Sulle imposte il Premier si gioca la faccia

di Giorgio La Malfa - 12/04/2010 - Politica interna
Sulle imposte il Premier si gioca la faccia
Caro direttore,

sono totalmente d’accordo su ciò che lei ha scritto stamane sul fisco e sugli impegni non mantenuti del Governo. Si tratta esattamente delle ragioni per le quali, ormai qualche mese fa, avevo indirizzato riservatamente al Presidente del Consiglio una lettera chiedendogli di poter discutere seriamente in seno alla maggioranza di questi problemi. Constatato che il Governo non aveva alcuna intenzione di affrontare il problema, ho preso le distanze e, pur non vedendo (ancora) la via per costruire una alleanza di Governo in grado di affrontare i problemi veri del Paese, ho deciso che, per chi proviene, come me, dalla tradizione di un partito che ha sempre considerato la questione economica come il problema più importante del Paese, era impossibile restare nella coalizione e che è necessario guardare avanti.

L’impegno alla riduzione del carico fiscale e all’aumento della spese per investimenti figurava in modo prominente nei programmi di Berlusconi del 2001 e del 2008. Lei ha assolutamente ragione nel ricordarlo. Ma non si trattava solo di una promessa – di un contratto – con gli elettori. Era ed è una necessità per l’Italia. Senza una riduzione del peso fiscale non c’è speranza di una ripresa del settore privato dell’economia. Perché un piccolo imprenditore del Veneto dovrebbe investire da noi quando costi del lavoro, carichi fiscali e procedure burocratiche sono assai più lievi in ormai decine di Paesi dell’Europa e fuori? E senza investimenti nelle infrastrutture, ma soprattutto nella scuola, nell’Università, nella ricerca come resterà l’Italia un grande Paese avanzato? Quindi vi è di più che una promessa elettorale non rispettata. Vi è una crisi che non ha risposta.

Io non attribuisco a Tremonti - come fanno i suoi colleghi di Governo, e come implicitamente fa capire Berlusconi dicendo che egli vorrebbe, ma il Ministro dell’Economia… - la responsabilità di tutto questo. Il Ministro dell’economia ha già abbastanza problemi a convincere l’Europa e i mercati finanziari che l’attuale deficit e soprattutto che il debito pubblico italiani siano sostenibili. Per trovare le risorse che consentano di ridurre le imposte o aumentare gli investimenti pubblici senza aggravare il deficit, bisogna – come lei scrive – incidere nella spesa corrente. E’ il presidente del Consiglio che ci deve mettere la sua faccia e il suo impegno. Anzi ce l’avrebbe dovuta mettere ben prima di oggi.

Berlusconi è allergico a farlo. Credo che tremi al pensiero di intaccare le simpatie di cui gode fra gli italiani. L’età pensionabile? Basta un sospiro del segretario della CISL e non se ne fa nulla. Le province? Un impercettibile batter d’occhio di Bossi, e non se ne fa nulla. Finanche l’energia nucleare che era una bandiera del Governo, è stata sacrificata da Berlusconi al desiderio di vincere le elezioni regionali. E se si insiste, ci verrà detto che il Governo è impotente: bisogna fare la grande riforma costituzionale per risolvere questi problemi. E mentre discutiamo di grandi riforme del sistema, l’Italia diviene sempre più marginale in Europa e nel mondo.

Lei, direttore, guarda con simpatia, pur da posizioni di autonomia, al Presidente del Consiglio; fa bene dunque a richiamarlo con fermezza, come ha fatto stamane, ai suoi impegni. Ma io penso che chi ha un ruolo politico debba prendere atto che il Governo continuerà ad essere quello che è stato finora. Bisogna dunque cambiare strada e farlo in fretta.

Mi creda

Suo

Giorgio La Malfa

pubblicata su Libero il 10 aprile 2010
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