Savona su Milano Finanza: "Basta con questa schiavitù"

di Paolo Savona - 24/02/2014 - Politica interna
Savona su Milano Finanza: "Basta con questa schiavitù"

«Quando si affronta una nuova avventura bisogna essere sempre ottimisti. La crisi ha camminato troppo in profondità in questi anni ed è stata governata male sia a livello nazionale, sia in Europa». Così l'economista Paolo Savona, che insieme a Guido Salerno Aletta e Andrea Monorchio, ha elaborato la manovra Tagliadebito shock da 1.000 miliardi lanciata da L'Italia c'è e MF-Milano Finanza, accoglie il nuovo premier, Matteo Renzi, e la sua squadra di governo.

Domanda. Professor Savona, dal punto di vista della situazione economica del Paese, possiamo parlare dell'inizio di una svolta o comunque di una ripresa?

Risposta. È eccessivo parlare di svolta perché non abbiamo risolto alcuni problemi di fondo, come ad esempio la riattivazione della domanda. Il gruppo di economisti costituitosi presso Milano Finanza ha voluto testimoniare che l'Italia c'è e non solo in questo gruppo. Anche all'esterno ci sono persone in grado di affrontare la situazione. Io spero vivamente che una di queste persone sia Renzi.

D. Finora si è parlato molto di quello che andrebbe fatto e mai di quello che non andrebbe fatto. Quali sono gli errori da evitare?

R. Bisogna stabilizzare la pressione fiscale senza incrementare la distribuzione né del reddito né della ricchezza. In Italia abbiamo bisogno di un lungo periodo, almeno tre anni, di stabilità tributaria: bisogna riscrivere le leggi e riordinarle. È un compito difficile ma va fatto. Tra le cose da fare c'è senz'altro un rilancio delle costruzioni e dell'edilizia perché, se guardiamo la storia dello sviluppo economico italiano, in Italia abbiamo due motori: le esportazioni e l'edilizia. Se mettiamo su un grafico la spinta che ha ricevuto l'economia negli ultimi dieci anni, ma anche prima, possiamo constatare quanto l'edilizia abbia avuto un ruolo prevalente rispetto all'esportazione. D'altronde, gli stessi Stati Uniti, per rilanciare l'economia hanno cominciato dall'edilizia: la banca centrale americana ha acquistato direttamente le cartelle fondiarie e l'oro e ha rilanciato l'edilizia in un momento in cui il comparto era precipitato per via della crisi finanziaria e dei crediti subprime. Quindi ci sono alcune cose da fare e possono essere fatte con le risorse attualmente disponibili in l'Italia.

D. Quali le misure per rilanciare le costruzioni?

R. Il nuovo governo dovrebbe raggiungere un accordo con la Bce affinché questa si comporti come la Fed. Ovvero immetta la propria liquidità direttamente nel settore produttivo attraverso tecniche ben conosciute e sperimentate come l'acquisto delle cartelle fondiarie. Oggi lo spread cala, ma sono sempre operazioni di finanza su finanza e non toccano l'economia reale. Bisogna utilizzare questa finanza per lo sviluppo: creare occupazione vuol dire creare domanda che è esattamente quello che manca in questo Paese. Anche perché l'offerta è disponibile sia nel settore delle costruzioni che nel settore industriale. Le esportazioni stanno andando benino ma non riescono a tirare anche perché ci troviamo in una situazione mondiale in cui i Paesi emergenti, che hanno rappresentato uno sbocco per noi, stanno decelerando. Gli stessi Usa comprano meno all'estero: avevano un disavanzo che all'inizio della crisi era al di sopra di 600 miliardi di dollari, adesso sono scesi a 300. Il gruppo di economisti di L'Italia c'è insiste per evitare che la speculazione internazionale ci attacchi quando decide che non le va come l'Italia si comporta. Ecco perché dobbiamo ridurre il rapporto debito-pil e mobilitare il patrimonio pubblico per raggiungere lo scopo.

D. Che fare per abbattere il debito pubblico e allo stesso tempo offrire una proposta appetibile ai detentori di titoli di debito italiani?

R. Bisogna prendere il patrimonio pubblico e ottenere il consenso dei comuni e delle regioni, metterlo in un unico punto del sistema e offrirlo a garanzia in contropartita dei titoli rappresentativi a chi paga con titoli del debito pubblico. Un'operazione puramente finanziaria che ti riduce il debito pubblico. Bisogna poi gestire questa operazione. Insomma, il Paese, avendo esagerato in passato nell'emissione dei titoli di debito pubblico, deve mettere a disposizione il proprio patrimonio, altrimenti non ne usciamo e siamo vulnerabili.

D. Secondo lei, Renzi prenderà in considerazione la proposta Mille miliardi per l'Italia de L'Italia c'è?

R. Credo che sia già nelle sue mani perché è attento alle proposte che circolano. La nostra dice chiaramente di iniziare con un obiettivo di 1.000 miliardi e credo ci sia nel nostro Paese complessivamente un patrimonio pubblico che arrivi a quella dimensione. Il primo passo è ridurre il debito pubblico di 200 miliardi. Abbattendo il debito pubblico si manderebbe un messaggio inequivocabile al mercato: l'Italia si sta operando per sottrarsi a un ricatto internazionale costante. Io stesso nel '93, quando ho fatto parte del governo Ciampi, ho dovuto affrontare questo problema. Già 20 anni fa uno dei problemi era il debito pubblico, e l'attacco speculativo addirittura arrivò a spread molto più elevati rispetto ai massimi degli ultimi anni. Adesso bisogna convincere i mercati internazionali che noi onoreremo il debito e che abbiamo avviato una procedura per farlo nel giro di una legislatura.

D. Quali sono quindi i tre punti principali del nuovo programma?

R. Affrontare il debito pubblico, rilanciare le costruzioni, stabilizzare il fisco, meglio ancora se riusciamo a ridurlo.

D. Proviamo a entrare più in dettaglio sul fisco.

R. Devo dire che gli appetiti sulla piccola ricchezza dei privati non si sono ancora sopiti. I programmi che prevedono l'aumento delle rendite finanziarie, l'aumento della percentuale di trattenute annuali sulla ricchezza finanziaria, l'aumento delle varie tassazioni locali, sono campati per aria. Si fa riferimento a prezzi e valori che non corrispondono più alla realtà. Queste programmazioni hanno spaventato tutti, in particolare il ceto medio che era riuscito a emergere da questa situazione. Il discorso della stabilizzazione fiscale, soprattutto nel campo delle grandi opere pubbliche e dell'edilizia privata, ha talmente scoraggiato e spaventato che la gente si tiene lontana e a qualsiasi costo, dall'acquisto di abitazioni. È quindi preferibile stabilizzare il fisco per un certo periodo. Solo così la gente sarà in grado di fare i calcoli di quanto può spendere, ritornerà sul mercato del consumo e lentamente registreremo una ripresa.

D. Renzi non sembra intenzionato a introdurre la patrimoniale. Si sente rassicurato dalle sue parole?

R. Lo prendo sulla parola ma le pressioni sono tante. Mi spiace che la proposta della patrimoniale provenga da persone che non hanno più capitale in Italia. La tassa sulla ricchezza è una tassa che grava prevalentemente sul ceto medio: chi ha due case viene considerato ricco ma non è così. Ma il vero problema è il Fiscal compact, lo strumento principale del sottosviluppo: Renzi deve porre termine a questo strumento se vuole acquisire consenso.

D. Crede davvero nella svolta dei quarantenni?

R. Chi è più giovane ha più energie. Ma l'idea che giovane sia sempre bello è una grande balla. Le persone con i capelli bianchi come me, hanno ancora un ruolo da svolgere e possono mettersi a disposizione del Paese. Per quale motivo il giovane dovrebbe essere più importante del vecchio? Ci sono anziani pieni di energia che possono continuare a fare il loro dovere e, in genere, non avendo l'ambizione tipicamente giovanile di fare carriera e di arricchirsi, probabilmente sono in grado di dare una prestazione sociale assoluta.

D. Su quale appoggio può contare Renzi a livello nazionale, europeo e internazionale?

R. All'interno, se governa bene, Renzi potrà contare su tutti. Il Paese sta aspettando solo di affrontare i problemi senza nessuna interpretazione ideologica. Oggi, purtroppo, nel campo dell'edilizia e nei confronti della ricchezza c'è ancora una prevenzione ideologica. A livello internazionale, salvo l'interesse ad acquistare le parti migliori della nostra industria, a tutti conviene che l'Italia esca dalla crisi. Se riusciremo a dimostrare che siamo in grado di affrontare noi stessi questa situazione, avremo il consenso dal resto del mondo e in particolare dall'Europa. Se l'Europa vuole rimanere in piedi e se l'euro vuole ridiventare la moneta del nostro sviluppo e non la moneta dei nostri vincoli, c'è bisogno di un’Italia forte e stabile.

di Marina Valerio

Class Cnbc

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