Lucio Villari su La Repubblica del 26 Aprile 2014: Grande guerra il mal sottile dell'Europa

Lucio Villari su La Repubblica del 26 Aprile 2014: Grande guerra il mal sottile dell'Europa

La trasformazione della società dopo il primo conflitto mondiale secondo la Fondazione Ugo La Malfa

L'EUROPA è in questi giorni costretta a riflettere non soltanto sulla instabilità delle economie nazionali e sull'irruzione di altrettante instabilità delle relazioni politiche tra i vari Stati, ma anche sul suo passato. Anzi su quelle pagine della sua storia che l'hanno portata a dividersi, a lottarsi e rischiare la sua stessa sopravvivenza. Sono pagine inesorabili che rimandano al tempo della Prima guerra mondiale.
E ripensare a quella guerra, a cominciare dall'"ultima sua estate", quella del 1914, non è facile. Cento anni non bastano per dimenticare gli errori fatali compiuti dalle classi politiche e dalle caste militari di tutti i paesi d'Europa che si gettarono a capofitto e con grande incoscienza in una «inutile strage» (così la definirà un papa che la Chiesa ha spesso dimenticato, Benedetto XV) che provocò venti milioni di morti, gettando le premesse della guerra successiva. La parola spetta soprattutto agli storici e infatti, in tutta Europa essi sono al lavoro, con il sostegno finanziario e politico dei governi, per rimeditare, spiegare, interpretare e raccontare quella guerra.

Tra i tanti programmi, naturalmente, vi sono libri, saggi, testimonianze inedite, diari, documenti. La lista è ora arricchita, tra l'altro, da un volume degli Annali della Fondazione Ugo La Malfa dedicata a La società italiana e la Grande Guerra .
Si tratta di diciassette ampi saggi di vari autori che, coordinati da Giovanna Procacci, interrogano appunto la società italiana di quel tempo di guerra. Una guerra combattuta in una parte piccola del nostro paese, il nordest, ma vissuta in tutte le sue strutture civili, economiche, istituzionali e culturali con ricadute che dureranno a lungo come una sorta di mal sottile della nazione e anche come una rivelazione a se stessa.

Gli autori dei saggi si muovono dentro quattro temi puntuali e ben scelti: Le culture, Il fronte , Il fronte interno , Le rappresentazioni .
Quest'ultimo tema mi pare possa essere indicato per primo. Il perché è nelle parole di Robert Musil del 1916 riportate in epigrafe nel saggio di Luigi Tomassini: «Le immagini conserveranno per sempre, a tutti i combattenti di questa guerra, l'eccezionalità del presente».
In altre parole proprio le fotografie e i documentari cinematografici sono il documento forse più "vero" e meno manipolabile dalle ideologie e dalle interpretazioni soggettive di una guerra spietata. E appunto con un occhio "fotografico" si debbono leggere gli altri saggi degli Annali che indagano la realtà di una guerra che vide mobilitati cinque milioni di giovani italiani e la morte di 680.000 di essi nelle trincee del Carso, nelle battaglie dell'Isonzo, nelle cime dei ghiacciai, nelle vallate del Piave.

Le intenzioni di questa ricerca storica sono di aprire un ventaglio di letture che partono dalla constatazione che «la guerra diede il via a processi non mai sperimentati in precedenza» compresi inediti modelli di vita economico-sociali, potenziamento dello Stato, ma anche forte ideologizzazione di un conflitto le cui ragioni culturali e addirittura spirituali entrarono nello scontro tra coloro che non volevano la guerra (ed erano agli inizi la maggioranza) e la esaltazione culturale di essa.

Da questa esaltazione furono attratti anche intellettuali democratici come se l'oggetto della guerra fosse la difesa della libertà dalla «barbarie » e «l'ultimo rifugio dello spirito di umanità» e l'irredentismo fosse la ragione ultima e il compimento del nostro Risorgimento nazionale. Ne parlano Emilio Gentile e Bruna Bianchi.
Da qui l'inevitabile intrico di fronte di combattimento e di fronte interno, di soldati e di civili istruiti alla scoperta della violenza (da sottolineare i saggi di Nicola Labanca e Daniele Ceschin) e l'emergere della politica e della ragione esistenziale delle classi lavoratrici (ne parla Matteo Ermacora) nella vita delle città (efficaci le pagine di Alessandra Staderini) fino alle malattie di guerra, alla follia dei sopravvissuti, alle farneticazioni e semplificazioni della propaganda e della censura (a quest'ultima forma di violenza sulla verità avrei dato più spazio). Insomma, un quadro molto articolato che gli Annali lasciano alla meditazione, sine ira et studio, di quanti vogliono finalmente conoscere e non più celebrare la Grande Guerra.

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