Nucleare: il ritorno a questo tipo di energia è una via obbligata

di Giorgio La Malfa - 25/05/2008 - Politica interna
Nucleare: il ritorno a questo tipo di energia è una via obbligata
Ieri, un eminente fisico americano, il Professor Richard Garwin, ha tenuto, nella Sala del Mappamondo di Montecitorio, una affollatissima conferenza sul futuro dell’energia nucleare. L’iniziativa della Fondazione La Malfa fa parte di un ciclo di Lezioni intitolato a Felice Ippolito che fu il pioniere dello sviluppo in Italia dell’energia nucleare. Il professor Garwin ha sottolineato, con ricchezza di dati, che i costi cui è giunto il petrolio e la necessità di limitare il danno che bruciare gli idrocarburi fa all’ambiente, rendono indispensabile un’utilizzazione più ampia della fonte nucleare nella produzione di energia elettrica.  Io stesso, nel presentare l’iniziativa, ho sottolineato che per l’Italia, che soffre di una dipendenza energetica devastante, il ritorno al nucleare è una via obbligata.

Sempre ieri, per una singolare coincidenza, nel discorso di insediamento alla Presidenza della Confindustria, Emma Marcegaglia ha invocato il ritorno al nucleare. Il ministro Scajola, a nome del Governo, si è detto non solo d’accordo, ma ha indicato che la costruzione di nuove centrali nucleari avrà inizio entro un quinquennio. Il proposito è condivisibile, ma per procedere lungo questa strada è necessario preparare con molta attenzione il terreno, ricordando che a suo tempo vi fu un referendum che cancellò il programma nucleare. Imboccare una strada diversa è necessario, ma per farlo sono necessari dei passi preliminari ben calibrati.

In questo quadro, avanzo una proposta precisa su come si dovrebbe procedere. Il Governo dovrebbe affidare a una Commissione scientifica di alto livello la preparazione, nel tempo di, diciamo, 6 mesi,  di un Libro Bianco che analizzi: gli scenari energetici del futuro; la situazione, le prospettive e i costi di approvvigionamento delle diverse fonti di energia; le tecnologie più moderne alle quali fare ricorso in campo nucleare; i problemi della sicurezza (non solo ambientale, ma anche rispetto a problemi come il terrorismo); le questioni dello stoccaggio e della gestione dei combustibili nucleari esauriti.

Al termine di questa prima fase, il documento dovrebbe essere presentato e discusso in Parlamento. Dovrebbe essere inoltre sottoposto alle parti sociali. Su di esso dovrebbe essere libera di pronunziarsi qualsiasi associazione che si dichiari interessata al problema. Al termine di questa consultazione strutturata, che dovrebbe avere una durata non superiore a due o tre mesi, il Governo dovrebbe raccogliere le proprie idee, presentare i suoi orientamenti definitivi in un vero e proprio Programma energetico, eventualmente completo delle misure legislative o regolamentari per renderlo operativo.

Questa è la procedura che ritenga debba essere seguita per dare concretezza ai propositi enunciati ieri dal Governo. Essa potrebbe condurre, in un tempo non superiore a un anno, alla definizione di una adeguata politica energetica per il nostro Paese. Così procedendo, si darebbe da un lato al sistema universitario italiano, dall’altro al mondo delle imprese un quadro entro il quale ricostruire una presenza in un settore cruciale come quello dell’energia nucleare dal quale siamo assenti da ormai troppi anni. Il mio augurio è che il Governo possa fare propri questi suggerimenti e assumere le decisioni conseguenti.

da Il Tempo 24 maggio 2008
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