Paolo Savona su "Il mattino": Perché serve un partito del Mezzogiorno

di Paolo Savona - 15/09/2014 - Politica interna
Paolo Savona su "Il mattino": Perché serve un partito del Mezzogiorno

Nell’ultimonumerodell'Economist è stato pubblicato – con un titolo ironico molto british –ungrafico della crescitamonetaria dell’euroareadal2007,datadiinizio della crisi mondiale originata dalla conduzione sconsiderata della finanza americana; in esso si evidenzia che Stati Uniti, Regno Unito e Giappone hanno costantemente pompato moneta nelle loro economie, mentrelaBcedal2012haridotto i suoi interventi in coincidenza della decisione del presidente Draghi di svolgere, dopo tante esitazioni, il ruolo indispensabile per una bancacentrale di«prestatore di ultima istanza», qualsiasi fosse la dimensione dell’intervento necessario.

È noto che, se il mercato crede a queste dichiarazioni, gli interventi necessaripercontrastarelaspeculazione cessano. La caduta della creazione monetaria europea può essere la conseguenza di questobennoto effetto,maaltre cause hannocertamenteconcorso.

Una spiegazione è che Draghi, unavolta cessato di creare basemonetaria attraverso l’acquisto di titoli pubblici, avrebbe dovuto sostituire questi interventi con altri direttamentecollegatiallaripresaproduttiva.

Inveceètornatoall’interpretazioneridottadelsuoStatutolimitandosi a finanziare le banche, invece di passaresubitoalledecisioniannunciate a luglio, ma avviate solo a settembre.

Le banche hanno utilizzato, consenziente la Bce, i minori finanziamenti ricevuti per acquistare titoli di Stato e hanno lesinato, per timori di ulteriori insolvenze, il credito alle imprese, contribuendo ad aggravare gli effetti delle esitazioni dellaBcenelcontrastarelarecessionedeflattiva. Imotiviliconosciamo: invece di considerare prioritario l’obiettivo di sospingere crescita e occupazione, l’Unione europea ha privilegiato la stabilità finanziaria degli Statimembri,imponendovincoli tanto più stringenti quanto più grave era la crisi nazionale. La Bce ha assecondato e tuttora asseconda questa politica suicida.

La recessione produttiva accompagnata da deflazione dei prezzi e aumenti di disoccupazione è una combinazione micidiale per lo sviluppoeconomicoecivile, coneffetti più marcati sulle aree arretrate, come il Mezzogiorno d’Italia. Si può fondatamente sostenere che la Bce ha sbagliato politica a causa delle sueprevisionierratedicrescitadella produzione e dei prezzi e ora deve fronteggiare la situazione con armi spuntate.

In questi casi l’efficacia della politica monetaria a tassi quasi nulli, spesa pubblica in declino e domanda aggregata calante è pressoché nulla. I testi di economia elementare la chiamano «trappola della liquidità» e in essa la Bce è caduta in pieno.

Per quanto riguarda il Mezzogiorno si può quindi concordare con coloro i quali insistono sugli errori di politica economica dell’Ue e puntano molto su modifiche ai vincoli fiscali (la tanto conclamata flessibilità) e su maggiori investimenti pubblici (da affidare alla Banca europea degli investimenti). Queste decisioni sono improcrastinabili per dare fiato all’economia e impedire una caduta ulteriore della crescita reale, dell’occupazione e dei prezzi che complicherebbero ancor più la ricerca di una soluzione. Ammesso che vengano decise (e le reazioni negative ancora prevalgono), non sarebbero però la soluzione del problema, né europeo né meridionale. Il difetto è nell’architettura istituzionale europea che è afflitta da: 1) una banca centrale con poteri limitati rispetto a quelli delle altre principali banche centrali del mondo e, di fatto, poco indipendente sul piano intellettuale e politico dagli organi europei, con un aggravante sul fronte tedesco; 2) una Commissione dipendente dalla volontà molto divergente tra i membri del Consiglio dei Capi di stato e di governo, l’unico abilitato a decidere la politica economica europea; 3) un Parlamento che è un pallido esempio di democrazia rappresentativa; 4) l’assenza di una volontà di procedere alla necessaria unificazione politica. Queste istituzioni hanno mostrato che non possono funzionare, ma non si riesce a trovare un consenso per cambiarle.

Il Mezzogiorno resta schiacciato da questa bardatura istituzionale. I vincoli di bilancio pubblico, aggravati da una loro estensione più rigida a livello locale, unitamente a un credito che non affluisce più alla produzione, hanno precluso la possibilità di attuare un progetto di completamento della sua infrastrutturazione materiale e immateriale e la concessione di una fiscalità di vantaggio che l’aiuti a uscire dallo stato di grave dualismo in cui è ricaduto.
Che il Mezzogiorno abbia i suoi torti è un dato di fatto, ma essi non giustificano che i gruppi dirigenti nazionali ed europei si ritengano assolti dall’attuare politiche di sviluppo economico e civile. Il Sud deve quindi scrollarsi di dosso la bardatura imposta e recuperare fiducia nelle proprie possibilità indipendenti di riscossa.
Abbiamo speso giorni e giorni in lunghe e interminabili discussioni sul tema, senza nulla ottenere.

Credo ormai che sia indispensabile l’avvio di un movimento civile che porti alla nascita di un partito meridionale e meridionalista, non indipendentista, che rivendichi con forza il rispetto dei principi di libertà e di equità del contratto sociale che ci lega all’Italia e all’Europa. Siamo disposti a discuterne seriamente?

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