Serve un leader subito

di Giorgio La Malfa - 22/04/2011 - Politica interna
Serve un leader subito

Sarebbe una grave ingenuità ritenere che i toni sempre piu aspri degli attacchi che Berlusconi rivolge in questi giorni in varie direzioni, dalla magistratura alla scuola pubblica, siano segni di nervosismo o di debolezza se non veri e propri errori di un leader al tramonto. Significherebbe non capire che si tratta di una strategia consapevole e di una trappola tesa all’opposizione.

Che il Presidente del Consiglio abbia molte buone ragioni per non essere tranquillo è evidente. Certamente in prima fila fra le sue preoccupazioni vi sono il processo Mills e il processo Ruby l’uno perché potrebbe concludersi rapidamente, l’altro perché il suo avvio lo metterebbe in assoluto imbarazzo in Italia e nel mondo. Dunque vanno fermati a tutti i costi. Vi sono poi i sondaggi, di cui egli stesso ha parlato, che vedono la sua coalizione poco sopra il 40 % dei voti e dunque sostanzialmente battibile nelle prossime elezioni, specialmente se il polo di centro si consolidasse. Berlusconi percepisce infine che ormai, anche fra i suoi, corrono molti dubbi sulla sua tenuta e sulla sua lucidità.

Ma quelle di questi giorni non sono parole incontrollate. Sono parte di uno schema che Berlusconi ha utilizzato, con successo, in molte altre circostanze – una specie di deja vu. L’idea è di occupare di forza il centro della scena costringendo le opposizioni a parlare solo di lui e non di altro. Riuscendoci, egli ottiene di colpo due risultati preziosi in uno.

Il primo è di distogliere l’attenzione da ogni altra questione specifica sul tappeto. Per esempio, venuto meno il Lodo Alfano, per sterilizzare i suoi processi servono vari provvedimenti di legge: la prescrizione breve, la possibilità di allungare a dismisura la durata dei dibattimenti e, per il caso Ruby, una leggina che renda obbligatorio il rinvio di un processo se è aperto un conflitto di attribuzione fra le istituzioni dello Stato. Settimane e settimane di scontri in Parlamento su questi problemi non potrebbero non fargli perdere voti e consensi. Se invece parte una rissa su una delle sue affermazioni, le cronache parlamentari scivolano nelle pagine interne dei giornali e la maggioranza può votare i provvedimenti richiesti fuori dalle luci della ribalta.

Ma vi è anche un altro risultato. Berlusconi difficilmente attacca una singola persona: in genere attacca qualche istituzione. Le reazioni però non possono che rivolgersi verso di lui. Questo gli consente di apparire come vittima di un’aggressione personale - vittima di una opposizione che non pensa ad altro che ad attaccarlo. Tutti contro lui solo, come si sforza di apparire. Questo rimotiva il suo elettorato, oggi piuttosto scoraggiato, lo ricompatta e lo rende più militante.

Dunque Berlusconi va all’attacco con un obiettivo preciso. Esserne consapevoli non vuol dire che sia facile trovare la reazione giusta. Se l’opposizione non rispondesse agli attacchi contro la magistratura o non difendensse la scuola pubblica, potrebbe apparire connivente. Lo stesso, se cercasse di minimizzare o di ironizzare. Forse la cosa migliore sarebbe concordare una dichiarazione standard, quasi un ritornello, che contenga la premessa: “Sappiamo che l’obiettivo di queste parole è di distogliere l’attenzione da… e cercare di passare per vittima di…”. Se tutti si attenessero a questo schema, si vanificherebbe in larga parte l’effetto della strategia di Berlusconi. Naturalmente per tenere questo atteggiamento, l’ opposizione dovrebbe essere molto sicura di se, decisa a non cadere nelle provocazioni, ferma nella richiesta che si vada a votare al piu presto e preparata, anche sul piano programmatico, ad affrontare questa evenienza. Ancora meglio se fosse stato già identificato e concordato il nome di chi guiderà il centrosinistra nelle prossime elezioni. Perché in questo caso Berlusconi se la dovrebbe vedere con un interlocutore unico. Perch´non pensarci subito?

da L'espresso del 22 aprile 2011

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