Mezzogiorno, la proposta della Fondazione Ugo La Malfa

di Giorgio La Malfa - 17/02/2014 - Politica interna
Mezzogiorno, la proposta della Fondazione Ugo La Malfa

Il Governo lanci subito un progetto pilota per lo sviluppo della media impresa meridionale

Presentato a Bari il Terzo Rapporto 2008-2012

Intervento di Giorgio La Malfa:

Il numero complessivo delle aziende medie e grandi del Sud Italia continua a diminuire insieme al volume degli investimenti nel settore. Nel 2008 le piccole e medie imprese in Italia erano 4.100, di cui 354 nel Mezzogiorno; nel 2011 il numero complessivo è sceso a 3.666 unità, di cui 291 nel Mezzogiorno, concentrate soprattutto in tre regioni: la Campania (99 imprese), l’Abruzzo (61 imprese) e la Puglia (58 imprese). Il Terzo Rapporto della Fondazione Ugo La Malfa sulle imprese industriali del Mezzogiorno 2008-2012 conferma la tendenza del Sud Italia alla deindustrializzazione.

Il volume è stato presentato il 17 febbraio a Bari, con la partecipazione del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e del Rettore dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro, Antonio Felice Uricchio. Il Rapporto è stato illustrato dalla relazione di Giorgio La Malfa. Sono seguiti gli interventi di Lelio Borgherese, Presidente e AD Network Contacts; Felice Delle Femine, Regional Manager Sud Italia Unicredit; Domenico Favuzzi, Presidente Confindustria Puglia; Maximo Ibarra, AD e DG Wind; Massimo Lo Cicero, Economista docente Università La Sapienza di Roma; Federico Pirro, Docente di Storia dell’industria all’Università di Bari. Mauro Aparo, Segretario generale della Fondazione Ugo La Malfa, ha preseduto il convegno.

“Non bisogna rinunciare a una politica industriale nel Mezzogiorno”, ha detto La Malfa nel suo intervento, “La piccola e media impresa – ha aggiunto - rimane il settore più solido dell’economia nazionale, tanto che se ci fosse un crescita progressiva di questo comparto di imprese, si potrebbe guardare con fiducia alle prospettive di ripresa dell’economia italiana”. Al Governo e alle autorità regionali La Malfa chiede un forte impegno finalizzato a rafforzare questo comparto: “Un capitolo specifico della politica meridionale deve essere dedicato allo sviluppo della media impresa, pensiamo si debba immaginare un progetto pilota per creare in ogni regione meridionale una o due zone industriali attrezzate, dotandole delle infrastrutture e dei sistemi informatici necessari al collegamento con il resto del Paese e con l’estero. Bisogna inoltre puntare al miglioramento dell’insegnamento universitario, al sostegno della ricerca scientifica e tecnologica e al collegamento fra queste attività e le attività industriali. In queste aree specifiche dovranno essere ridotti al minimo i fattori negativi di carattere ambientale che caratterizzano la situazione del Mezzogiorno: inefficienza burocratica, corruzione politica e amministrativa, criminalità organizzata”. “Non è mai stata fatta – osserva La Malfa - una stima della portata, in termini finanziari, di un intervento finalizzato ad attrezzare una zona industriale in ciascuna delle regioni meridionali. E’ indispensabile farlo ora, valutando quali tipi di incentivi finanziari potrebbero aiutare l’insediamento e poi la crescita delle medie imprese nel Mezzogiorno e facendo confluire in questa direzione il flusso dei fondi di provenienza europea che, in molti casi, vengono frettolosamente e disordinatamente impiegati, quando non vengono del tutto persi”. Secondo La Malfa, “una buona politica di sviluppo dovrebbe puntare a favorire il crearsi di queste condizioni”.

Il Terzo Rapporto 2008-2012 prende in esame i dati di bilancio delle imprese industriali di medie e grandi dimensioni che hanno sede nel Sud d’Italia. I dati sono stati raccolti e elaborati dalla Fondazione Ugo La Malfa grazie a un accordo con l’Area Studi di Mediobanca, che dispone di un vasto archivio di bilanci di impresa. Prima del 2011, anno di pubblicazione del Primo Rapporto della Fondazione Ugo La Malfa, non esistevano studi sistematici sui settori di attività, sulla localizzazione e sui bilanci delle imprese meridionali.

Il volume dedica ampio spazio alle imprese di media dimensione, che impiegano da 50 a 500 dipendenti e hanno un fatturato compreso fra 15 e 330 milioni di euro. Il Rapporto fa il censimento completo di queste imprese e mette al confronto l’andamento di quelle localizzate nel Mezzogiorno con quelle che hanno sede nel resto del Paese. Il periodo considerato va dal 2008 al 2011.

Il numero di queste imprese nel Mezzogiorno è molto basso: 291 unità, concentrate in Campania, Abruzzo e Puglia. L’occupazione è in calo costante: i dipendenti sono in totale poco meno di 36.000, di cui 8000 in Puglia. Ma lo stato di salute di queste aziende è, nel complesso, buono. Infatti, nonostante la crisi, hanno presentato bilanci in utile in tutto il quadriennio 2008-2011; esportano circa il 25 % della loro produzione; hanno una situazione finanziaria abbastanza solida. Questo conferma che la media impresa è il settore che ha maggiori potenzialità nel Mezzogiorno. Dall’indagine sull’andamento di 113 imprese di medie e di grandi dimensioni operanti nel Mezzogiorno (fanno parte del coacervo di 2035 società delle quali Mediobanca raccoglie e pubblica i dati), si osserva che nel 2012 il fatturato ha avuto una lieve flessione rispetto all’anno precedente. Nel 2011, infatti, si era registrato un aumento di oltre il 15% rispetto al 2010. Un incremento che aveva permesso di recuperare tutte le perdite del biennio 2009-2010.

Più positive le cifre che riguardano le esportazioni, che nel 2012 hanno registrato un aumento del 10% rispetto al 2011, superando il valore raggiunto nel 2008 e tornando a collocarsi attorno a un terzo del fatturato. Un dato particolarmente preoccupante è quello degli investimenti tecnici, che diminuiscono anno dopo anno, indipendentemente dall’andamento del fatturato. Una tendenza che potrebbe indicare una progressiva delocalizzazione degli impianti delle imprese del Mezzogiorno, trasferite in altre aree geografiche.

Negativo è anche l’andamento degli utili: le perdite, seppure ridotte rispetto a quelle del 2011, ammontano nel 2012 a 1.295 milioni di euro e riguardano soprattutto le 17 società appartenenti a gruppi maggiori, con fatturato superiore a 2.999 milioni di euro. I dati del 2012 confermano che il costo del lavoro è più contenuto al Sud rispetto al resto dell’Italia, anche se la differenza fra le diverse aree geografiche relativamente al costo del lavoro è inferiore a quella riferita alla produttività. L’effetto congiunto degli andamenti della produttività e del costo del lavoro fa sì che, dal punto di vista della competitività, le imprese meridionali siano svantaggiate rispetto al resto del Paese.

La presentazione a Bari del Terzo Rapporto si è svolta con il Patrocinio della Regione Puglia e dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Il volume del Terzo Rapporto e il convegno di presentazione sono stati realizzati con il contributo di Fondazione Cariplo e Fondazione con il Sud e con il supporto di Unicredit, Wind e Network Contacts.

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