Giorgio La Malfa su Il Sole 24 Ore del 11 Marzo 2016: "Coraggio per uscire dal vicolo cieco della crisi"

di Giorgio La Malfa - 11/03/2016 - Politica interna
Giorgio La Malfa su Il Sole 24 Ore del 11 Marzo 2016: "Coraggio per uscire dal vicolo cieco della crisi"

Giampaolo Galli mette in guardia il Governo dal farsi tentare dalla proposta di una politica straordinaria di stimolo fiscale che faccia ripartire davvero l'economia italiana. Fa tre obiezioni e invita "a non abbandonare la strada Mia riduzione del deficit." Il problema è che Galli trascura il punto di partenza del mio ragionamento e cioè che finora il Governo si è attenuto alla strada da lui proposta cercando di far ripartire l'economia italiana senza violare i vincoli del fiscal compact. L'esperimento è fallito: la ripresina si va spegnendo, come certifica l'Istat, e l'Italia mancherà nel 2016 agli impegni del fiscal compact sia per il deficit che per il rapporto debito Pil, come si legge nella lettera della Commissione Europea di ieri.

Dunque, dopo due anni l'economia non riparte e le procedure di infrazione si avvicinano. Continuare così o cambiare strada? Delle 3 obiezioni di Galli solo una è sostanziale, ma non poggia su alcun argomento.

Una manovra espansiva - dice Galli - imporrebbe domani una manovra eguale e contraria per riportare il deficit lungo il percorso di rientro. Per cui questa politica potrebbe migliorare la congiuntura oggi "ma al costo di politiche restrittive e di una probabile nuova recessione in futuro." Dimostrazione? Nessuna.

La maggior parte degli economisti conviene invece nel ritenere che, se c'è una capacità produttiva inutilizzata, uno stimolo proveniente dalla domanda creerà nuovo reddito, allevierà la disoccupazione e produrrà un gettito fiscale aggiuntivo che contribuirà a rimettere in equilibrio il bilancio a un più basso rapporto debito PiL Il gettito fiscale aggiuntivo potrà essere sufficiente a chiudere il gap, oppure no. Se no, bisognerà immaginare (modeste) manovre correttive, ma non è affatto detto che i cosiddetti moltiplicatori sarebbero allora eguali a quelli di oggi. Semplicemente non lo sappiamo.

Vi sono posizioni diverse fra gli economisti su questo punto. E nessuno può proclamare le proprie opinioni come verità. Osservo a Galli che la strada dell'austerità, ampiamente esplorata in questi anni, ha lasciato dietro di sè molte macerie e che molti economisti partiti da altre posizioni oggi convergono — penso ai professori Alesina e Giavazzi e agli economisti del Fondo Monetario — sulla mia tesi. Fallita l'altra politica, forse è il caso di riflettere seriamente a questa proposta.

La seconda obiezione di Galli è che aumentare la spesa pubblica è facile, difficile diminuirla. È una osservazione su cui sono d'accordo: per questo ho scritto che l'aumento del deficit dovrebbe essere destinato alla riduzione del prelievo fiscale e al finanziamento di specifici investimenti pubblici. Infine, dice Galli, i mercati finanziari potrebbero reagire mettendo in crisi il debito pubblico. Il rischio è reale, ma di per sé non rende cattiva la politica proposta. Si tratta di esserne consapevoli e di preparare un piano credibile che preveda, come ho scritto, misure straordinarie di alienazione di beni pubblici. Peraltro siamo già oggi, a debito crescente, esposti a questo rischio. Solo una forte crescita reale dell'economia può disinnescare la mina.

Conclusione. 
Se la politica condotta in questi due anni avesse funzionato, se ci fosse la ripresa promessa, accompagnata da una riduzione della devianza dei parametri della finanza pubblica, Galli avrebbe titolo a proporre di non cambiarla. Ma l'Italia è in un vicolo cieco. La ripresa si è spenta, i parametri della finanza pubblica peggiorano. Continuando così andremo a sbattere contro il muro del debito pubblico. Capisco che ci voglia coraggio per tentare una sortita. Molto coraggio e molta credibilità.

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