La ricetta è giusta, ma il governo no

di Giorgio La Malfa - 01/06/2011 - Politica interna
La ricetta è giusta, ma il governo no Le proposte avanzate da Draghi sono tutte molto giuste e condivisibili. Il problema è che un vero rilancio dell’economia avrebbe richiesto l’uso del bisturi, e invece questo governo ha usato l’accetta con tagli indiscriminati che ci hanno gettato in una depressione economica senza precedenti. Intervenire sugli sprechi e attuare misure strutturali avrebbe richiesto un lavoro paziente che avrebbe dovuto cominciare nel 2008 per dare qualche risultato già oggi. Ma la verità è che questo esecutivo si è fatto in quattro solo per trovare soluzioni alla vita privata del presidente del Consiglio, lasciando gli italiani al loro destino attraverso politiche improvvisate e irresponsabili. Il Paese ha finalmente capito che al Cavaliere non interessa nient’altro che se stesso. Ma non si può tacere che questo disastroso quinquennio di legislatura, lascerà al nuovo governo un’eredità spaventosa che costringerà gli italiani a durissimi sacrifici». Le prove tecniche di fine berlusconismo sono un’ottima notizia per Giorgio La Malfa. Ma il deputato del Terzo Polo accoglie l’ultima relazione dell’uscente governatore di Bankitalia, Mario Draghi, con un misto di rammarico e preoccupazione.
I tagli alla cieca azzerano lo sviluppo, spiega Draghi. È la sonora bocciatura diTremonti? I tagli alla spesa erano necessari, ma affinchè risultassero anche utili avrebbero dovuto essere mirati. Naturalmente ciò avrebbe richiesto un diligente lavoro di analisi in grado di sfrondare la spesa sociale dai gravami e di finalizzare i margini recuperati a un piano di sviluppo. La conseguenza è la stagnazione attuale, che per quanto sia drammatica non è ancora giunta alla fase acuta. Che cosa manca per farci gridare al capolavoro? Manca tutto il tempo sprecato da questo governo a negare la crisi, a fabbricare leggi ad personam e a inneggiare al popolo sovrano che invece è stato l’ultimo dei pensieri di questa maggioranza. Se questo governo  riuscirà a trascinarsi fino alla fine della legislatura, nel 2014 scatterà il piano di rientro imposto dall’Europa: tagli immediati senza se e senza ma. E allora saranno dolori, per chi dovrà sanare questo disastro. Se non sono capaci nemmeno di capire perché hanno perso queste elezioni, come possiamo sperare che si rendano conto di aver affossato il Paese? Chi avrà il coraggio di dire al capo di dimettersi e andare a casa, se molti di loro sanno che senza Berlusconi un partito che non è mai esistito smetterà di esserci anche nella forma? Draghi sostiene che per rilanciare i consumi, bisogna rilanciare il mercato del lavoro. In particolare per giovani e donne. Gli interventi legislativi sul mercato del lavoro non sono mai stati molto efficaci. Servono piuttosto operazioni macroeconomiche, e cioè investimenti in grado di sostenere la domanda aggregata. E il governatore parla anche di aliquote più basse e lotta all’evasione fiscale più efficace. È soltanto grazie alla riduzione delle aliquote che l’evasione fiscale può diminuire. Al contrario, ipotizzare che un maggior gettito possa tradursi in tasse più basse non è molto credibile. Per abbassare le aliquote occorre tagliare la spesa in modo mirato. Draghi valuta le mancate riforme dell’istruzione e della giustizia civile in due punti di pil. Sono stime attendibili. E inoltre va considerato il discredito lanciato sul sistema Italia dalle tragicomiche sortite del premier e dei suoi festini bizzarri. Gli investitori stranieri hanno bisogno di sapere che i loro soldi finiscono in un Paese serio e stimabile. Senza contare quante risorse potrebbero essere recuperate da un’offerta turistica all’altezza delle bellezze della Penisola. Le recenti aggressioni ai turisti, i disservizi e le speculazioni allontanano i visitatori.
Quale Paese lasceremo ai nostri figli?”, si è chiesto  Mario Draghi. Ha fatto una  domanda, diamoci una risposta.

È una domanda che richiederebbe lunghe riflessioni e giudizi drammatici. Ma la vera questione è: chi sarà in grado di applicare la ricetta di Draghi? Questo governo è fuori tempo massimo e sa bene che nel 2013  perderà le  prossime elezioni. Sa che non ha il tempo e forse nemmeno i numeri per varare le riforme, ma allo stesso tempo farà di tutto per non passare la mano.
Lasciare ogni speranza da parte per iprossimi due anni?
Occorrerebbe un gesto di amore verso il Paeseda parte della Lega, e dei veri responsabili  che militano nelle fila del Pdl: staccare la spina e approntare un piano di emergenza che tenti di mettere in salvo il Paese.  Sarebbe tempo prezioso per cominciare finalmente a fare sul serio, per studiare le carte e rilanciare il Paese sulla base di misure che hanno premiato tutto il resto d’Europa, tranne noi. Nel momento in cui molti Paesi cominciano a uscire dalla crisi, l’Italia non l’ha ancora affrontata.

intervista di Francesco Lo Dico da Liberal del primo giugno 2011

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