La Malfa e Andolfi su Il Foglio del 10 Luglio: "Non ci siamo, Matteo"

di Giorgio La Malfa, Massimo Andolfi - 15/07/2014 - Politica interna
La Malfa e Andolfi su Il Foglio del 10 Luglio: "Non ci siamo, Matteo"
 
 
Quel documento che il governo deve presentare per evitare che a la flessibilità sia solo chiacchiera
 
 
 
 
 
 
 
Al direttore - Avevamo sinceramente sperato che la formazione di una solida maggioranza politica e la costituzione di un governo di chiara ispirazione riformatrice potessero trasformare una legislatura nata sotto il segno delfincertezza nel tanto atteso momento di riavvio della crescita econouiica e di definitiva uscita del paese dalla crisi.
 
Per questo avevamo scritto che il carattere piuttosto approssimativo delle propo ste di riforma avanzate dal governo all’atto della sua formazione fosse il necessario prezzo da pagare alle incombenti elezioni europee in vista della presentazione, all'indomani delle elezioni, di un programma di interventi economici ed istituzionali ben più convincenti per l'opinione pubblica intema ed europea.
 
Dobbiamo prendere atto che cosi non è stato. Ne prima, né dopo le elezioni il governo ha delineato un quadro ordinato di interventi sia per Feconomia che per le istituzioni. Con rammarico dobbiamo aggiungere il nostro ai commenti dei principali editorialisti, tutti ormai estremamente critici dell'operato del governo.
 
Il presidente del Consiglio, Renzi, si dice convinto della necessita di tenere legati il piano della correzione di rotta della politica economica europea con quello delle riforme in Italia. Riforme incisive e capaci di dare slancio al nostro paese sarebbero la condizione imprescindibile di una ritrovata autorevolezza dell'Italia e risponderebbero alla domanda di cambiamento che l'Europa ci rivolge per poter rimuovere la camicia di forza fin qui impostaci.
 
Non sappiamo se le cose stiano realmente così e cioè se davvero i nostri partners siano cosi interessati alle nostre riforme da essere pronti ad attenuare il rigore imposto dai patti europei o se invece usino l'argomento delle riforme non fatte come un’ulteriore salvaguardia contro i nostri sforamenti del bilancio. Ma facciamo osservare che in nessun documento europeo si menziona la riforma del Senato e che le riforme cui FEuropa accenna hanno essenzialmente a che fare con le questioni economiche.
 
Perché, quindi, bloccare il Parlamento su temi che non sono di alcun interesse per i nostri partner mentre rimane del tutto nebulosa la strategia sul piano economico?
Contemporaneamente, di settimana in settimana si succedono accordi che indeboliscono la coalizione di governo, come Fultimo sulla legge elettorale che ha portato il Nuovo Centro Destra a dichiarare la propria indisponibilità afvotare la riforma e ad accentuare le perplessità su quella del Senato. 0 accordi che accentuano la preoccupazione di tutti i patiainentari circa la possibilità di ima fine anticipata della legislatura, totale o riguardante il solo Senato non appena trasformato in Camera delle Autonomie.
 
Progressivamente, dietro il sempre più sottile paravento costituito dal binomio Italia-Europa, si intravede un progetto di corto respiro ed interamente giocato sul piano della politica interna. La schiera degli osservatori convinti clie si andrà a votare l'anno prossimo si infoltisce ogni giorno. quanto più le proposte e le prese di posizione appaiono volte esclusivamente alla introduzione di nuovi strumenti costituzio nali e legislativi capaci solo di avvantaggiare l’uno o l’altro dei soggetti presto chiamati a confrontarsi con le elezioni generali e con quelle del prossimo presidente della repubblica.
 
Abbiamo seguito con molta attenzione l'attività del governo fin dalla sua nascita ed abbiamo segnalato per tempo lo iato tra gli obiettivi fissati e le proposte che avrebbero consentito di realizzarli.
 
A questo punto avanziamo una proposta precisa. Se realmente il governo ritiene di poter modificare gli attuali assetti della politica economica europea facendo fare autonomamente all'Italia la parte che le spetta ed il proprio dovere, allora esso presenti al Parlamento, prima dell'estate, un documento nel quale fissi degli obiettivi di crescita e di lotta alla disoccupazione più elevati di quelli assolutamente insoddisfacenti contenuti nelle attuali previsioni (che sono tra l'altro gli stessi del governo Letta), indichi gli strumenti attraverso i quali esso pensa di poterli realizzare e apra su questo 1m confronto con l’Europa.
 
Massimo Andolfi e Giorgio La Malfa
 
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