Giorgio La Malfa su QN il Resto del Carlino del 2 marzo 2016 "Correzione di rotta. Lettera al Premier"

di Giorgio La Malfa - 02/03/2016 - Politica interna
Giorgio La Malfa su QN il Resto del Carlino del 2 marzo 2016 "Correzione di rotta. Lettera al Premier"
Caro Presidente Renzi, fin dall'inizio della sua attività di governo, lei ha dichiarato che, pur nutrendo perplessità sulle linee guida della politica economica europea, intendeva perseguire i due obiettivi convenuti nel fiscal compact: la diminuzione progressiva del deficit e la riduzione del rapporto debito pubblico-Pil.
 
Ha anche ribadito più volte che questo impegno non discendeva solo dalla nostra partecipazione all'Unione Europea, ma rispondeva a una necessità obiettiva. All'Europa lei ha chiesto soltanto - e ottenuto - di poter usufruire del massimo di flessibilità consentita dalle regole europee. I dati statistici più recenti indicano che nel 2016 la crescita del reddito nazionale italiano sarà inferiore a quanto previsto nei mesi scorsi e che anche la crescita dei prezzi sarà minima.
 
NE CONSEGUE che il deficit sara probabilmente più elevato di quanto annunciato e soprattutto che non si realizzerà l'attesa diminuzione del rapporto fra debito pubblico e Pil. La conclusione, inevitabile, è che la politica perseguita finora non ha funzionato. In più, continuare su questa strada ci porterebbe in un vicolo cieco perché, anche escludendo ,manovre fiscali restrittive che spegnerebbero ogni sintomo di ripresa, la pura e semplice prosecuzione delle politiche attuali non inciderebbe sul rapporto debito-Pil, che anzi continuerebbe a salire. Nel giro di qualche tempo potremmo trovarci di fronte al problema della sostenibilità del debito pubblico, al quale ha cominciato a far cenno l'ultimo rapporto della Commissione Europea. Dunque è irrealistico perseguire insieme i due obiettivi posti nel fiscal compact: la riduzione del deficit e la riduzione del rapporto debito pubblico-Pil. E non si tratta di ottenere la facoltà di scostarsi dello 0,2-0,3% dal sentiero prescritto. 
 
PERCHÉ il rapporto debito-Pil cominci a scendere, il reddito nazionale deve crescere del 2-3% annuo e poiché i prezzi sono fermi la crescita reale deve essere di questo ordine di grandezza. Per ottenerla serve uno stimolo straordinario, un deficit pubblico significativamente più elevato di quello attuale e di quello convenuto con l'Europa. Bisogna violare in misura consistente il limite del deficit, di circa 2 punti percentuali, e farlo per almeno un paio di anni. Un operazione di questo genere andrebbe preparata con cura: bisognerebbe spiegare quali riduzioni di imposte si farebbero e quali effetti se ne vorrebbero ricavare; quali investimenti pubblici e con quali garanzie di tempestività e di efficacia. Bisognerebbe accompagnare la manovra con cessioni di attività patrimoniali dello Stato per non far crescere il debito nella fase in cui il deficit è più elevato.
 
L'Europa però non potrebbe accettare questa manovra, per quanto ben presentata. Si tratta di sapere se il governo se la sente di andare in questa direzione scontando il dissenso europeo e il rischio di una reazione negativa dei mercati. Ma l'argomento a favore è che questa strada non ha alternative. Non so se lei se la senta, ma le cose stanno veramente così. Mi creda, Giorgio La Malfa 
 
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