La Malfa e Andolfi sul Foglio: "Anticipare le elezioni è un azzardo per tutti, il Premier senza mandato dovrà essere zen"

di Giorgio La Malfa, Massimo Andolfi - 07/03/2014 - Politica interna
La Malfa e Andolfi sul Foglio: "Anticipare le elezioni è un azzardo per tutti, il Premier senza mandato dovrà essere zen"
 
Nel  suo discorso di presentazione alle Camere, il Presidente del Consiglio ha indicato nel rilancio dell’economia e nella riforma dello Stato gli obiettivi strategici dell'azione del governo. Ma non ha escluso in modo tassativo l’ipotesi delle elezioni. Un  osservatore politico attento come Stefano Folli ha scritto che fra le due opzioni possibili,  cioè fra la continuità della legislatura e il ricorso ad elezioni anticipate, “il presidente del Consiglio non ha ancora deciso in modo definitivo quale strada imboccare.”
 
E tutti i giorni qualche giornale avanza il sospetto che in fondo questo rimane il suo vero obiettivo. Egli avrebbe in effetti due  buone ragioni per desiderare di andare in fretta alle elezioni.  La prima è  legata  alle circostanze inattese e per certi aspetti irrituali che hanno portato alla caduta del precedente esecutivo  e alla nascita del suo Governo.
 
L'assenza di una diretta investitura popolare è percepita infatti dall'opinione pubblica, in cui  è ancora vivo il ricordo della sostituzione del governo Prodi con il Governo D'Alema, come una condizione di debolezza del governo. Le elezioni inoltre potrebbero essere il modo più sicuro per modificare la composizione dei gruppi parlamentari del PD che sono espressione della precedente segreteria.
 
Ma a fronte di questi potenziali ed aleatori vantaggi,  vi sono dei fatti su cui vogliamo attirare l’attenzione. I  mercati internazionali  (ed anche quelli rionali, che spesso Matteo Renzi cita),  che sono interessati ad avere risposta su come l'Italia voglia uscire stabilmente dalla palude in cui si dibatte, si pongono quattro semplici domande.
 
La prima. L’Italia decide di rinviare il cammino verso condizioni di stabile crescita economica al prossimo anno dopo nuove elezioni? La seconda. Ha senso dedicare i prossimi mesi a una campagna elettorale  mentre si apre al centro dell’Europa la crisi più drammatica dopo la fine della guerra fredda che comporterà serie conseguenze sui costi e sugli approvvigionamenti energetici del nostro paese? La terza. Chi garantisce che il programma illustrato da Renzi ed accolto con favore in Italia e all’estero sarà confermato dall’esito delle elezioni che per definizione non hanno un vincitore certo? Ed infine, last but not least, è opportuno procedere alla affrettata e scarsamente meditata riforma del Senato che è imposta dall'”Italicum”, in un orizzonte elettorale ravvicinato? 
 
Ma vi è di più: vi sono circostanze nella vita politica che danno luogo a occasioni irripetibili. Oggi siamo davanti a una di queste occasioni. E’ la prima volta da moltissimi anni a questa parte che  un Presidente del  Consiglio ha la possibilità di condurre la legislatura fino alla sua conclusione naturale nel 2018 e di affrontare con il tempo necessario i grandi temi che egli stesso  ha indicato nel suo discorso alle Camere. La maggioranza è solida in quanto  tutti i partiti che sorreggono l'esecutivo non solo possono, ma soprattutto vogliono  giungere alla fine naturale della legislatura. Nello stesso tempo, come si è visto anche in occasione dell'ultimissimo accordo sull'”Italicum”, le opposizioni non appaiono in grado di far saltare l’equilibrio politico che si è determinato.
 
La galassia che ruota intorno a Forza Italia preme per il rispetto dell'accordo sulla legge elettorale e il rapido ritorno alle elezioni,  ma è innegabile che la sostanziale sterilizzazione politica  del voto del Senato sulla sua decadenza  ha già di per sé rappresentato un risultato importante per Berlusconi. Inoltre, con il diffondersi nell'elettorato moderato di una corrente di autentica  simpatia nei confronti del nuovo Presidente del Consiglio, provocare le elezioni potrebbe rivelarsi controproducente per il centrodestra. Sull'altro fronte, il movimento Cinquestelle appare attraversato da contraddizioni assolutamente inimmaginabili un anno fa, destinate ad aumentare in proporzione alla durata della legislatura. Infine, le forze sociali e la pubblica opinione guardano con favore al nuovo governo, nella speranza che si concluda una lunga fase di inerzia seguita da interventi di emergenza indispensabili ma di breve respiro.
          
Dunque, solo che Renzi lo voglia, c’è tempo davanti a noi per fare le cose. Ed è un tempo necessario per farle bene. Circa le riforma istituzionali è indispensabile che le nuove autonomie, il nuovo Parlamento e la nuova legge elettorale abbiano come cornice una forma di governo efficace e ad un tempo equilibrata. Quanto alla politica economica è indispensabile  inserire i necessari interventi immediati nel quadro di un percorso pluriennale. Tutto ciò implica una riflessione più approfondita e tempi più lunghi. La crisi istituzionale ed economica italiana deriva, come ha lucidamente scritto ieri Ernesto Galli della Loggia, dalla crisi del sistema dei partiti. E’ quindi una crisi che non prevede scorciatoie.
 Per risolverla servono  tenacia e  pazienza. Solo così si possono sciogliere gli intricati legami che bloccano il paese.
 
 

Massimo Andolfi, Giorgio La Malfa

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