La localizzazione di centrali nucleari in Italia

di Giorgio La Malfa - 22/04/2010 - Politica interna
La localizzazione di centrali nucleari in Italia

Riportiamo l'interpellanza del 22 aprile 2010 in merito agli indirizzi del Governo relativi alla localizzazione di centrali nucleari in Italia - n. 2-00662 , la risposta Il sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico, Stefano Saglia, e lasuccessiva replica dello stesso Onorevole La Malfa.

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I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro dello sviluppo economico, per sapere - premesso che:
il Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato al giornale La Gazzetta del Mezzogiorno del giorno 24 marzo 2010 che «la regione Puglia non ha bisogno di una centrale nucleare perché è già energeticamente autosufficiente»;
tale dichiarazione appare in aperto contrasto con la politica enunciata dallo stesso Governo di volere equilibrare con il 25 per cento di energia nucleare il mix delle fonti energetiche, oggi pesantemente sbilanciato verso i combustibili fossili;
questa impostazione del Presidente del Consiglio dei ministri appare in contrasto con la procedura individuata nel decreto legislativo n. 31 del 2010, nel quale si indicano vari criteri di localizzazione per le centrali nucleari, fra i quali la sicurezza, ma in cui non figura il criterio dell'autosufficienza regionale -:
se il Presidente del Consiglio dei ministri intenda, attraverso la sopra citata dichiarazione, prospettare un mutamento dell'indirizzo politico del Governo, con particolare riferimento all'installazione di centrali nucleari in Italia, che, oltre che apparire in contrasto con l'obiettivo di riequilibrare il mix delle fonti energetiche, appare in contrasto con quanto previsto dal decreto legislativo n. 31 del 2010.
(2-00662) «La Malfa, Brugger».
(8 aprile 2010)

Camera dei Deputati

Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 311 di giovedì 22 aprile 2010


Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 10,40).

(Chiarimenti in merito agli indirizzi del Governo relativi alla localizzazione di centrali nucleari in Italia - n. 2-00662)


PRESIDENTE
. L'onorevole La Malfa ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00662, concernente chiarimenti in merito agli indirizzi del Governo relativi alla localizzazione di centrali nucleari in Italia (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti).
Prendo atto che l'onorevole La Malfa si riserva di intervenire in sede di replica.
Il sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico, Stefano Saglia, ha facoltà di rispondere.

STEFANO SAGLIA, Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signor Presidente, l'interpellanza in oggetto riguarda le dichiarazioni che sono state rese dal Presidente del Consiglio Berlusconi il 24 marzo scorso e che sono state riportate sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Queste dichiarazioni, a nostro modo di vedere, non sono in contraddizione con la strategia del Governo in merito al rilancio della produzione di energia elettrica dal nucleare.
Infatti, il Presidente, accanto all'affermazione sull'autosufficienza energetica della Puglia, esaltata in modo particolare dalla stampa locale, ha sostenuto con convinzione che l'Italia deve procedere verso un abbattimento dei costi dell'energia elettrica e che ciò può avvenire solo se il Paese procede anche alla realizzazione di centrali non dipendenti dalle importazioni di idrocarburi fossili; tali centrali sono certamente quelle nucleari, come quelle rinnovabili.
Quanto dichiarato riassume, quindi, in modo coerente le motivazioni del programma di diversificazione del mix di fonti energetiche adottato dal Governo, che tende alla realizzazione di impianti nucleari e di impianti da fonti rinnovabili in misura tale da ridurre il peso dei combustibili fossili.
Peraltro, si fa osservare che la validità dell'opzione nucleare, come di qualunque infrastruttura energetica di rilevanza nazionale, si giustifica sulla base di considerazioni di tipo strategico di sicurezza nazionale e dei benefici per il territorio che possono essere riscontrati, oltre naturalmente che nelle modalità di produzione delle energie elettriche, in ricadute di tipo economico-produttivo ben evidenziate nel decreto legislativo n. 31 del 2010, con cui il Governo ha disciplinato le procedure di localizzazione e realizzazione degli impianti nucleari.
Si aggiunge che, per l'approvazione definitiva del citato decreto legislativo, il Governo ha accolto alcune richieste e osservazioni pervenute dalle regioni e dagli enti locali a conferma della volontà di esercitare un metodo improntato dalla reciproca collaborazione istituzionale.
Con questo atto è stato reso necessario, per la localizzazione degli impianti, il raggiungimento di un'intesa con la regione interessata, e quindi questo certamente coincide sia con la strategia nazionale, sia con le esigenze provenienti dal territorio, naturalmente con la volontà da parte del Governo di convincere le regioni che dovranno ospitare le centrali di energia elettrica a produzione nucleare che esse siano un'opportunità per il territorio e non un fattore negativo, nel massimo della sicurezza ambientale e della salute dei cittadini.

PRESIDENTE. L'onorevole La Malfa ha facoltà di replicare.

GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, quella del Governo è una risposta che è difficile considerare adeguata al problema, che era stato sollevato non dall'interrogante ma dal Presidente del Consiglio. Il Governo può sempre, ovviamente, scegliere la strada di minimizzare quanto esso stesso dice, con ciò facendo anche un piccolo torto all'esponente del Governo che di quelle espressioni si è fatto portatore. Si può sempre affermare: il Presidente del Consiglio scherzava, i criteri in base ai quali verranno prese le decisioni relative alla localizzazione delle centrali nucleari sono diversi da quelli riportati nel decreto legislativo n. 31 del 2010, e quindi non diamo loro nessuna importanza. Oppure si può seriamente ammettere, di fronte ad una richiesta del Parlamento: è stato uno sbaglio, un errore. Questo invece, signor rappresentante del Governo, è un modo francamente inaccettabile, imbarazzante e ridicolo di affrontare le questioni.
Vengo al punto, premettendo semplicemente - cosa del resto nota - che appartengo ad un partito che è sempre stato favorevole all'energia nucleare: fu il solo partito che in sede parlamentare e di dibattito pubblico si oppose al quesito referendario del 1987 volto all'eliminazione dell'energia nucleare; abbiamo salutato con favore, nel programma della maggioranza che oggi governa il Paese, il tema del ritorno all'energia nucleare e siamo quindi dalla parte di quanti sarebbero favorevoli alla politica che oggi il Governo afferma di non voler modificare.
E tuttavia, bisogna andare alla sostanza dei problemi. Nel decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, al quale ha fatto riferimento il rappresentante del Governo, vengono indicate all'articolo 8 con assoluta chiarezza le caratteristiche che debbono avere i siti, per poter ospitare delle centrali nucleari; i siti, e dunque le regioni nelle quali essi sono collocati. A proposito di questi siti (non li rileggerò, il sottosegretario già li conosce) non si cita, tra i fattori localizzativi, il tema se la regione nella quale si trova quel sito sia autosufficiente in materia energetica o meno. Non si cita! Si dispone cioè che il sito deve avere certe caratteristiche di stabilità geologica, rispetto paesistico, distanza dai luoghi abitati, e così via, ma non si fa riferimento alcuno al fabbisogno di energia elettrica della regione e al modo in cui essa è soddisfatta; in altre parole, se le fonti locali di energia siano o no sufficienti.
Manca una precisa indicazione, dunque, da parte del Governo in un decreto legislativo, in attuazione di una legge che il Governo aveva fatto approvare al Parlamento, dei criteri localizzativi. Allora i casi sono due: o quel decreto legislativo è incompleto ed il Governo intende rivederlo, aggiungendo tra i criteri di localizzazione quello per cui l'impianto nucleare venga costruito in una regione deficitaria dal punto di vista energetico; oppure le dichiarazioni del Presidente del Consiglio si condannano da sole. Sono le dichiarazioni di un uomo politico che, dimenticandosi di essere Presidente del Consiglio, si reca in una regione durante la campagna elettorale e afferma: non volete le centrali nucleari? Non ve le diamo.
Signor rappresentante del Governo, bisogna avere la serietà di affrontare i problemi, per come essi sono. Il Presidente del Consiglio è andato a Bari e ha rilasciato un'intervista ad un giornale, non smentita (del resto lei stesso non l'ha fatto), in cui ha affermato: la Puglia non ha bisogno di centrali nucleari, in quanto essa è autosufficiente sul piano energetico. Ma lo è anche il Veneto, lo è anche la Lombardia!
In sostanza, allora, le centrali nucleari si possono costruire soltanto nelle regioni che soffrono di un deficit energetico? Questa è la politica del Governo? No, naturalmente, e lei lo nega! Ma come fa lei a negare le parole del Presidente del Consiglio, senza - lo ripeto - dire, implicitamente o esplicitamente, che esse sono uscite in un momento in cui il tema era un altro, cioè la raccolta dei voti.
Ma io non posso nascondere un'indignazione nei confronti di un modo di governare il Paese che si pretende voler affrontare i problemi, ma che poi si arresta di fronte al desiderio di raccogliere i voti: siamo cioè di fronte ad un Governo che lancia proclami di voler governare il Paese e che poi li realizza attraverso la forma del mendacio, della raccolta del voto a qualsiasi condizione.
Cosa direte al presidente della regione Puglia quando per caso, rispondendogli sulla base delle procedure da voi indicate, un produttore di una centrale chiederà: c'è un sito in Puglia (ammesso che vi sia, ma io non lo so naturalmente)?
Cosa risponderete al presidente della regione? Lei dice: cercheremo di convincerlo perché all'interno del decreto legislativo abbiamo detto che ci vuole l'accordo con le regioni. Ma con quali parole cercherete di convincerlo, se il Presidente del Consiglio è andato in quella regione a dire che non ve n'è bisogno?
Con quali parole cercherete di convincere il Veneto? Con quali parole cercherete di convincere il Lazio, dove è stata ospitata una centrale nucleare e dove potrebbe esservi anche domani, se il Governo ha già detto - attraverso le voci autorevoli dei suoi presidenti di regione - che quelle regioni sono autosufficienti?
Ma potete pensare davvero che un Paese serio possa essere governato in questa maniera? Mi dispiace dover rivolgere questa dura critica al sottosegretario, che ovviamente è il vettore incolpevole di una risposta burocratica, che però contiene un aspetto quasi comico, perché normalmente il Governo non smentisce se stesso quando legge dei documenti di questo genere; normalmente si limita a nascondere delle preoccupazioni, non nasconde le parole del Capo del Governo, non le minimizza!
Noi possiamo quindi uscire da questa nostra bella riunione dicendo: va bene, allora da domani le parole del Presidente del Consiglio contano poco, i suoi propositi contano meno di nulla, perché se egli dice che in Puglia non sono necessarie le centrali, ma lei, sottosegretario, mi dice che rimangono le procedure stabilite dal decreto legislativo, allora vuol dire che le parole del Presidente del Consiglio non contano.
Ma in realtà esse contano, perché sapete benissimo che in Puglia, se vi fossero le ragioni tecniche ed economiche per insediare una centrale, voi lì non la potrete comunque insediare, perché il presidente della Puglia dirà: ma io ho la testimonianza del Presidente del Consiglio sul fatto che noi ne abbiamo bisogno. Non le potrete insediare nel Lazio né in Veneto: cioè voi non farete la politica nucleare che voi - non noi, che lo abbiamo sempre pensato - dite essere importante.
Non la farete così come non farete la riforma fiscale, la riforma delle istituzioni, la politica economica perché voi siete un Governo di «chiacchiere». Il signor Presidente del Consiglio è un Presidente di «chiacchiere», bravissimo ad andare di fronte agli uni e agli altri, agli uni dicendo ciò che gli uni si vogliono sentir dire e agli altri dicendo quello che gli altri si vogliono sentir dire.
Ma questo è l'esatto contrario della politica di cui un Paese ha bisogno: voi credete di poter ingannare gli italiani per molti anni dicendo cose contrarie a quelle che vengono fatte e agli interessi e ai bisogni del Paese?
Io non lo credo e in ogni caso questa è un'altra buona ragione che mi conferma nelle considerazioni per le quali a un certo punto, sentendo venir meno il raccordo tra gli impegni e i fatti, ho ritenuto che fosse non mio diritto, ma mio dovere, prendere le distanze da una configurazione politica che non serve agli interessi del Paese e che prima finisse meglio sarebbe per l'Italia.
In questo senso, mi auguro - mi si consenta di dirlo in questa occasione - che il dibattito che è in corso in seno al partito del Presidente del Consiglio vada davanti e vada molto a fondo, perché gli interessi del Paese oggi non coincidono più con la continuità di questo Governo, che ha fatto il suo tempo.


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