescita ed ha ulteriormente aggiunto che “vi sarebbe una reazione negativa da parte dei mercati finanziari. È un onere che non possiamo permetterci”.

Evidentemente egli ha ritenuto che la smentita delle “fonti di Palazzo Chigi” non fosse sufficientemente precisa ed ha fissato, per la prima volta, in modo netto la sua posizione rispetto ad eventuali svolte che dovessero essere decise da Palazzo Chigi.

È un fatto positivo che questa differenza di opinione sia venuta alla luce in modo esplicito. Fra gli economisti, fra i Governi e nelle Istituzioni economiche internazionali, vi sono idee profondamente diverse sul modo di affrontare le situazioni di crisi economica. Questo è vero in particolare per l'area dell'euro e per il nostro Paese che in Europa è quello che oggi soffre di più della crisi.

Vi è una posizione che possiamo definire finanziariamente ortodossa per la quale l'equilibrio dei conti pubblici è una condizione necessaria e forse anche sufficiente per poter sperare in una ripresa dell'economia.

Rispetto a questa posizione ortodossa vi è un'altra posizione che sta rapidamente guadagnando consensi alla luce del prolungarsi della crisi di questi anni per la quale insistere sulla priorità del riequilibrio dei conti pubblici è una scelta suicida destinata non solo ad aggravare la situazione economica ma anche a rendere più difficile lo stesso riequilibrio dei conti pubblici.

Secondo questo orientamento di pensiero, che ha trovato in questi mesi, l'autorevole avallo del Presidente della Banca Centrale Europea, Draghi, lo stimolo fiscale è indispensabile per fare riprendere l'economia ed è quindi un'esigenza prioritaria rispetto al riequilibrio dei conti pubblici.

Si tratta, com'è evidente, di posizioni radicalmente opposte, fra le quali non è possibile una mediazione sostanziale: o prevale l'una o prevale l'altra impostazione. Per ora l'Italia, con il Governo Monti, poi con il Governo Letta e infine con il Governo Renzi ha scelto di dare priorità al risanamento dei conti pubblici, anche a costo di vedere progressivamente aggravarsi la crisi dell'occupazione.

Se finalmente si comincia ad entrare nell'ordine di idee di considerare una diversa strategia, è bene che se ne cominci a parlare apertamente e che se ne discutano, nel concreto, i pro e i contro dell'una come dell'altra soluzione. Se il pensiero unico non comanda più a Francoforte dove ha sede la Banca Centrale Europea, se da tempo non comanda più al Fondo Monetario Internazionale, è ora che di questi problemi si cominci a parlare seriamente nel nostro Paese che più di altri ha bisogno di far ripartire la propria economia.

Giorgio La Malfa

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