Un mondo senza leader non esce dalla crisi

di Paolo Savona - 29/04/2010 - Politica interna
Un mondo senza leader non esce dalla crisi

Spira una brutta aria nella cooperazione internazionale. Nello scacchiere mondiale c’è solo l’imbarazzo della scelta tra i casi di mancata collaborazione tra Paesi. Stati Uniti e Cina premono affinché l’aggiustamento degli squilibri di bilancia estera si realizzi nella controparte, senza una comune valutazione su ciò che accadrebbe nel contesto globale. Lo stesso avviene nell’Unione Europea, dove il problema del surplus di bilancia corrente della Germania non viene neanche preso in considerazione, perché un aggiustamento del cambio come quello chiesto alla Cina non è previsto dagli accordi. Il che significa, seguendo questo ragionamento, che gli accordi europei sono sbagliati, ma nessuno li vuole ridiscutere, perché sono stati esaltati i vantaggi invece di denunciarne i limiti. E i limiti sono stati evidenziati dal caso della Grecia.

Il problema da affrontare, quello del debito pubblico, è il secondo stadio della crisi indotta dai crediti subprime, tamponata spostando sui bilanci degli Stati l’onere dei salvataggi e della solidarietà sociale. Si moltiplicano le estrapolazioni di che cosa accadrebbe a questo indebitamento se non si facesse niente per riassorbirlo. Le cifre sono da capogiro: non c’è paese che non superi il 100% del suo prodotto lordo annuale; altri sfiorano o superano il 200%. Si invoca un ritorno rafforzato del rigore fiscale, ignorando che una partita che si risolva ai rigori non è certo una bella partita. Da questi esercizi di catastrofismo della finanza pubblica emerge chiaramente che il problema è globale e, come ogni emergenza di questo tipo, richiede soluzioni di pari livello. Perciò questo giornale, per primo e unico, ha suggerito un accordo globale che converta in diritti speciali di prelievo parte dei debiti pubblici per consentire il ritorno al rigore fiscale in tutto il mondo. Questa decisione consentirebbe di tagliare l’erba sotto i piedi della speculazione (che ha guadagnato dalla crisi dei subprime, sta guadagnando abbondantemente dalla crisi greca e si accinge a continuare con il Portogallo), di garantire il potere di acquisto delle riserve ufficiali cinesi e consentire il passaggio a cambi più flessibili dello yuan, e di rilanciare l’indispensabile cooperazione internazionale. Ma gli Stati Uniti sono insensibili ai loro “big deficit” (di bilancio pubblico e bilancia estera) sulla scia del loro convincimento che il dollaro è la loro moneta, ma un nostro problema. Senza lasciare spazio alla cooperazione internazionale. La Cina è chiusa nel perseguimento dei suoi problemi interni e la Germania vuole concludere la partita ricorrendo al rigore fiscale ….

A ben vedere, il problema di fondo è la carenza di leadership globale, che ha due volti: il disconoscimento di siffatta necessità e l’affermazione di leader che raccolgono consenso promettendo di tutelare gli interessi nazionali a prescindere dall’impatto geoeconomico e geopolitico delle loro scelte. Riteniamo che Obama e la Merkel abbiano una visione geopolitica, ma devono perseguirla senza rivelarla, perché il mandato ricevuto è di non lasciarsi coinvolgere dai problemi altrui e di difendere il benessere dei propri elettori. Se l’ampliamento dell’assistenza sanitaria incide sul disavanzo di bilancio e l’indebitamento pubblico e, per questa via, sul deficit della bilancia estera, il problema è anche globale, perché il resto del mondo deve cedere parte dei suoi risparmi per finanziarli.

Se per salvaguardare la competitività dell’industria tedesca basata sulla sua eccellente produttività, ma anche su un cambio dell’euro per essa sopravalutato, la Germania non intende far gravare sul suo risparmio l’onere del salvataggio del debito greco, manda a pallino le fondamenta solidaristiche dell’Unione e forse l’Unione stessa; ma la pubblica opinione non ritiene che questo sia un loro problema.

Se i nuovi accordi europei per supplire alle carenze istituzionali dell’Unione (come quello deciso poco più di un mese fa) prevedono che gli interventi avvengano in presenza di un serio rischio di fallimento di un paese membro dell’euroarea, qual è il problema? Con la collaborazione del mercato, si crea una condizione di default, come si va facendo, e si interviene. Se lo si fa in ritardo “a causa della lentezza dei meccanismi decisionali” il costo degli aggiustamenti degli squilibri sarà ancora più elevato, facendo prosperare la speculazione.

Spira proprio un’aria non buona nella cooperazione internazionale. Forse è il caso che i Capi di Stato si riuniscano, senza lasciarsi finché non trovano una soluzione. Occorre però qualcuno che sia capace di avere una visione globale dei problemi e voglia metterla in discussione, cominciando dai debiti pubblici. Dove sono finiti i sogni di gloria del G20?

da Il Messaggero del 29 aprile 2010

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